VIETATE LE CONVENZIONI PER IL NON RISPETTO DEL PATTO DI STABILITA’ – DELIBERA CORTE DEI CONTI EMILIA ROMAGNA N. 2/2016

Parere Provincia di Parma: il divieto di assunzione di personale previsto dal legislatore a carico degli enti che non abbiano rispettato il patto di stabilità interno è inderogabile. Pertanto, in caso di violazione non è possibile attivare una convenzione per avvalersi, a tempo parziale, di personale di altro ente.

Link al documento: https://servizi.corteconti.it/bdcaccessibile/ricercaInternet/doDettaglio.do?id=126-12/01/2016-SRCERO

INCREMENTO DEL FONDO E RISPETTO PATTO DI STABILITA’ – CORTE DEI CONTI LOMBARDIA DELIBERAZIONE N. 250/2013/PAR

incentivi-economici-agli-studenti-per-miglior-L-fjeiOn

L’art. 40 c. 3 quinquies del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165, introdotto dall’art. 54 del d.lgs. 27 ottobre 2009, n. 150, dispone che “gli enti locali possono destinare risorse aggiuntive alla contrattazione integrativa nei limiti stabiliti dalla contrattazione nazionale e nei limiti dei parametri di virtuosità fissati per la spesa di personale dalle vigenti disposizioni, in ogni caso nel rispetto del vincoli di bilanciò e del patto. di stabilità e di analoghi strumenti del contenimento della spesa”.
La Sezione (deliberazione dell’11 maggio 2010, n. 596) ha già avuto modo di precisare come, tra le conseguenze del mancato rispetto dei vincoli dettati dal patto di stabilità interno, particolare rilievo assuma la previsione dell’art. 40, comma 3 quinquies del d.lgs 150/2001,
che subordina al rispetto dei vincoli di finanza pubblica le possibilità concrete di integrare le risorse finanziarie destinate alla contrattazione decentrata, nel cui ambito operativo si ha già avuto modo di ricomprendere quelle risorse contenute nel fondo di cui al’art 15, comma 5, del c.c.n.l. del 1 aprile 1999.
Tale norma in effetti consente che, in caso di attivazione di nuovi servizi o di processi di riorganizzazione di quelli esistenti, ai quali sia correlato un aumento delle prestazioni del personale in servizio cui non possa farsi fronte attraverso la razionalizzazione delle strutture e
le risorse finanziarie disponibili o che comunque comportino un incremento delle dotazioni organiche, gli enti possano valutare anche l’entità delle risorse necessarie per sostenere i maggiori oneri del trattamento economico accessorio del personale da impiegare nelle nuove attività e ne individuano la relativa copertura nell’ambito delle capacità di bilancio.
Ma ad analoghe conclusioni non può non pervenirsi con riferimento alla previsione dell’art. 15, comma 2, del riferito c.c.n.l., secondo cui, in sede di contrattazione decentrata integrativa, ove nel bilancio dell’ente sussista la relativa capacità di spesa, le parti verificano l’eventualità dell’integrazione, a decorrere dal 1 aprile 1999, delle risorse economiche di cui al comma 1, sino ad un importo massimo corrispondente all’1,2 % su base annua, del monte salari dell’anno 1997, esclusa la quota relativa alla dirigenza.
Venendo alle conseguenze sulla contrattazione decentrata del mancato rispetto dei vincoli derivanti dal patto di stabilità interno, deve dirsi che anche tale aspetto è stato già scrutinato dalla Sezione (deliberazione del 4 ottobre 2012, n. 422).
Il punto essenziale è sostanzialmente quello di comprendere se l’art. 40 debba essere interpretato come riferito alla rendicontazione dei risultati dell’anno precedente; ovvero con valenza anche in chiave di programmazione finanziaria (bilancio di previsione e relativi
assestamenti).
La Sezione, nella menzionata deliberazione, ha precisato che “per quanto la norma – a prima lettura – sembri condizionare la facoltà di incremento delle risorse per la contrattazione decentrata alla sola retrospettiva osservanza del Patto di stabilità e della relativa disciplina
vincolistica (avendo come riferimento il trascorso esercizio finanziario ed il suo rendiconto), la costante giurisprudenza della Corte dei Conti (Sez. Veneto delibera n. 37/2010/PAR; Sez. Lombardia delibera n. 972/2010/PAR; da ultimo, Sezione Piemonte delibera n.  9/2012/PAR e Sezione Lombardia delibera n. 368/2012/PRSE) ha evidenziato che gli enti pubblici locali, nella deliberazione e successiva erogazione delle risorse integrative aggiuntive, sono tenuti “in ogni caso” a rispettare gli obiettivi posti dal Patto di stabilità interno e le norme vigenti che
impongono il contenimento delle spese di personale, quindi anche in sede previsionale. Del resto, tali vincoli sono dettati a tutela dell’unità economica della Repubblica e per il concorso degli enti alla realizzazione degli obiettivi di finanza pubblica; pertanto costituiscono principi fondamentali di coordinamento della finanza pubblica ai sensi degli artt. 117, terzo comma, e 119, secondo comma, della Costituzione (cfr. art. 1 comma 676 L. 296/2006, art. 77-bis D.L. n. 112/2008 conv. in L. n. 133/2008)”.
A riprova di ciò, si ha avuto modo di osservare che in caso di superamento dei vincoli finanziari posti alla contrattazione, accertato dalle Sezioni regionali di controllo della Corte, la legge pone l’obbligo di recupero nell’ambito della sessione negoziale successiva e che, nei casi
di violazione dei vincoli e dei limiti di legge, le clausole contrattuali sono nulle, non possono essere applicate e sono sostituite (art. 40, comma 3 quinquies d.lgs 165/01). Lo sforamento dei vincoli di spesa e la violazione delle regole del Patto, pertanto, costituiscono eventi
impeditivi non derogabili all’erogazione di risorse decentrate, anche se a suo tempo deliberate ed impegnate.
Arrivando, in sintesi, agli interrogativi posti dall’Ente, quindi, ferma restando l’astratta ricomprensione delle risorse de quibus tra quelle subordinate al rispetto dei vincoli di finanza pubblica, deve ribadirsi che gli enti locali, nella deliberazione e successiva erogazione delle
risorse integrative aggiuntive, in osservanza di un principio di prudenza, corollario di quello più generale di sana gestione finanziaria, sono comunque tenuti a rispettare gli obiettivi posti dal Patto di stabilità interno e le norme vigenti che impongono il contenimento delle spese di personale anche con rifermento all’esercizio finanziario venturo o in corso (nel caso di specie: il 2012) attraverso lo strumento del bilancio di previsione e i relativi assestamenti.
In forza dei richiamati principi e in coerenza, altresì, con i vincoli del quadro normativo, le possibilità concrete di integrare le risorse finanziarie destinate alla contrattazione decentrata integrativa andranno poi subordinate al rispetto del Patto di stabilità e dei vincoli
finanziari sia nell’anno precedente che in quello di destinazione di tali risorse. Ferma restando, quindi, l’obbligo di recupero delle somme eventualmente versate nella sessione negoziale successiva (nel caso di specie: il 2013), l’ente interessato potrà integrare le risorse destinate alla contrattazione decentrata dopo aver accertato l’effettivo rispetto dei vincoli finanziari (nel caso di specie: non prima del 2014).

 

ASSUNZIONI OBBLIGATORIE – CORTE DEI CONTI VENETO DELIBERAZIONE 143/2013/PAR

sport-disabili

La Sezione è chiamata a stabilire se sia possibile per l’ente locale non conteggiare, nell’ambito della spesa del personale, ai fini del rispetto dei limiti previsti dall’art. 1, comma 557, della legge 296/2006, le assunzioni effettuate per personale appartenente alle c.d. “categorie protette”, di cui alla legge 68/1999, sebbene non ricorra l’ipotesi di assunzione obbligatoria, in quanto la dotazione di personale risulta inferiore a 15 unità.

A questo proposito, la Sezione rileva preliminarmente che l’assunzione di lavoratori, appartenenti alle categorie protette da parte dei datori di lavoro, sia pubblici sia privati, è disciplinata dalla sopra citata legge 68/1999, recante “Norme per il diritto al lavoro dei disabili”. Tale legge, dopo aver definito la categoria delle persone disabili che hanno diritto ad ottenere un posto di lavoro (art. 1), individua, in termini percentuali o assoluti – a seconda del numero delle unità lavorative dell’ente che procede all’assunzione – il numero (cd. quota di riserva) di dipendenti appartenenti alla predetta categoria che devono essere assunti, in via obbligatoria, da parte dei datori di lavoro pubblici o privati (art. 3). Tale obbligo non sussiste nel caso in cui il numero delle unità lavorative sia inferiore a quindici.

Con specifico riferimento alle assunzioni obbligatorie da parte delle Pubbliche Amministrazioni, l’articolo 35, comma 2, d.lgs. 30 marzo 2001, n. 165 prevede le modalità attraverso le quali avvengono le assunzioni obbligatorie (chiamata numerica alle liste di collocamento, previa verifica della compatibilità della invalidità con le mansioni da svolgere). Tale disciplina è applicabile anche gli enti locali in virtù dell’articolo 88, comma 1, Tuel che estende al personale dei predetti enti le disposizioni del d.lgs. 165/2001.

Per costante interpretazione della giurisprudenza consultiva della Corte (vedi deliberazioni di questa Sezione n. 94/2007 e 287/2011/PAR, ma anche da ultimo Sezione Emilia Romagna, deliberazione n. 60/2013), suffragata anche da circolari e note ministeriali (vedi MEF, Ragioneria Generale dello Stato, circolare n. 9/2006, Dipartimento della Funzione pubblica, circolare n. 6/2009 e nota n. 11786 del 22 febbraio 2011), le spese sostenute dall’ente locale per il personale appartenente alle c.d. “categorie protette” vanno escluse dal computo della spesa di personale, ai fini del rispetto dei limiti imposti dalla normativa in vigore.

Tuttavia, è stato sempre ribadito e precisato che tale esclusione opera esclusivamente nei confronti del personale appartenente alle categorie protette rientranti nell’obbligo assunzionale, cioè solo in riferimento al personale assunto nell’ambito della percentuale d’obbligo o quota di riserva, stabilita dal legislatore in funzione del numero dei dipendenti dell’ente procedente. La ratio di tale esclusione dal computo della spesa di personale, deve ravvisarsi nell’obbligatorietà di tali assunzioni, che non lasica margini di discrezionalità al datore di lavoro.

A questo riguardo giova ricordare che la mancata copertura della quota d’obbligo riservata alle categorie protette, è espressamente sanzionata sul piano penale, amministrativo e disciplinare, secondo quanto previsto dall’art. 15, comma 3, della legge 68/1999.

Risulta evidente, pertanto, che l’assunzione di personale appartenente alle categorie protette effettuata in eccedenza alla quota di riserva o in assenza dello specifico obbligo previsto dal legislatore, rientra nel computo delle spese di personale, rilevante ai fini del rispetto dei vincoli di finanza pubblica, ed in particolare di quelli di cui all’art. 1, commi 557 e ss , della legge 27 dicembre 2006, n. 296.