Graduatorie online, sanzionata la Fondazione Rome Technopole. Pubblicati dati personali di 480 studenti vincitori di un bando per borse di studio – Garante della Privacy Provvedimento del 23 settembre

Graduatorie online, sanzionata la Fondazione Rome Technopole. Pubblicati dati personali di 480 studenti vincitori di un bando per borse di studio - Garante della Privacy Provvedimento del 23 settembre

Con provvedimento n.634 del 23 settembre 2026, il Garante Privacy ha inflitto una sanzione di 8mila euro alla Fondazione Rome Technopole per aver pubblicato online informazioni personali relative a 480 vincitori di un bando per l’assegnazione di borse di studio destinate a laureati di primo livello.

L’Autorità è intervenuta a seguito del reclamo presentato da uno degli studenti coinvolti, che aveva segnalato la presenza, nel file Excel delle graduatorie pubblicato sul sito della Fondazione, di numerosi dati personali. Nel documento erano infatti presenti informazioni quali indirizzo di residenza, codice fiscale, data di nascita, email, estremi del documento d’identità, carriera universitaria e coordinate bancarie, compreso l’Iban.

A seguito della richiesta di informazioni dell’Autorità, la Fondazione ha specificato di aver rimosso il file circa dodici ore dopo la pubblicazione, avvenuta per un’errata interpretazione della disciplina in materia di trasparenza amministrativa.

Al riguardo, il Garante ha chiarito che gli obblighi di trasparenza non giustificano la diffusione di tali informazioni accertando la violazione dei principi di liceità e minimizzazione previsti dalla normativa sulla protezione dei dati personali e l’assenza di un’idonea base giuridica per la pubblicazione.

Nel determinare l’importo della sanzione, l’Autorità ha tenuto conto della breve durata della pubblicazione, dell’assenza di precedenti violazioni e della collaborazione della Fondazione.

Link: https://www.gpdp.it/web/guest/home/docweb/-/docweb-display/docweb/10302434

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La Cassazione conferma la correttezza dell’operato del Garante privacy. La Suprema Corte dà ragione all’Autorità sia sui tempi del procedimento, sia nel merito – Garante della Privacy Intervento del 14.09.2026

La Cassazione conferma la correttezza dell'operato del Garante privacy. La Suprema Corte dà ragione all'Autorità sia sui tempi del procedimento, sia nel merito - Garante della Privacy Intervento del 14.09.2026

La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità dell’azione del Garante per la protezione dei dati personali respingendo, con le sentenze nn. 24861/2026 e 22791/2026, i ricorsi proposti avverso le sanzioni amministrative pecuniarie irrogate dall’Autorità – rispettivamente di 20.000 euro alla Società Editoriale Il Fatto S.p.A. e di 2.000 euro a Chiarelettere S.r.l. (oggi incorporata in Garzanti S.r.l.) – per la pubblicazione di un articolo, successivamente ripreso in un libro, contenente informazioni idonee a rendere identificabili i figli di una persona coinvolta in una vicenda giudiziaria.

Sul piano procedurale, la Suprema Corte ha chiarito che il procedimento avviato a seguito di un reclamo e quello volto all’eventuale applicazione di una sanzione amministrativa sono autonomi e distinti. Il termine previsto dall’articolo 143, comma 3, del Codice in materia di protezione dei dati personali per la decisione sul reclamo è posto a tutela del diritto del reclamante a ottenere una risposta in tempi ragionevoli: il suo superamento, pertanto, non determina la decadenza del potere sanzionatorio del Garante, che resta soggetto ai soli termini, previsti dalla legge n. 689 del 1981, per la contestazione della violazione e per la prescrizione quinquennale – termini che, nei casi esaminati, risultavano rispettati.

Anche nel merito i ricorsi sono stati respinti. 

La Cassazione ha condiviso la valutazione già compiuta dai giudici di primo grado (Tribunale di Roma e Tribunale di Milano), secondo cui la pubblicazione dei nomi dei figli, unitamente al titolo di studio e all’attività professionale svolta, ha ecceduto il limite dell’essenzialità dell’informazione rispetto ai fatti di interesse pubblico narrati, trattandosi di soggetti privi di notorietà pubblica e non protagonisti della vicenda giudiziaria oggetto della narrazione.

Le due pronunce ribadiscono un principio cardine dell’attività di vigilanza dell’Autorità: l’interesse pubblico alla conoscenza di una vicenda giudiziaria non giustifica la diffusione di informazioni ulteriori rispetto a quelle effettivamente essenziali per comprenderla, specialmente quando i dati diffusi riguardano soggetti terzi, estranei ai fatti narrati. Il Garante prosegue nella propria attività di bilanciamento tra il diritto di cronaca e di informazione, da un lato, e la tutela della riservatezza delle persone coinvolte, anche indirettamente, in vicende giudiziarie altrui, dall’altro.

Link: https://www.gpdp.it/web/guest/home/docweb/-/docweb-display/docweb/10300581

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