COMPETENZA AL GIUDICE ORDINARIO PER LE DECISIONI SULLO SCORRIMENTO DELLE GRADUATORIE – CORTE DI CASSAZIONE SENTENZA N. 1041/2018

La Corte accoglie il ricorso e dichiara la giurisdizione del giudice ordinario. Cassa la sentenza impugnata e rinvia anche per le spese del giudizio di legittimità alla Corte di Appello di Campobasso in diversa composizione.

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STABILIZZAZIONI DEL PERSONALE PRECARIO – FUNZIONE PUBBLICA CIRCOLARE N. 1/2018

Indirizzi operativi in materia di valorizzazione dell’esperienza professionale del personale con contratto di lavoro flessibile e superamento del precariato.
Registrata dalla Corte dei conti, Reg.ne – Prev. n. 87 del 16 gennaio 2018

Circolare n. 1/2018

Alle  Amministrazioni pubbliche di cui all’articolo 1, comma 2, del decreto legislativo n. 165 del 2001

LORO SEDI

Oggetto: legge di bilancio 2018 -integrazioni alla circolare del 23 novembre 2017, n. 3 “Indirizzi operativi in materia di valorizzazione dell’esperienza professionale del personale con contratto di lavoro flessibile e superamento del precariato”.

1       Premessa
2       Entrata in vigore della legge di bilancio 2018 e integrazioni alla circolare n. 3

1   Premessa.

Con circolare del 23 novembre 2017, n. 3, indirizzata alle pubbliche amministrazioni, sono stati forniti “Indirizzi operativi in materia di valorizzazione dell’esperienza professionale del personale con contratto di lavoro flessibile e superamento del precariato”.

La recente legge 27 dicembre 2017, n. 205, recante “Bilancio di previsione dello Stato per l’anno finanziario 2018 e bilancio pluriennale per il triennio 2018-2020”, ha introdotto misure volte, tra l’altro, a potenziare l’attuazione dell’articolo 20 del citato decreto legislativo n. 75 del 2017.

Per fornire alle amministrazioni pubbliche un sistematico quadro normativo, si ritiene utile richiamare le principali disposizioni dettate in materia dalla legge di bilancio 2018.

2   Legge di bilancio 2018 e integrazioni alla circolare n. 3.

L’art. 1, comma 881, della legge n. 205 del 2017, integra la lettera a) del comma 1 dell’articolo 20 del d.lgs. n. 75 del 2017, aggiungendo che le procedure di superamento del precariato possono interessare, con riferimento alle amministrazioni comunali che esercitino funzioni in forma associata, anche il personale in servizio presso le amministrazioni con servizi associati. Conseguentemente, per la maturazione dei tre anni, si può tenere conto del periodo svolto presso le suddette amministrazioni, come chiarito dalla novella alla lettera c) del comma 1 del medesimo articolo 20.

Resta confermato che il rinvio al servizio prestato alle dipendenze delle amministrazioni di cui alla lettera a), come richiamato dalla lettera c) dell’articolo 20, comma 1, è da intendere in senso ampio ovvero comprensivo delle diverse tipologie di contratto flessibile poste in essere dall’amministrazione, come chiarito al § 3.2.1 della circolare n. 3 del 2017 che valorizza la portata sostanziale della formulazione normativa che, difatti, non circoscrive il servizio prestato alla tipologia del contratto a tempo determinato.

Con riferimento alle risorse aggiuntive utilizzabili per le procedure dell’articolo 20, come da indicazioni contenute al § 3.2.3 della circolare n. 3 del 2017, le risorse del comma 28 dell’articolo 9, del decreto legge n. 78 del 2010 dovranno coprire il trattamento economico del personale assunto a tempo indeterminato. Con riferimento al trattamento economico accessorio le indicazioni contenute nella circolare si intendono modificate nel senso che il trattamento economico accessorio graverà esclusivamente sul fondo calcolato ai sensi della normativa vigente e nel limite previsto dall’articolo 23, comma 2, del d.lgs. 75/2017.

L’art. 1, comma 686, della legge n. 205 del 2017, aggiunge al comma 4 dell’articolo 20 del d.lgs. n. 75 del 2017 un ultimo periodo. Ne deriva che per gli enti territoriali ricompresi nel territorio delle regioni a statuto speciale, che si trovino nelle condizioni di cui all’articolo 259 del testo unico di cui al decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267, la proroga di cui al quarto periodo del comma 4 dell’articolo 20 è subordinata all’assunzione integrale degli oneri a carico della regione ai sensi del comma 10 del citato articolo 259. In tal senso va integrato il richiamo al comma 4 dell’articolo 20 contenuto nel § 3.2.4 della circolare n. 3 del 2017.

Per il personale degli enti pubblici di ricerca, le indicazioni contenute nel § 3.2.7 della circolare n. 3 del 2017, devono tenere conto degli interventi operati dai seguenti commi dell’articolo 1 della legge n. 205 del 2017:

  • comma 668 – che destina, per le finalità dell’articolo 20 del decreto legislativo n. 75 del 2017, risorse aggiuntive per il personale precario degli enti pubblici di ricerca di cui al decreto legislativo 25 novembre 2016, n. 218, con esclusione del Consiglio per la ricerca in agricoltura e l’analisi dell’economia agraria (CREA) e dell’Istituto nazionale per l’analisi delle politiche pubbliche (INAPP), cui si applicano, rispettivamente, i commi 673 e 811. Ai sensi del successivo comma 670, con decreto del Presidente del Consiglio dei ministri, su proposta del Ministro per la semplificazione e la pubblica amministrazione, di concerto con il Ministro dell’economia e delle finanze e con i Ministri vigilanti, da adottare entro sessanta giorni dalla data di entrata in vigore della legge, sono individuati i criteri per l’attribuzione delle predette risorse (13 milioni di euro per l’anno 2018 e 57 milioni di euro annui a decorrere dall’anno 2019) e gli enti pubblici di ricerca beneficiari. Il comma 671 chiarisce che gli enti di ricerca beneficiari del finanziamento destinano alle assunzioni di cui al comma 668 risorse proprie aventi carattere di certezza e stabilità, e comunque nel rispetto dell’articolo 9 del decreto legislativo 25 novembre 2016, n. 218, in misura pari ad almeno il 50 per cento dei finanziamenti ricevuti;
  • comma 669 – che, nell’integrare l’articolo 20, comma 9, del medesimo decreto legislativo n. 75 del 2017, con la previsione secondo cui per gli enti pubblici di ricerca il comma 2 dell’articolo 20 si applica anche ai titolari di assegni di ricerca in possesso dei requisiti ivi previsti, conferma i contenuti della circolare n. 3 del 2017;
  • comma 673 – che destina, per le finalità dell’articolo 20 del decreto legislativo n. 75 del 2017, n. 75, al personale precario del CREA di cui all’articolo 1, comma 381, della legge 23 dicembre 2014, n. 190, risorse finanziarie pari a 10 milioni di euro per l’anno 2018, a 15 milioni di euro per l’anno 2019 e a 20 milioni di euro a decorrere dall’anno 2020;
  • comma 811 – che per le medesime finalità destinata per il personale a tempo determinato dell’INAPP, impiegato in funzioni connesse con l’analisi, il monitoraggio e la valutazione delle politiche pubbliche, 3 milioni di euro per l’anno 2018, 6 milioni di euro per l’anno 2019 e 9 milioni di euro a decorrere dall’anno 2020;
  • comma 674 – che, per le procedure di cui ai commi 668 e 673, consente agli enti di ricerca di cui al decreto legislativo 25 novembre 2016, n. 218, nei limiti delle risorse disponibili a legislazione vigente, di prorogare i contratti di lavoro a tempo determinato e flessibili in essere alla data del 31 dicembre 2017 fino alla conclusione delle procedure di cui all’articolo 20 del decreto legislativo 25 maggio 2017, n. 75.

Per il personale degli enti del SSN è confermata l’indicazione contenuta nel § 3.2.8 della circolare n. 3 del 2017, laddove l’articolo 1, comma 813, della legge n. 205 del 2017 sostituisce all’articolo 20, comma 11, del decreto legislativo n. 75 del 2017, le parole: «tecnico-professionale e infermieristico del Servizio sanitario nazionale» con le seguenti: «, dirigenziale e no, di cui al comma 10».

Per i lavoratori socialmente utili di cui al § 3.2.10 della circolare n. 3 del 2017 si ricordano le previsioni dei commi da 223 a 225 dell’articolo 1 della legge n. 205 del 2017.

Con riferimento, infine, agli incarichi di collaborazione di cui al § 4 della circolare n. 3 del 2017, si richiama lo spostamento temporale al 1° gennaio 2019 dell’applicazione del divieto di cui all’articolo 7, comma 5-bis, del d.lgs. n. 165 del 2001 (articolo 1, comma 1148, lettera h), della legge n. 205 del 2017, che modifica l’articolo 22, comma 8, del decreto legislativo n. 75 del 2017).

Link al documento: http://www.funzionepubblica.gov.it/articolo/dipartimento/22-01-2018/circolare-n1-del-2018

STABILIZZAZIONI PRECARI – NOTA OPERATIVA DELL’ANCI

Prot. n. 2/ VSG/SD/AB/2018
Oggetto: “Misure in materia di valorizzazione dell’esperienza professionale del personale con
contratto di lavoro flessibile e superamento del precariato”
Premessa
Per il prossimo triennio, a decorrere dal 1° gennaio 2018, è possibile attivare le procedure
previste dall’articolo 20 del decreto legislativo n. 75/ 2017, per il reclutamento speciale di
personale con contratto di lavoro flessibile.
L’ANCI Nazionale, al fine di supportare i Comuni nell’attuazione delle norme in materia di
superamento del precariato, anche alla luce delle novità contenute nella legge di bilancio 2018
( legge 27 dicembre 2017 n. 205), ha predisposto la seguente nota di approfondimento tecnico
che, partendo dalla ricostruzione giuridica delle disposizioni in esame, vuole fornire un
orientamento sulle scelte gestionali e organizzative che Amministratori e operatori locali vorranno
compiere.
1. L’articolo 20, D. Lgs. n. 75/2017 e la Circolare n. 3/2017
L’art. 20 del D.Lgs. n. 75/2017 ha introdotto – a decorrere dal 1 gennaio 2018 – alcune misure volte
alla valorizzazione dell’esperienza professionale maturata dal personale impiegato nelle pubbliche
amministrazioni con contratto di lavoro flessibile, alla riduzione del ricorso ai contratti a termine e
al superamento del precariato.
Le nuove disposizioni attuano la delega contenuta nell’art. 11 della legge n. 124/2015, e fanno
seguito all’accordo Governo-Sindacati del 30 novembre 2016.
Su questo provvedimento si è aperto immediatamente un ampio dibattito tecnico: risultano
pertanto importanti le indicazioni contenute nella Circolare n. 3/2017 del Ministro per la
Semplificazione e PA, che hanno il merito di definire il coordinamento delle nuove disposizioni sia
con le altre norme ancora vigenti in materia di reclutamento speciale che con il complessivo
contesto del D. Lgs. n. 165/2001, come ridisegnato dallo stesso D.Lgs. n. 75/2017.
Sotto il primo aspetto va infatti ricordato che sono ancora vigenti e applicabili, fino a tutto il 2018,
le procedure disciplinate dal D.L. n. 101/2013 (stante la proroga inserita dall’articolo 1, comma
426, della legge n. 190/2014) nonché fino al 2020 e con riferimento al personale educativo e
insegnante, i piani straordinari di reclutamento introdotti dal D.L. n. 113/2016 (cfr. art. 1, commi
da 228-bis a 228-quinquies, della legge n. 208/2015). Si richiamano inoltre le procedure di
reclutamento speciale “a regime” disciplinate dall’art. 35, comma 3-bis, del D.Lgs. n. 165/2001. La
Circolare afferma espressamente che sono ammessi a partecipare alle nuove procedure anche
coloro che hanno già partecipato alle procedure speciali bandite in applicazione delle altre
disposizioni di legge, ovviamente se in possesso dei requisiti richiesti.
Sotto il secondo aspetto in un punto fondamentale la Circolare chiarisce che le PPAA possono dare
seguito all’attuazione dell’art. 20 anche nelle more dell’adozione delle linee di indirizzo per la
predisposizione dei piani dei fabbisogni di personale, e del conseguente adeguamento degli attuali
strumenti di programmazione, che rimangono pertanto pienamente validi ed efficaci. Quindi già
dal 1 gennaio 2018.
Il provvedimento di indirizzi operativi del Ministro appare improntato all’esigenza di garantire
l’autonomia degli enti. Fermi gli obblighi fondamentali di trasparenza e pubblicità alle
amministrazioni procedenti spetta infatti:
– decidere, in prima battuta, se fare ricorso o meno alle procedure disciplinate dall’art. 20, e
in caso positivo con quali modalità e tempistiche;
– valutare in che termini coordinare le nuove procedure con quelle eventualmente già
avviate sulla base delle previgenti disposizioni prima richiamate;
– definire le opzioni più funzionali alle proprie esigenze, in relazione alle finalità della norma,
tenuto conto dei propri fabbisogni, capacità e disponibilità finanziarie (ad esempio
prediligendo assunzioni a tempo parziale);
– valutare se ampliare le ordinarie capacità assunzionali da turn-over (risparmi generati dalle
cessazioni intervenute nell’anno precedente, più eventuali residui afferenti ad annualità
pregresse) con il “travaso” di una quota del budget per il lavoro flessibile nella spesa “a
regime” di personale, previa certificazione della sussistenza delle relative risorse da parte
dell’organo di revisione.
2. Le procedure di reclutamento speciale transitorio
Per raggiungere le finalità dichiarate nel provvedimento, si dà facoltà a ciascuna amministrazione
di integrare nel triennio 2018-2020 la propria programmazione dei fabbisogni assunzionali con
l’assunzione a tempo indeterminato, attraverso procedure di reclutamento speciale transitorio,
del personale in possesso dei requisiti specificati dalla norma.
In sintesi: l’art. 20 disciplina al primo comma i casi in cui è possibile procedere all’assunzione a
tempo indeterminato anche senza una nuova specifica procedura selettiva, e al secondo comma i
requisiti che invece consentono l’accesso alle nuove procedure concorsuali riservate. In ogni caso,
anche nell’ipotesi di personale in possesso dei requisiti richiamati al primo comma, l’Ente può
comunque optare per una nuova procedura selettiva. Tale opzione è espressamente ammessa
dalla Circolare n. 3/2017, ove è specificato che in presenza di soli soggetti in possesso dei requisiti
previsti al comma 1 “sarebbe opportuno” il ricorso alle modalità disciplinate dallo stesso comma 1.
Più in particolare, il primo comma, prevede che le amministrazioni possono, in coerenza con il
piano triennale dei fabbisogni, e previa indicazione della relativa copertura finanziaria, assumere a
tempo indeterminato il personale non dirigenziale in possesso dei seguenti requisiti:
a) risultare in servizio successivamente alla data del 28 agosto 2015 (di entrata in vigore della
legge delega, n. 124/2015) con un contratto di lavoro a tempo determinato presso
l’amministrazione che procede all’assunzione;
b) essere stato reclutato a tempo determinato con procedure concorsuali eventualmente
anche espletate da altre amministrazioni;
c) aver maturato al 31 dicembre 2017 alle dipendenze dell’amministrazione che procede
all’assunzione almeno tre anni di servizio, anche non continuativi, negli ultimi otto anni.
La legge di bilancio 2018 (l. n. 205/2017), ha introdotto alcune modifiche al succitato art. 20, al
fine di renderne compatibile l’applicazione nell’ambito dei processi associativi tra Comuni,
chiarendo in particolare come in caso di amministrazioni comunali che esercitino in forma
associata funzioni, il requisito sub a) e il requisito sub c) possono ritenersi integrati e maturati
anche presso le diverse amministrazioni con i servizi associati. La formulazione ampia utilizzata dal
legislatore porta a ritenere che tale possibilità si attuabile nell’ambito di tutte le forme associative
contemplate dal D.Lgs. n. 267/2000 (art. 30 e ss).
Rispetto ai predetti requisiti la Circolare ha chiarito che:
– in relazione al requisito sub a), con contratto a tempo determinato, se pure è vero che lo
stesso è integrato anche nel caso in cui l’interessato sia stato in servizio anche solo un solo
giorno successivamente alla data del 28 agosto 2015, il comma 12 dello stesso art. 20
attribuisce una priorità nell’assunzione del personale in servizio alla data di entrata in
vigore del D.Lgs. n. 75/2017 (22 giugno 2017). Tale criterio priorità prevale rispetto ad
eventuali ulteriori criteri definiti dalle singole amministrazioni per definire l’ordine delle
assunzioni a tempo determinato, ferma in ogni caso la rispondenza dell’assunzione
all’effettivo fabbisogno.
– in relazione al requisito sub b), lo stesso è integrato dall’assunzione a tempo determinato
effettuata attingendo da una graduatoria, eventualmente anche di altro ente, sia a tempo
determinato che indeterminato, riferita sia ad una procedura concorsuale ordinaria (ai
sensi del DPR 487/1997, quindi anche per soli titoli o esami), che speciale;
– rispetto la requisito sub c) negli indirizzi operativi si specifica che gli anni utili da
conteggiare nel triennio ricomprendono tutti i rapporti di lavoro prestato direttamente con
l’amministrazione, anche con diverse tipologie di contratto flessibile, che devono però
riguardare attività riconducibili alla medesima area o categoria professionale che
determina il riferimento per l’inquadramento da operare, senza necessità di vincoli ai fini
dell’unità organizzativa di assegnazione.
Al secondo comma sono invece disciplinati i requisiti che non consentono l’assunzione diretta ma
abilitano per l’accesso alle procedure concorsuali riservate, da attuarsi, ferma la garanzia
dell’adeguato accesso dall’esterno, sempre nel triennio 2018-2020, ovviamente in coerenza con la
pianificazione dei fabbisogni di personale e ferma la compatibilità finanziaria dell’operazione:
a) titolarità di un contratto di lavoro “flessibile” presso l’amministrazione che bandisce il
concorso successivamente al 28 agosto 2015: le tipologie contrattuali interessate non sono
limitate al tempo determinato, ma sono più genericamente le forme di lavoro “flessibile”,
comprese quindi le co.co.co., ma esclusi, per espressa previsione di legge, i contratti di
somministrazione di lavoro;
b) maturazione, al 31 dicembre 2017, di almeno tre anni di contratto, anche non continuativi,
negli ultimi otto anni, presso l’amministrazione che bandisce il concorso. Su questo punto
la Circolare elabora un importante corollario, chiarendo che nel requisito di anzianità è
possibile sommare periodi riferiti a contratti diversi, anche come tipologia di rapporto,
purché riferiti alla medesima attività. Da notare anche che il secondo comma non è stato
innovato con le specifiche misure introdotte dalla legge di bilancio in materia di gestioni
associate, prima illustrato, quindi il requisito dei tre anni di rapporto deve essere stato
maturato nella medesima amministrazione che procede all’assunzione.
Per espressa previsione di legge non contribuisce ad integrare il requisito di anzianità abilitante
per il reclutamento speciale: il servizio prestato nell’ambito di rapporti di lavoro a tempo
determinato concernente incarichi dirigenziali; il servizio prestato negli uffici di diretta
collaborazione degli organi di governo, ai sensi dell’art. 90 TUEL, o quello prestato nell’ambito di
contratti stipulati ai sensi dell’art. 110 TUEL, il servizio prestato in somministrazione.
3. La determinazione delle risorse utilizzabili per il reclutamento speciale
Le speciali procedure volte alla valorizzazione delle professionalità impiegate con forme di lavoro
flessibile e al superamento del precariato devono essere coerenti con la pianificazione dei
fabbisogni di personale: da ciò discende che le stesse trovano la necessaria copertura finanziaria
nella risorse della capacità assunzionale ordinaria di ciascuna amministrazione, al netto di quelle a
garanzia dell’adeguato accesso dall’esterno. Tuttavia, mutuando una soluzione già sperimentata
per il personale educativo dei servizi scolastici degli Enti locali, l’art. 20 prevede la possibilità di
ampliare la facoltà assunzionale e la relativa provvista finanziaria utilizzando, in aggiunta alle
risorse del turn-over ordinario (quota percentuale della spesa del personale cessato nell’anno
precedente, più eventuali “resti assunzionali”) anche le risorse finanziarie previste per il lavoro
flessibile, in attuazione delle misure limitative contenute nell’art. 9, comma 28, del D.L. 78/2010,
nel loro ammontare medio nel triennio 2015-2017.
Tale facoltà è sottoposta ad alcune condizioni:
– gli enti che intendono avvalersi di questa possibilità devono accertare la sostenibilità a
regime della relativa spesa di personale, previa certificazione dell’organo di revisione;
– gli stessi devono poi provvedere alla definitiva riduzione nei propri bilanci del valore di
spesa corrispondente a quello utilizzato per le assunzioni a tempo indeterminato
attraverso le procedure speciali attingendo a questo budget aggiuntivo.
Su questo punto si segnala l’indicazione contenuta nella Circolare n. 3/2017 in merito al fatto che
le risorse aggiuntive in questione di cui all’art. 9, comma 28, del D.L. 78/2010, andranno a coprire
anche il trattamento economico accessorio e conseguentemente, ove necessario, potranno
integrare i relativi fondi oltre il limite previsto dall’art. 23, comma 2, dello stesso D.Lgs. 75/2017.
Un’altra indicazione utile contenuta nella Circolare è che la disciplina delle procedure speciali
volte al superamento del precariato sottende ad un interesse che prevale rispetto alla mobilità
volontaria prevista dall’art. 30 del D.Lgs. n. 165/2001, mentre cede rispetto all’esigenza di
ricollocare il personale in disponibilità, per cui è comunque necessario attivare le procedure di
comunicazione disciplinate dall’art. 34-bis del D.Lgs. n. 165/2001.
4. Il divieto di instaurare nuovi rapporti di lavoro flessibile e le proroghe finalizzate
L’art. 20 prevede al comma 5 che fino al temine delle procedure di reclutamento speciale è fatto
divieto alle amministrazioni interessate di instaurare nuovi rapporti di lavoro flessibile di cui all’art.
9, comma 28, del D.L. 78/2010, per le professionalità interessate dalle medesime procedure. Nella
Circolare n. 3/2017 viene specificata in termini operativi la portata del divieto, chiarendo che lo
stesso deve essere letto in combinato con il successivo comma 8, che consente la proroga dei
rapporti di lavoro flessibile relativi al personale interessato dalle procedure speciali, e fino alla loro
conclusione, anche oltre il termine di 36 mesi, e quindi in deroga alla disciplina del D.Lgs. n.
81/2014.
Il divieto quindi:
– è relativo esclusivamente alle professionalità e alle specifiche posizioni oggetto delle
procedure di reclutamento speciale;
– si applica nel caso o nella misura in cui le risorse dell’art. 9, comma 28, siano state
interamente impegnate nel piano triennale di reclutamento speciale.
In buona sostanza l’obiettivo del divieto è impedire una duplicazione della spesa: se l’ente
pianifica di assumere direttamente o attraverso nuova procedura concorsuale personale in
possesso dei requisiti prevedendo di ampliare il budget assunzionale con le risorse finanziarie del
lavoro flessibile, e a tal fine proroga i contratti di lavoro degli interessati sino alla conclusione delle
procedure, ne discende che le risorse finanziarie necessarie sono indisponibili per nuove
assunzioni con contratto di lavoro flessibile.
Opportunamente, la Circolare chiarisce che il divieto non opera nel caso e nella misura in cui gli
enti mantengano disponibili le risorse definite ai sensi dell’art. 9, comma 28 del D.L. 78/2010, non
pianificandone l’utilizzo per le finalità di superamento del precariato.

Link al documento: http://www.anci.it/Contenuti/Allegati/stabilizzazioni.pdf

LE AMMINISTRAZIONI SONO OBBLIGATE AD ASSUMERE I VINCITORI DI CONCORSO – CORTE DI CASSAZIONE, SENTENZA N. 29916/2017

Link al documento: http://www.italgiure.giustizia.it/xway/application/nif/clean/hc.dll?verbo=attach&db=snciv&id=./20171213/snciv@sU0@a2017@n29916@tS.clean.pdf

STABILIZZAZIONE ED ESTENSIONE DELL’INDENNITÀ DI DISOCCUPAZIONE PER I LAVORATORI CON RAPPORTO DI COLLABORAZIONE COORDINATA E CONTINUATIVA DIS-COLL. ISTRUZIONI CONTABILI, VARIAZIONI AL PIANO DEI CONTI – CIRCOLARE INPS N. 115/2017

Link al documento: https://www.inps.it/bussola/VisualizzaDoc.aspx?sVirtualURL=%2FCircolari%2FCircolare%20numero%20115%20del%2019-07-2017.htm

SI A COMPENSI EXTRA PER GLI LSU – CORTE DI CASSAZIONE SENTENZA N. 17014/2017

Eguente ORDINANZA sul ricorso 19892-2011 proposto da: SAGLIMBENI UMBERTO SGLMRT30A08E014Z, elettivamente domiciliato in ROMA, VIA CARLO POMA 2, presso lo studio dell’avvocato GIUSEPPE SANTE ASSENNATO, che lo rappresenta e difende, giusta delega in atti; – ricorrente – contro ISTITUTO DI PREVIDENZA PER IL SETTORE MARITTIMO – 2017 I.P.S.E.M.A.; 863 – intimata – avverso la sentenza n. 4945/2010 della CORTE D’APPELLO di NAPOLI, depositata il 07/08/2010 R.G.N. 3971/2007. RILEVATO IN FATTO che, con sentenza depositata il 7.8.2010, la Corte d’appello di Napoli, in riforma della pronuncia di prime cure, ha rigettato la domanda di Umberto Saglimbeni volta alla corresponsione da parte dell’IPSEMA della rendita per malattia professionale; che avverso tale decisione ha proposto ricorso per cassazione Umberto Saglimbeni, deducendo violazione del giudicato interno, per avere la Corte di merito proceduto alla riqualificazione della malattia dedotta in giudizio da mesotelioma pleurico a pleurite cronica, nonostante non vi fosse stato sul punto appello da parte dell’IPSEMA, e vizi della consulenza tecnica d’ufficio; che l’IPSEMA è rimasto intimato; CONSIDERATO IN DIRITTO che, essendo stata la notifica del ricorso per cassazione effettuata nei confronti del procuratore dell’IPSEMA costituito in appello, ex art. 170 c.p.c., il contraddittorio deve ritenersi validamente instaurato anche nel presente giudizio, non rilevando in contrario l’avvenuta soppressione dell’IPSEMA a far data dal 31.5.2010 (cfr. art. 7, d.l. n. 78/2010, conv. con I. n. 122/2010), avendo questa Corte già fissato il principio secondo cui la soppressione di un ente pubblico, con il trasferimento dei relativi rapporti giuridici ad un altro ente, determina l’interruzione automatica del processo, ai sensi dell’art. 299 c.p.c., soltanto ove intervenga tra la notificazione della citazione e la costituzione in giudizio, trovando altrimenti applicazione l’art. 300 c.p.c., che impone, ai fini della interruzione, la corrispondente dichiarazione in udienza del procuratore costituito per la parte interessata dall’evento, di talché, in assenza di siffatta dichiarazione entro la chiusura della discussione (avvenuta in specie all’udienza del 21.6.2010), la posizione della parte rappresentata resta stabilizzata, rispetto alle altre parti ed al giudice, quale persona giuridica ancora esistente, con correlativa ultrattività della procura ad litem, nessun rilievo assumendo, ai fini suddetti, la conoscenza dell’evento aliunde acquisita, ancorché evincibile da un provvedimento legislativo che ha disposto quella soppressione (Cass. n. 6208 del 2013); che a diverse conclusioni non è dato in specie pervenire nemmeno considerando che il procuratore dell’IPSEMA già costituito in appello ha provveduto a notificare all’odierno ricorrente la sentenza impugnata quale procuratore dell’INAIL in data 6.6.2011, trattandosi di atto tipizzato dall’ordinamento processuale ai fini del decorso del termine breve d’impugnazione (art. 285 c.p.c.) e non potendosi logicamente attribuire ad esso il valore di manifestazione di volontà diretta a comunicare l’avvenuta soppressione dell’ente, onde avvalersene quale evento interruttivo; che, am riguardo al merito del ricorso, con ragione il ricorrente lamenta la violazione del giudicato interno, dal momento che l’accertamento di una tecnopatia diversa da quella ritenuta in primo grado costituiva un capo autonomo di sentenza (v. in tal senso Cass. nn. 18933 del 2006 e 11897 del 1995) che non rientrava nel devolutum del giudizio d’appello, quest’ultimo concernendo esclusivamente l’eziologia professionale della malattia accertata dal primo giudice e la misura della rendita attribuita all’assicurato (cfr. atto d’appello IPSEMA, riportato a pagg. 4 e 10 del ricorso per cassazione); che, assorbite le censure rivolte alla CTU, la sentenza impugnata va conseguentemente cassata e la causa rinviata per nuovo esame alla Corte d’appello di Napoli, in diversa composizione, che provvederà anche sulle spese del giudizio di cassazione; P. Q. M. La Corte accoglie il primo motivo, assorbito il secondo. Cassa la sentenza impugnata e rinvia la causa alla Corte d’appello di Napoli, in diversa composizione, che provvederà anche sulle spese del giudizio di cassazione. Così deciso in Roma, nell’adunanza camerale.

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LE SELEZIONI AI SENSI DELL’ART. 110 DEL DLGS 267/2000 NON SONO BANDI DI CONCORSO – CONSIGLIO DI STATO SENTENZA N. 01549/2017

SENTENZA

sul ricorso numero di registro generale 5240 del 2016, proposto da:  Comune di Spoleto, in persona del sindaco pro tempore, rappresentato e difeso dall’avvocato Arturo Cancrini, con domicilio eletto presso il suo studio, in Roma, piazza San Bernardo 101;

contro Antonio Lavorato, rappresentato e difeso dall’avvocato Paolo Maria Montaldo, con domicilio eletto presso il suo studio, in Roma, viale delle Milizie 38;

nei confronti di Claudio Gori, non costituito in giudizio;

per la riforma della sentenza del T.A.R. UMBRIA, SEZIONE I, n. 494/2016, resa tra le parti, concernente una procedura selettiva ex art. 110 t.u.e.l. per il conferimento di un incarico di qualifica dirigenziale a tempo determinato

Visti il ricorso in appello e i relativi allegati;

Visto l’atto di costituzione in giudizio di Antonio Lavorato;

Viste le memorie difensive;

Visti tutti gli atti della causa;

Relatore nell’udienza pubblica del giorno 16 marzo 2017 il consigliere Fabio Franconiero e uditi per le parti gli avvocati Montaldo e Luca Nicoletti, su delega di Cancrini;

Ritenuto e considerato in fatto e diritto quanto segue.

FATTO

1. Con ricorso proposto davanti al Tribunale amministrativo regionale dell’Umbria il dott. Antonio Lavorato impugnava gli atti della procedura selettiva indetta dal Comune di Spoleto (con avviso pubblico in data 23 settembre 2014) per il conferimento di incarico dirigenziale “a contratto” ai sensi dell’articolo 110, comma 1, del testo unico sull’ordinamento degli enti locali (d.lgs. 18 agosto 2000, n. 267) nell’area economico-finanziaria. Il ricorrente contestava il mancato scorrimento della graduatoria di un precedente concorso per un posto di dirigente della medesima area svoltosi nel 2010 nel quale si era collocato tra gli idonei non vincitori. Quindi, lo stesso dott. Lavorato impugnava con motivi aggiunti gli atti di conferimento dell’incarico all’esito della selezione a favore del controinteressato dott. Claudio Gori (delibera di giunta n. 325 del 13 novembre 2014 e decreto del sindaco n. 224 in pari data).

2. Con la sentenza in epigrafe il Tribunale amministrativo adito accoglieva l’impugnazione, statuendo che:

a) la graduatoria del precedente concorso era ancora valida al momento della indizione della nuova procedura di reclutamento del settembre 2014 (in virtù dell’art. 4, comma 3, del decreto-legge 31 agosto 2013, n. 101, recante: Disposizioni urgenti per il perseguimento di obiettivi di razionalizzazione nelle pubbliche amministrazioni, convertito dalla legge 30 ottobre 2013, n. 125); b) vi era quindi sostanziale equivalenza tra le mansioni relative al profilo professionale messo precedentemente a concorso e quelle invece concernenti il posto assegnato all’esito della procedura selettiva impugnata; c) il Comune non aveva inoltre espresso particolari esigenze organizzative che giustificassero il ricorso a professionalità esterne invece del ricorso a graduatorie concorsuali ancora vigente, né vi era stata alcuna trasformazione del posto di funzione prima della procedura ex art. 110 t.u.e.l.

3. Per la riforma della sentenza di primo grado ha proposto appello il Comune di Spoleto. Oltre a contestare nel merito la decisione di accoglimento del ricorso, l’amministrazione ripropone le eccezioni pregiudiziali già respinte dal Tribunale amministrativo.

4. Per resistere all’appello si è costituito il dott. Lavorato.

5. Quest’ultimo ha anche chiesto che in parziale riforma della pronuncia ex adverso appellata il Comune sia condannato a corrispondergli le differenze retributive che avrebbe percepito qualora fosse stato assunto alle dipendenze dell’amministrazioni, pari a complessivi € 234.693,95 fino al 2019.

DIRITTO

1. Con il primo motivo d’appello il Comune di Spoleto ripropone la questione di giurisdizione già risolta dal Tribunale amministrativo nel senso della sussistenza di quella amministrativa sulla presente controversia. Per contro, l’amministrazione resistente ritiene che la giurisdizione sia devoluta al giudice ordinario, sul rilievo che la procedura selettiva impugnata, finalizzata al conferimento di un incarico a tempo determinato, non ha carattere concorsuale, ma si sostanzia in una selezione condotta sulla base di curricula professionali e di un colloquio, senza l’approvazione di una graduatoria finale.

2. Il motivo è fondato ed assorbente.

3. L’art. 110, comma 1, t.u.e.l., regolante la procedura, prevede che la copertura dei posti di responsabili dei servizi o degli uffici, di qualifiche dirigenziali o di alta specializzazione, possa avvenire mediante contratto a tempo determinato «previa selezione pubblica volta ad accertare, in capo ai soggetti interessati, il possesso di comprovata esperienza pluriennale e specifica professionalità nelle materie oggetto dell’incarico».

Per quanto rivestita di forme atte a garantire pubblicità, massima partecipazione e selezione effettiva dei candidati, la procedura in questione non ha le caratteristiche del concorso pubblico e più precisamente delle «procedure concorsuali per l’assunzione dei dipendenti delle pubbliche amministrazioni». In base all’art. 63, comma 4, del testo unico sul pubblico impiego di cui al decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165, nell’ambito del pubblico impiego “privatizzato” solo queste procedure radicano la giurisdizione amministrativa.

4. Per contro, come fondatamente rileva l’amministrazione appellante, la procedura selettiva in contestazione non consiste in una selezione comparativa di candidati svolta sulla base dei titoli o prove di finalizzate a saggiarne il grado di preparazione e capacità, da valutare (gli uni e le altre) attraverso criteri predeterminati, attraverso una valutazione poi espressa in una graduatoria finale recante i giudizi attribuiti a tutti i concorrenti ammessi. Tale procedura è invece finalizzata ad accertare tra coloro che hanno presentato domanda quale sia il profilo professionale maggiormente rispondente alle esigenze di copertura dall’esterno dell’incarico dirigenziale.

Di ciò si trae in particolare conferma dagli atti di conferimento dell’incarico a favore del controinteressato dott. Gori impugnati con motivi aggiunti dal dott. Lavorato. In essi non compare alcuna graduatoria, ma solo un giudizio finale di maggiore idoneità del candidato selezionato dall’amministrazione.

5. Del resto, anche il Tribunale amministrativo ha rilevato questa circostanza, laddove ha affermato che la procedura selettiva prevista dall’art. 110 t.u.e.l. «non può essere identificata in una vera e propria procedura concorsuale», ma ha nondimeno ritenuto la propria giurisdizione in base all’assunto che essa si contraddistingue per una valutazione «di tipo comparativo e procedimentalizzata».

6. Ciò non è tuttavia sufficiente a radicare la giurisdizione amministrativa in una materia, quella del pubblico impiego privatizzato, in cui vige una generale giurisdizione del giudice ordinario, salvo le materie specificamente ad esso sottratte dal testo unico sul pubblico impiego. E tra queste materie vi è appunto quella del concorso pubblico, con le sue peculiari caratteristiche sopra descritte, in assenza delle quali si deve applicare la regola generale della giurisdizione ordinaria.

Al riguardo devono essere richiamati i principi espressi in materia dalle Sezioni unite della Cassazione, secondo cui è devoluta alla giurisdizione del giudice ordinario la controversia originata dall’impugnazione di atti di una procedura selettiva finalizzata al conferimento di incarichi dirigenziali a carattere non concorsuale, laddove per concorso si intende la procedura di valutazione comparativa sulla base dei criteri e delle prove fissate in un bando da parte di una commissione esaminatrice con poteri decisori e destinata alla formazione di una graduatoria finale di merito dei candidati, mentre al di fuori di questo schema l’individuazione del soggetto cui conferire l’incarico invece costituisce l’esito di una valutazione di carattere discrezionale, che rimette all’amministrazione la scelta, del tutto fiduciaria, del candidato da collocare in posizione di vertice, ancorché ciò avvenga mediante un giudizio comparativo tra curricula diversi (da ultimo: Cass., SS.UU, ord. 8 giugno 2016, n. 11711, 30 settembre 2014, n. 20571). In particolare, in base a questo indirizzo giurisprudenziale le controversie relative al conferimento degli incarichi dirigenziali, anche se implicanti l’assunzione a termine di soggetti esterni, sono di pertinenza del giudice ordinario, in applicazione dell’art. 63, comma 1, del testo unico sul pubblico impiego, mentre esulano dalla nozione di «procedure concorsuali per l’assunzione dei dipendenti delle pubbliche amministrazioni» prevista dal citato comma 4 della medesima disposizione.

7. Pertanto, solo laddove la selezione si manifesti nelle forme tipiche del concorso vengono in rilievo, in base alla scelta del legislatore, posizioni di interesse legittimo contrapposte alle superiori scelte di interesse pubblico dell’amministrazione, espresse attraverso forme procedimentalizzate ed una motivazione finale ritraibile dai criteri di valutazione dei titoli e delle prove e dalla relativa graduatoria. Quando invece la selezione, pur aperta, non si esprima in queste forme tipiche, la stessa mantiene i connotati della scelta fiduciaria, attinente al potere privatistico dell’amministrazione pubblica in materia di personale dipendente.

8. Per completezza, va ricordato che le stesse Sezioni unite della Cassazione attribuiscono invece nella giurisdizione generale di legittimità del giudice amministrativo le controversie nelle quali, pur chiedendosi la rimozione del provvedimento di conferimento di un incarico dirigenziale (e del relativo contratto di lavoro), previa disapplicazione degli atti presupposti, la contestazione operata dal ricorrente investa direttamente il corretto esercizio del potere amministrativo che si assume non essere conforme a legge, perché non lo sono a loro volta gli atti di macro-organizzazione mediante i quali le amministrazioni pubbliche definiscono le linee fondamentali di organizzazione degli uffici e i modi di conferimento della titolarità degli stessi (Cass., SS.UU., 27 febbraio 2017, n. 4881, la quale ha anche precisato che la giurisdizione ordinaria non può nemmeno essere configurata sulla base del potere di disapplicazione spettante a quest’ultima in materia di pubblico impiego, ex art. 63, comma 1, t.u. di cui al d.lgs. n. 165 del 2001, poiché questo potere «presuppone che sia dedotto in causa un diritto soggettivo su cui incida un provvedimento amministrativo ritenuto illegittimo, mentre nel caso in esame si deduce una situazione giuridica suscettibile di assumere la consistenza di diritto soggettivo soltanto all’esito della rimozione del provvedimento di macro organizzazione»).

9. Sennonché, nella presente controversia non viene in rilievo alcun atto di macro-organizzazione ai sensi dell’art. 2 del testo unico di cui al d.lgs. n. 165 del 2001. Il dott. Lavorato ha invece contestato la scelta specifica con cui il Comune di Spoleto ha inteso ricoprire un posto di dirigente all’interno della propria organizzazione mediante lo strumento previsto dall’art. 110 d.lgs. n. 267 del 2000.

In altri termini, l’atto da cui è sorta la lesione sulla cui base è stata proposta l’impugnazione è quello di indizione della procedura selettiva, a sua volta adottato in assenza di una presupposta regolamentazione delle «linee fondamentali di organizzazione degli uffici» o dei «modi di conferimento della titolarità dei medesimi», nell’ambito della quale in base all’art. 2 ora richiamato si esplica la potestà di auto-organizzazione dell’ente pubblico conoscibile dal giudice amministrativo, fino agli atti applicativi conseguentemente adottati.

10. In conclusione, in accoglimento dell’appello il ricorso ed i motivi aggiunti dal dott. Antonio Lavorato devono essere dichiarati inammissibili, perché proposti al giudice non munito di giurisdizione. Inoltre, in applicazione dell’art. 11 cod. proc. amm. quest’ultimo va indicato nel giudice ordinario.

Le spese del doppio grado di giudizio possono nondimeno essere compensate in ragione della natura della questione controversa.

P.Q.M.

Il Consiglio di Stato in sede giurisdizionale (Sezione Quinta), definitivamente pronunciando sull’appello, come in epigrafe proposto, lo accoglie e per l’effetto, in riforma della sentenza di primo grado, dichiara inammissibile il ricorso ed i motivi aggiunti proposti dal dott. Antonio Lavorato; indica ai sensi dell’art. 11 cod. proc. amm. il giudice ordinario quale giudice cui è devoluta la giurisdizione sulle presente controversia.

Compensa le spese del doppio grado di giudizio.

Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall’autorità amministrativa.

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