CIRCOLARE DEL 23 MARZO 2016, N. 12 – RAGIONERIA GENERALE DELLO STATO

Con la presente circolare n. 12/2016, (seguito alla circolare n. 32/2015) si forniscono ulteriori istruzioni ai fini di un puntuale adeguamento e per una corretta gestione del bilancio di previsione del corrente esercizio finanziario degli enti ed organismi pubblici, per effetto delle misure aggiuntive di contenimento della spesa pubblica introdotte in particolare dalla legge 28 dicembre 2015, n. 208, recante “Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato (legge di stabilità 2016) e del decreto legge 30 dicembre 2015, n. 210, recante “Proroga di termini previsti da disposizioni legislative”, convertito, con modificazioni, dalla legge 25 febbraio 2016, n.21.

Inoltre, con la circolare in parola, sono state fornite anche indicazioni riguardanti il “Piano degli indicatori e risultati attesi di bilancio”, con il quale vanno illustrati gli obiettivi della spesa, misurati i risultati e monitorato l’effettivo andamento in termini di servizi forniti e di interventi realizzati prevedendo appunto la predisposizione di una apposita sezione (scheda tematica L).

Si evidenzia infine che la stessa circolare è corredata sia dal quadro sinottico aggiornato con le sopra richiamate norme (allegato 1), che dalla scheda di monitoraggio della spesa pubblica e versamenti al bilancio dello Stato (allegato 2), nella quale vengono riportati, a titolo meramente riepilogativo, gli adempimenti e la relativa tempistica dei versamenti da effettuare al bilancio dello Stato sulla base delle disposizioni vigenti.

Link al documento: http://www.rgs.mef.gov.it/VERSIONE-I/CIRCOLARI/2016/Circolare_del_23_marzo_2016_n._12.html

GLI ENTI NON SOGGETTI AL PATTO NON DEVONO RISPETTARE IL RAPPORTO TRA SPESE DI PERSONALE E SPESE CORRENTI – CORTE DEI CONTI ABRUZZO DELIBERA N. 57/2016

FATTO

Il sindaco del comune istante richiede: i) se un ente (non sottoposto alla disciplina del patto di stabilità interno) possa utilizzare nell’anno 2016 la capacità assunzionale derivante da una cessazione avvenuta nel corso del 2012 per assumere un dipendente a tempo indeterminato; ii) se a detta assunzione possa procedersi laddove la capacità assunzionale non sia stata utilizzata nel corso degli anni precedenti; iii) quali siano gli eventuali, ulteriori vincoli da rispettare in relazione all’incidenza della spesa di personale sulla spesa corrente.

IN PUNTO DI AMMISSIBILITA’

Nessun dubbio si pone in tema di ammissibilità della richiesta, atteso, sotto il profilo soggettivo, la provenienza dal legale rappresentante dell’ente e, sotto il profilo oggettivo, l’afferenza alla materia della contabilità come sopra delineata.

MERITO

I quesiti proposti dal comune istante possono essere scrutinati in modo unitario.

L’art. 1, comma 562, della legge 27 dicembre 2006, n. 296, detta i vincoli assunzionali per gli enti non sottoposti al patto di stabilità interno (vale a dire, quelli con popolazione inferiore a 1.000 abitanti: art. 31, comma 1, della legge 12 novembre 2011, n. 183 – legge di stabilità 2012).

La norma dispone che, per gli enti non sottoposti alle regole del patto di stabilità interno “le spese di personale, al lordo degli oneri riflessi a carico delle amministrazioni e dell’IRAP, con esclusione degli oneri relativi ai rinnovi contrattuali, non devono superare il corrispondente ammontare dell’anno 2008. Gli enti di cui al primo periodo possono procedere all’assunzione di personale nel limite delle cessazioni di rapporti di lavoro a tempo indeterminato complessivamente intervenute nel precedente anno” (negli stessi termini si è già espressa la Sezione con deliberazione del 7 ottobre 2015, n. 246).

La disposizione è stata interpretata nel senso che (Sezioni riunite in sede di controllo, 11 novembre 2010, n. 52) l’espressione “nel limite delle cessazioni di rapporti di lavoro a tempo indeterminato complessivamente intervenute nel precedente anno” debba ritenersi “comprensiva di tutte le vacanze complessivamente verificatesi dall’entrata in vigore della norma limitatrice, non ancora coperte alla data di riferimento”.

Deve rammentarsi, inoltre, che secondo quanto statuito dalla Sezione delle Autonomie (del. 28 luglio 2015, n. 26), gli enti locali possono effettuare assunzioni di personale a tempo indeterminato utilizzando la capacità assunzionale del 2014 (derivante dalle cessazioni di personale nel triennio 2011-2013, come nel caso di specie) nel rispetto dei soli vincoli di finanza pubblica, senza che rilevino le diverse limitazioni poste dall’art. 1, comma 424, della legge 23 dicembre 2014, n. 190, finalizzate al riassorbimento del personale sovrannumerario delle province.

Si precisa infine che non risultano applicabili, agli enti non sottoposti al patto di stabilità interno, gli obblighi (art. 1, comma 557, lett. a) della legge 27 dicembre 2006, n. 296) relativi alla progressiva riduzione dell’incidenza della spesa di personale rispetto al complesso delle spese correnti.

P.Q.M.

Il parere della Sezione regionale di controllo della Corte dei conti per l’Abruzzo sulla richiesta di parere del Comune di Civita d’Antino (AQ) è nel senso che un comune, non sottoposto alla disciplina del patto di stabilità interno, possa utilizzare nell’anno 2016 la capacità assunzionale derivante da una cessazione avvenuta nel corso del 2012 per assumere un dipendente a tempo indeterminato, anche nel caso in cui detta capacità assunzionale non sia stata precedentemente utilizzata.

Link al documento: https://servizi.corteconti.it/bdcaccessibile/ricercaInternet/doDettaglio.do?id=952-14/03/2016-SRCABR

I CONCORSI POSSONO ESSERE REVOCATI – TAR ABRUZZO SENTENZA N. 52/2016

Il ricorrente impugna il provvedimento di annullamento d’ufficio di tutti gli atti della selezione pubblica per titoli ed esami per la copertura di un posto in categoria EP indetta dall’Università resistente e pubblicata nella GU serie speciale n. 23 del 22 marzo 2013.

Con il provvedimento impugnato, in particolare, l’Università “G. d’Annunzio” ha provveduto a detto annullamento, in dichiarata estensione del giudicato di cui alla sentenza n. 273 del 2014 di questo Tribunale amministrativo che ha annullato il decreto di approvazione degli atti di tale selezione pubblica su ricorso di uno dei candidati per vizi riguardanti la valutazione dei titoli; e ciò evidenziando che la nuova commissione giudicatrice ha rilevato che la precedente aveva assegnato per tutti i concorrenti i punteggi dei titoli senza aver prima determinato i criteri e le modalità per la valutazione degli incarichi e servizi prestati.

Con il provvedimento n. 209 del 2015, impugnato con motivi aggiunti, l’Università ha poi provveduto alla revoca del bando di concorso motivando tale decisione con riguardo al sopraggiunto interesse a non reclutare detta unità di personale in funzione della riorganizzazione degli uffici, esternalizzando il relativo servizio (“in considerazione delle mutate esigenze di personale derivanti dalla riorganizzazione degli uffici dell’Amministrazione centrale deliberata dal CdA del 27 gennaio 2015 e della decisione di acquisire il servizio di supporto dell’infrastruttura IT di Ateneo presso Consip, con esternalizzazione delle relative attività, assunta dal Consiglio di Amministrazione con deliberazione del 1 luglio 2015”).

Si denuncia sostanzialmente la circostanza che tale interesse non potrebbe affatto dirsi sopravvenuto e che non si è affatto tenuto conto dell’affidamento suscitato nei candidati, peraltro senza la previsione di alcun indennizzo come invece imposto dalla norma di cui all’articolo 21 quinquies della legge n. 241 del 1990.

Il ricorso è infondato.

Innanzitutto, l’adozione del provvedimento di revoca impugnato con motivi aggiunti ha superato e assorbito negli effetti regolatori della vicenda oggi scrutinata il provvedimento oggetto di gravame con il ricorso introduttivo, sicchè per quest’ultimo v’ è ormai carenza di interesse alla decisione.

Ciò premesso, il Collegio rileva che nel ricorso, pur a fronte della circostanziata motivazione del provvedimento impugnato, non si evidenziano ragioni precise e dettagliate dalle quali è possibile evincere la manifesta irragionevolezza e insussistenza dell’interesse pubblico posto alla base della revoca della procedura; né che tale interesse non sia sopravvenuto o comunque non sia stato oggetto di nuova valutazione.

Difatti è un principio sovente espresso con riferimento alle procedure di gara, ma valevole per tutte le selezioni pubbliche e quindi anche per i concorsi per merito comparativo per assunzioni nelle pubbliche Amministrazioni (cfr. Tar Catania, sentenza n. 3075 del 2013), quello secondo cui non è riconoscibile in capo al concorrente alcun diritto al completamento della procedura (cfr. Tar Napoli, sentenza n. 5475 del 2013).

Seppure si vuol riconoscere in capo al medesimo un posizione di interesse giuridicamente tutelato, tuttavia le decisioni dell’Amministrazione di indire un concorso così come quelle di revocarlo appartengono alla più lata discrezionalità (cfr. Consiglio di Stato, sentenza n. 554 del 2013).

L’esistenza di una discrezionalità molto ampia ovviamente non vuol dire insindacabilità ma quantomeno comporta un aggravamento dell’onere probatorio della parte che deve addurre specifici, univoci e puntuali elementi tali da evidenziare manifesti elementi di irrazionalità o errore di fatto della scelta operata dall’Amministrazione.

Onere cui la parte ricorrente nel caso di specie non ha affatto adempiuto.

Peraltro, la mancata previsione di un indennizzo non è circostanza invalidante del provvedimento di revoca, ma al più il presupposto per azionare la relativa pretesa patrimoniale (cfr. Tar Napoli, sentenza n. 5625 del 2015).

Le spese possono essere compensate in ragione del nuovo provvedimento adottato dall’Amministrazione in sostituzione di quello impugnato con il ricorso introduttivo.

Link al documento: https://www.giustizia-amministrativa.it/cdsintra/cdsintra/AmministrazionePortale/DocumentViewer/index.html?ddocname=TE52YJPYENBYEKBQMMTTQ3MODI&q=