COMPETENZA AL GIUDICE ORDINARIO PER LE DECISIONI SULLO SCORRIMENTO DELLE GRADUATORIE – CORTE DI CASSAZIONE SENTENZA N. 1041/2018

La Corte accoglie il ricorso e dichiara la giurisdizione del giudice ordinario. Cassa la sentenza impugnata e rinvia anche per le spese del giudizio di legittimità alla Corte di Appello di Campobasso in diversa composizione.

Link al documento: http://www.italgiure.giustizia.it/xway/application/nif/clean/hc.dll?verbo=attach&db=snciv&id=./20180117/snciv@sL0@a2018@n01041@tO.clean.pdf

STABILIZZAZIONI DEL PERSONALE PRECARIO – FUNZIONE PUBBLICA CIRCOLARE N. 1/2018

Indirizzi operativi in materia di valorizzazione dell’esperienza professionale del personale con contratto di lavoro flessibile e superamento del precariato.
Registrata dalla Corte dei conti, Reg.ne – Prev. n. 87 del 16 gennaio 2018

Circolare n. 1/2018

Alle  Amministrazioni pubbliche di cui all’articolo 1, comma 2, del decreto legislativo n. 165 del 2001

LORO SEDI

Oggetto: legge di bilancio 2018 -integrazioni alla circolare del 23 novembre 2017, n. 3 “Indirizzi operativi in materia di valorizzazione dell’esperienza professionale del personale con contratto di lavoro flessibile e superamento del precariato”.

1       Premessa
2       Entrata in vigore della legge di bilancio 2018 e integrazioni alla circolare n. 3

1   Premessa.

Con circolare del 23 novembre 2017, n. 3, indirizzata alle pubbliche amministrazioni, sono stati forniti “Indirizzi operativi in materia di valorizzazione dell’esperienza professionale del personale con contratto di lavoro flessibile e superamento del precariato”.

La recente legge 27 dicembre 2017, n. 205, recante “Bilancio di previsione dello Stato per l’anno finanziario 2018 e bilancio pluriennale per il triennio 2018-2020”, ha introdotto misure volte, tra l’altro, a potenziare l’attuazione dell’articolo 20 del citato decreto legislativo n. 75 del 2017.

Per fornire alle amministrazioni pubbliche un sistematico quadro normativo, si ritiene utile richiamare le principali disposizioni dettate in materia dalla legge di bilancio 2018.

2   Legge di bilancio 2018 e integrazioni alla circolare n. 3.

L’art. 1, comma 881, della legge n. 205 del 2017, integra la lettera a) del comma 1 dell’articolo 20 del d.lgs. n. 75 del 2017, aggiungendo che le procedure di superamento del precariato possono interessare, con riferimento alle amministrazioni comunali che esercitino funzioni in forma associata, anche il personale in servizio presso le amministrazioni con servizi associati. Conseguentemente, per la maturazione dei tre anni, si può tenere conto del periodo svolto presso le suddette amministrazioni, come chiarito dalla novella alla lettera c) del comma 1 del medesimo articolo 20.

Resta confermato che il rinvio al servizio prestato alle dipendenze delle amministrazioni di cui alla lettera a), come richiamato dalla lettera c) dell’articolo 20, comma 1, è da intendere in senso ampio ovvero comprensivo delle diverse tipologie di contratto flessibile poste in essere dall’amministrazione, come chiarito al § 3.2.1 della circolare n. 3 del 2017 che valorizza la portata sostanziale della formulazione normativa che, difatti, non circoscrive il servizio prestato alla tipologia del contratto a tempo determinato.

Con riferimento alle risorse aggiuntive utilizzabili per le procedure dell’articolo 20, come da indicazioni contenute al § 3.2.3 della circolare n. 3 del 2017, le risorse del comma 28 dell’articolo 9, del decreto legge n. 78 del 2010 dovranno coprire il trattamento economico del personale assunto a tempo indeterminato. Con riferimento al trattamento economico accessorio le indicazioni contenute nella circolare si intendono modificate nel senso che il trattamento economico accessorio graverà esclusivamente sul fondo calcolato ai sensi della normativa vigente e nel limite previsto dall’articolo 23, comma 2, del d.lgs. 75/2017.

L’art. 1, comma 686, della legge n. 205 del 2017, aggiunge al comma 4 dell’articolo 20 del d.lgs. n. 75 del 2017 un ultimo periodo. Ne deriva che per gli enti territoriali ricompresi nel territorio delle regioni a statuto speciale, che si trovino nelle condizioni di cui all’articolo 259 del testo unico di cui al decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267, la proroga di cui al quarto periodo del comma 4 dell’articolo 20 è subordinata all’assunzione integrale degli oneri a carico della regione ai sensi del comma 10 del citato articolo 259. In tal senso va integrato il richiamo al comma 4 dell’articolo 20 contenuto nel § 3.2.4 della circolare n. 3 del 2017.

Per il personale degli enti pubblici di ricerca, le indicazioni contenute nel § 3.2.7 della circolare n. 3 del 2017, devono tenere conto degli interventi operati dai seguenti commi dell’articolo 1 della legge n. 205 del 2017:

  • comma 668 – che destina, per le finalità dell’articolo 20 del decreto legislativo n. 75 del 2017, risorse aggiuntive per il personale precario degli enti pubblici di ricerca di cui al decreto legislativo 25 novembre 2016, n. 218, con esclusione del Consiglio per la ricerca in agricoltura e l’analisi dell’economia agraria (CREA) e dell’Istituto nazionale per l’analisi delle politiche pubbliche (INAPP), cui si applicano, rispettivamente, i commi 673 e 811. Ai sensi del successivo comma 670, con decreto del Presidente del Consiglio dei ministri, su proposta del Ministro per la semplificazione e la pubblica amministrazione, di concerto con il Ministro dell’economia e delle finanze e con i Ministri vigilanti, da adottare entro sessanta giorni dalla data di entrata in vigore della legge, sono individuati i criteri per l’attribuzione delle predette risorse (13 milioni di euro per l’anno 2018 e 57 milioni di euro annui a decorrere dall’anno 2019) e gli enti pubblici di ricerca beneficiari. Il comma 671 chiarisce che gli enti di ricerca beneficiari del finanziamento destinano alle assunzioni di cui al comma 668 risorse proprie aventi carattere di certezza e stabilità, e comunque nel rispetto dell’articolo 9 del decreto legislativo 25 novembre 2016, n. 218, in misura pari ad almeno il 50 per cento dei finanziamenti ricevuti;
  • comma 669 – che, nell’integrare l’articolo 20, comma 9, del medesimo decreto legislativo n. 75 del 2017, con la previsione secondo cui per gli enti pubblici di ricerca il comma 2 dell’articolo 20 si applica anche ai titolari di assegni di ricerca in possesso dei requisiti ivi previsti, conferma i contenuti della circolare n. 3 del 2017;
  • comma 673 – che destina, per le finalità dell’articolo 20 del decreto legislativo n. 75 del 2017, n. 75, al personale precario del CREA di cui all’articolo 1, comma 381, della legge 23 dicembre 2014, n. 190, risorse finanziarie pari a 10 milioni di euro per l’anno 2018, a 15 milioni di euro per l’anno 2019 e a 20 milioni di euro a decorrere dall’anno 2020;
  • comma 811 – che per le medesime finalità destinata per il personale a tempo determinato dell’INAPP, impiegato in funzioni connesse con l’analisi, il monitoraggio e la valutazione delle politiche pubbliche, 3 milioni di euro per l’anno 2018, 6 milioni di euro per l’anno 2019 e 9 milioni di euro a decorrere dall’anno 2020;
  • comma 674 – che, per le procedure di cui ai commi 668 e 673, consente agli enti di ricerca di cui al decreto legislativo 25 novembre 2016, n. 218, nei limiti delle risorse disponibili a legislazione vigente, di prorogare i contratti di lavoro a tempo determinato e flessibili in essere alla data del 31 dicembre 2017 fino alla conclusione delle procedure di cui all’articolo 20 del decreto legislativo 25 maggio 2017, n. 75.

Per il personale degli enti del SSN è confermata l’indicazione contenuta nel § 3.2.8 della circolare n. 3 del 2017, laddove l’articolo 1, comma 813, della legge n. 205 del 2017 sostituisce all’articolo 20, comma 11, del decreto legislativo n. 75 del 2017, le parole: «tecnico-professionale e infermieristico del Servizio sanitario nazionale» con le seguenti: «, dirigenziale e no, di cui al comma 10».

Per i lavoratori socialmente utili di cui al § 3.2.10 della circolare n. 3 del 2017 si ricordano le previsioni dei commi da 223 a 225 dell’articolo 1 della legge n. 205 del 2017.

Con riferimento, infine, agli incarichi di collaborazione di cui al § 4 della circolare n. 3 del 2017, si richiama lo spostamento temporale al 1° gennaio 2019 dell’applicazione del divieto di cui all’articolo 7, comma 5-bis, del d.lgs. n. 165 del 2001 (articolo 1, comma 1148, lettera h), della legge n. 205 del 2017, che modifica l’articolo 22, comma 8, del decreto legislativo n. 75 del 2017).

Link al documento: http://www.funzionepubblica.gov.it/articolo/dipartimento/22-01-2018/circolare-n1-del-2018

RIPRISTINATE LE FACOLTA’ ASSUNZIONALI – NOTA DEL DIPARTIMENTO DELLA FUNZIONE PUBBLICA

assunzioni e mobilità

Dai dati acquisiti sul Portale della mobilità, in relazione alla assenza o all’esiguo numero di personale in soprannumero degli enti di area vasta da ricollocare dopo le assegnazione della fase 1, ai sensi dell’art. 1, comma 234, della 208/2015, sono ripristinate le facoltà di assunzione e le procedure di mobilità delle Regioni Emilia Romagna, Lazio, Marche e Veneto  e degli enti locali che insistono sul loro territorio.

Per gli enti locali delle regioni Molise e Puglia sono ripristinate esclusivamente le facoltà di assunzione e le procedure di mobilità previste dalla normativa vigente per il personale della Polizia municipale. Restano fermi gli sblocchi di polizia municipale già adottati per le Regioni Basilicata, Emilia Romagna, Marche, Lazio, Piemonte e Veneto di cui allanota n. 10669 del 29 febbraio 2016.

Per gli enti e le aziende del Servizio sanitario nazionale di tutte le regioni rimangono fermi gli obblighi ad assumere con procedure di mobilità il personale della CRI di cui all’art. 6, comma 7, del D. Lgs. 178/2012.

Per tutte le informazioni si rinvia alla nota dell’Ufficio per l’organizzazione ed il lavoro pubblico n. 37870 in data 18/07/2016.

Link al documento: http://www.funzionepubblica.gov.it/articolo/dipartimento/19-07-2016/assunzioni-e-mobilita-delle-regioni-e-degli-enti-locali

GLI ENTI NON SOGGETTI AL PATTO NON DEVONO RISPETTARE IL RAPPORTO TRA SPESE DI PERSONALE E SPESE CORRENTI – CORTE DEI CONTI ABRUZZO DELIBERA N. 57/2016

rapporto spese personale spese correntiFATTO

Il sindaco del comune istante richiede: i) se un ente (non sottoposto alla disciplina del patto di stabilità interno) possa utilizzare nell’anno 2016 la capacità assunzionale derivante da una cessazione avvenuta nel corso del 2012 per assumere un dipendente a tempo indeterminato; ii) se a detta assunzione possa procedersi laddove la capacità assunzionale non sia stata utilizzata nel corso degli anni precedenti; iii) quali siano gli eventuali, ulteriori vincoli da rispettare in relazione all’incidenza della spesa di personale sulla spesa corrente.

IN PUNTO DI AMMISSIBILITA’

Nessun dubbio si pone in tema di ammissibilità della richiesta, atteso, sotto il profilo soggettivo, la provenienza dal legale rappresentante dell’ente e, sotto il profilo oggettivo, l’afferenza alla materia della contabilità come sopra delineata.

MERITO

I quesiti proposti dal comune istante possono essere scrutinati in modo unitario.

L’art. 1, comma 562, della legge 27 dicembre 2006, n. 296, detta i vincoli assunzionali per gli enti non sottoposti al patto di stabilità interno (vale a dire, quelli con popolazione inferiore a 1.000 abitanti: art. 31, comma 1, della legge 12 novembre 2011, n. 183 – legge di stabilità 2012).

La norma dispone che, per gli enti non sottoposti alle regole del patto di stabilità interno “le spese di personale, al lordo degli oneri riflessi a carico delle amministrazioni e dell’IRAP, con esclusione degli oneri relativi ai rinnovi contrattuali, non devono superare il corrispondente ammontare dell’anno 2008. Gli enti di cui al primo periodo possono procedere all’assunzione di personale nel limite delle cessazioni di rapporti di lavoro a tempo indeterminato complessivamente intervenute nel precedente anno” (negli stessi termini si è già espressa la Sezione con deliberazione del 7 ottobre 2015, n. 246).

La disposizione è stata interpretata nel senso che (Sezioni riunite in sede di controllo, 11 novembre 2010, n. 52) l’espressione “nel limite delle cessazioni di rapporti di lavoro a tempo indeterminato complessivamente intervenute nel precedente anno” debba ritenersi “comprensiva di tutte le vacanze complessivamente verificatesi dall’entrata in vigore della norma limitatrice, non ancora coperte alla data di riferimento”.

Deve rammentarsi, inoltre, che secondo quanto statuito dalla Sezione delle Autonomie (del. 28 luglio 2015, n. 26), gli enti locali possono effettuare assunzioni di personale a tempo indeterminato utilizzando la capacità assunzionale del 2014 (derivante dalle cessazioni di personale nel triennio 2011-2013, come nel caso di specie) nel rispetto dei soli vincoli di finanza pubblica, senza che rilevino le diverse limitazioni poste dall’art. 1, comma 424, della legge 23 dicembre 2014, n. 190, finalizzate al riassorbimento del personale sovrannumerario delle province.

Si precisa infine che non risultano applicabili, agli enti non sottoposti al patto di stabilità interno, gli obblighi (art. 1, comma 557, lett. a) della legge 27 dicembre 2006, n. 296) relativi alla progressiva riduzione dell’incidenza della spesa di personale rispetto al complesso delle spese correnti.

P.Q.M.

Il parere della Sezione regionale di controllo della Corte dei conti per l’Abruzzo sulla richiesta di parere del Comune di Civita d’Antino (AQ) è nel senso che un comune, non sottoposto alla disciplina del patto di stabilità interno, possa utilizzare nell’anno 2016 la capacità assunzionale derivante da una cessazione avvenuta nel corso del 2012 per assumere un dipendente a tempo indeterminato, anche nel caso in cui detta capacità assunzionale non sia stata precedentemente utilizzata.

Link al documento: https://servizi.corteconti.it/bdcaccessibile/ricercaInternet/doDettaglio.do?id=952-14/03/2016-SRCABR

L’APPROVAZIONE DEL PIANO PER LE PARI OPPORTUNITA’ E’ VINCOLANTE PER ASSUMERE – DELIBERA CORTE DEI CONTI VENETO N. 531/2015 –

piano pari opportunitàRendiconto 2013 – Pronuncia, ai sensi dell’art. 1 comma 166 e ss. della Legge 23 dicembre 2005 n. 266, che accerta per il Comune di Brugine (PD): 1) lo sforamento del parametro di deficitarietà ministeriale n. 7 del D.M. 18/02/2013 ovvero la consistenza dei debiti di finanziamento non assistiti da contribuzioni superiore al 120 per cento rispetto alle entrate correnti per gli enti che presentano un risultato contabile di gestione negativo, con un’incidenza del 169,06%; 2) il mancato rispetto delle regole procedimentali inerenti le assunzioni che, in virtu’ della consolidata giurisprudenza, non solo di questa Corte, e delle norme citate in premessa, reggono la stessa; 3) la mancata adozione del Piano per le pari opportunità previsto dall’art. 48, comma 1, D. Lgs. n. 198/2006, la cui tardiva adozione è avvenuta solamente con la delibera di Giunta Comunale n. 77 del 4.8.2015; 4) la mancata stipula di n. 4 contratti di lavoro, avvenuta solamente in data 12 ottobre 2015.

Link al documento: https://servizi.corteconti.it/bdcaccessibile/ricercaInternet/doDettaglio.do?id=4634-07/12/2015-SRCVEN

DIVIETO UTILIZZO RESTI TURN OVER PER ASSUNZIONI POLIZIA LOCALE – DELIBERA CORTE DEI CONTI LOMBARDIA N. 416/2015

resti turn over polizia localePremesso che

Il Sindaco del Comune di Premolo, con nota del 16 ottobre 2015, ha formulato una richiesta di parere avente ad oggetto la disciplina limitativa alle assunzioni di personale, in particolare avente a riferimento l’interpretazione dell’art. 5, comma 6, del decreto-legge 19 giugno 2015, n. 78, convertito dalla legge 6 agosto 2015, n. 125: “Fino al completo assorbimento del personale di cui al presente articolo, è fatto divieto agli enti locali, a pena di nullità delle relative assunzioni, di reclutare personale con qualsivoglia tipologia contrattuale per lo svolgimento di Funzioni di polizia locale. Sono fatte salve le assunzioni di personale a tempo determinato effettuate dopo la data di entrata in vigore del presente decreto, anche se anteriormente alla data di entrata in vigore della relativa legge di conversione, per lo svolgimento di funzioni di polizia locale, esclusivamente per esigenze di carattere strettamente stagionale, e comunque per periodi non superiori a cinque mesi dell’anno solare, non prorogabili”.

Considerato che l’articolo 4, comma 3, del medesimo decreto-legge n. 78 del 2015 permette di utilizzare i resti delle capacità assunzionali degli anni antecedenti al 2014 per procedere ad assunzioni a tempo indeterminato (e, di conseguenza, anche procedure di mobilità esterna non riservate al personale degli enti di area vasta), disposizione confermata nella sua portata applicativa dalla deliberazione della Sezione delle Autonomie della Corte dei conti n. 26/2015/QMIG, il Sindaco istante chiede se, per quanto riguarda le assunzioni specifiche del corpo di polizia locale, sia possibile procedere, nel limite dei resti assunzionali del triennio 2011-2013, all’assunzione a tempo indeterminato dall’esterno o mediante procedure di mobilità volontaria non riservata a personale di enti di area vasta.

In merito all’ammissibilità della richiesta

La funzione consultiva delle Sezioni regionali è inserita nel quadro delle competenze che la legge n. 131 del 2003, recante adeguamento dell’ordinamento della Repubblica alla legge costituzionale 18 ottobre 2001, n. 3, ha attribuito alla Corte dei conti.

In relazione allo specifico quesito formulato dal Sindaco del Comune di Premolo, il primo punto da esaminare concerne la verifica in ordine alla circostanza se la richiesta rientri nell’ambito delle funzioni attribuite alle Sezioni regionali della Corte dei conti dall’art. 7, comma 8, della legge 6 giugno 2003, n. 131, norma in forza della quale Regioni, Province e Comuni possono chiedere a dette Sezioni pareri in materia di contabilità pubblica, nonché ulteriori forme di collaborazione, ai fini della regolare gestione finanziaria e dell’efficienza ed efficacia dell’azione amministrativa. I pareri e le altre forme di collaborazione si inseriscono nei procedimenti amministrativi degli enti territoriali consentendo, nelle tematiche in relazione alle quali la collaborazione viene esercitata, scelte adeguate e ponderate nello svolgimento dei poteri che appartengono agli amministratori pubblici, restando peraltro esclusa qualsiasi forma di cogestione o coamministrazione con l’organo di controllo esterno (si rinvia, per tutte, alla delibera della Sezione dell’11 febbraio 2009, n. 36).

Infatti, deve essere messo in luce che il parere della Sezione attiene a profili di carattere generale anche se, ovviamente, la richiesta proveniente dall’ente pubblico è motivata, generalmente, dalla necessità di assumere specifiche decisioni in relazione ad una particolare situazione. L’esame e l’analisi svolta nel parere è limitata ad individuare l’interpretazione di disposizioni di legge e di principi generali dell’ordinamento in relazione alla materia prospettata dal richiedente, spettando, ovviamente, a quest’ultimo la decisione in ordine alle modalità applicative in relazione alla situazione che ha originato la domanda.

Con specifico riferimento all’ambito di legittimazione soggettiva per l’attivazione di questa particolare forma di collaborazione, è ormai consolidato l’orientamento che vede, nel caso del comune, il Sindaco quale organo istituzionalmente legittimato a richiedere il parere, in quanto riveste il ruolo di rappresentante dell’Ente. Il presente presupposto soggettivo sussiste nel quesito richiesto dal Sindaco del Comune di Premolo, con nota del 16 ottobre 2015.

Con riferimento alla verifica del profilo oggettivo, occorre rilevare come la disposizione, contenuta nel comma 8 dell’art. 7 della legge 131, deve essere raccordata con il precedente comma 7, norma che attribuisce alla Corte dei conti la funzione di verificare il rispetto degli equilibri di bilancio, il perseguimento degli obiettivi posti da leggi statali e regionali di principio e di programma, la sana gestione finanziaria degli enti locali. Lo svolgimento della funzione è qualificato dallo stesso legislatore come una forma di controllo collaborativo.

Il raccordo tra le due disposizioni opera nel senso che il comma 8 prevede forme di collaborazione ulteriori rispetto a quelle del precedente comma, rese esplicite in particolare con l’attribuzione agli enti della facoltà di chiedere pareri in materia di contabilità pubblica.

Appare conseguentemente chiaro che le Sezioni regionali della Corte dei conti non svolgono una funzione consultiva a carattere generale in favore degli enti locali, ma che, anzi, le attribuzioni consultive si connotano sulle funzioni sostanziali di controllo collaborativo ad esse conferite dalla legislazione positiva. La Sezione delle Autonomie, nell’adunanza del 27 aprile 2004, ha fissato principi e modalità per l’esercizio dell’attività consultiva, modificati ed integrati con le successive delibere n. 5/AUT/2006 e n. 9/SEZAUT/2009. Si è precisato che la funzione consultiva non può intendersi come consulenza generale agli enti, ma ristretta esclusivamente alla materia della contabilità pubblica, quindi ai bilanci pubblici, alle norme e principi che disciplinano la gestione finanziaria e del patrimonio o comunque a temi di carattere generale nella materia contabile. Sono escluse le richieste che comportino valutazioni nel merito di procedimenti amministrativi già adottati. Inoltre, il limite della funzione consultiva, come sopra delineato, fa escludere qualsiasi possibilità di intervento della Corte dei conti nei casi di interferenza, in concreto, con competenze di altri organi giurisdizionali.

In seguito, le Sezioni riunite della Corte dei conti, con pronuncia di coordinamento, emanata ai sensi dell’art. 17, comma 31, del decreto-legge n. 78 del 2009, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 102 del 2009, hanno delineato una nozione di contabilità pubblica incentrata sul “sistema di principi e di norme che regolano l’attività finanziaria e patrimoniale dello Stato e degli enti pubblici”, da intendersi in senso dinamico anche in relazione alle materie che incidono sulla gestione del bilancio e sui suoi equilibri (Delibera n. 54 del 17 novembre 2010). Il limite della funzione consultiva, come sopra delineato, fa escludere comunque qualsiasi possibilità di intervento della Corte dei conti nella concreta attività gestionale o nei casi di interferenza, in concreto, con competenze di altri organi giurisdizionali.

Tanto premesso, il quesito posto dal Comune di Premolo deve ritenersi ammissibile. I dubbi proposti, infatti, afferiscono all’interpretazione di una norma di coordinamento della finanza pubblica disciplinante presupposti e limiti per l’assunzione di personale presso gli enti locali.

Esame nel merito

L’art. 5 del decreto-legge n. 78 del 2015, convertito dalla legge n. 125 del 2015, rubricato “Misure in materia di polizia provinciale”, disciplina, all’interno del percorso di riassorbimento del personale in servizio nelle provincie e nelle città metropolitane presso le altre pubbliche amministrazioni (art. 1, commi 424 e 425, della legge di stabilità n. 190 del 2014), le modalità del trasferimento del personale appartenente ai corpi ed ai servizi di polizia provinciale nei ruoli degli enti locali. Appare opportuno riportare il testo normativo:

“1. In relazione al riordino delle funzioni di cui all’articolo 1, comma 85, della legge 7 aprile 2014, n. 56, e fermo restando quanto previsto dal comma 89 del medesimo articolo relativamente al riordino delle funzioni da parte delle regioni, per quanto di propria competenza, nonché quanto previsto dai commi 2 e 3 del presente articolo, il personale appartenente ai Corpi ed ai servizi di polizia provinciale di cui all’articolo 12 della legge 7 marzo 1986, n. 65, transita nei ruoli degli enti locali per lo svolgimento delle funzioni di polizia municipale, secondo le modalità e procedure definite con il decreto di cui all’articolo 1, comma 423, della legge 23 dicembre 2014, n. 190.

  1. Gli enti di area vasta e le città metropolitane individuano il personale di polizia provinciale necessario per l’esercizio delle loro funzioni fondamentali, fermo restando quanto previsto dall’articolo 1, comma 421, della legge 23 dicembre 2014, n. 190.
  2. Le leggi regionali riallocano le funzioni di polizia amministrativa locale e il relativo personale nell’ambito dei processi di riordino delle funzioni provinciali in attuazione di quanto previsto dall’articolo 1, comma 89, della legge 7 aprile 2014, n. 56.
  3. Il personale non individuato o non riallocato, entro il 31 ottobre 2015, ai sensi dei commi 2 e 3, è trasferito ai comuni, singoli o associati, con le modalità di cui al comma 1. Nelle more dell’emanazione del decreto di cui al medesimo comma 1, gli enti di area vasta e le città metropolitane concordano con i comuni del territorio, singoli o associati, le modalità di avvalimento immediato del personale da trasferire secondo quanto previsto dall’articolo 1, comma 427, della legge 23 dicembre 2014, n. 190.
  4. Il transito del personale di cui al comma 1 nei ruoli degli enti locali avviene nei limiti della relativa dotazione organica e della programmazione triennale dei fabbisogni di personale, in deroga alle vigenti disposizioni in materia di limitazioni alle spese ed alle assunzioni di personale, garantendo comunque il rispetto del patto di stabilità interno nell’esercizio di riferimento e la sostenibilità di bilancio. Si applica quanto previsto dall’articolo 4, comma 1.
  5. Fino al completo assorbimento del personale di cui al presente articolo, è fatto divieto agli enti locali, a pena di nullità delle relative assunzioni, di reclutare personale con qualsivoglia tipologia contrattuale per lo svolgimento di funzioni di polizia locale. Sono fatte salve le assunzioni di personale a tempo determinato effettuate dopo la data di entrata in vigore del presente decreto, anche se anteriormente alla data di entrata in vigore della relativa legge di conversione, per lo svolgimento di funzioni di polizia locale, esclusivamente per esigenze di carattere strettamente stagionale e comunque per periodi non superiori a cinque mesi nell’anno solare, non prorogabili.
  6. Le disposizioni del presente articolo sono applicabili nelle regioni a statuto speciale e nelle province autonome di Trento e di Bolzano compatibilmente con le disposizioni dei rispettivi statuti e con le relative norme di attuazione, anche con riferimento alla legge costituzionale 18 ottobre 2001, n. 3”.

La norma in discorso si colloca, come accennato, all’interno dei complessivi interventi normativi tesi ad assicurare il riassorbimento del personale in servizio presso province e città metropolitane in conseguenza della riduzione delle funzioni operata dalla legge di riordino 7 aprile 2014, n. 56, e della parallela imposizione di diminuzione proporzionale degli organici di personale (e della relativa spesa), imposta dalla legge di stabilità per il 2015 (art. 1, commi 421 e seguenti, legge 23 dicembre 2014, n. 190).

Quest’ultima disciplina è stata oggetto di analisi interpretativa da parte della scrivente Sezione in più occasioni, in una prima fase sollecitando preventivamente (cfr. deliberazioni n. 85/2015, 87/2015, 120/2015 e 135/2015) l’adozione di pronunce di orientamento generale da parte della Sezione delle Autonomie (intervenute con le deliberazioni n. 19/2015/QMIG e n. 26/2015/QMIG), e, in una seconda, applicando i principi di diritto affermati dalla Sezione centrale (presenti, altresì, nella deliberazione n. 28/2015/QMIG) ai dubbi interpretativi posti dai comuni istanti (si rinvia, per citarne solo alcune, alle deliberazioni n. 272, 278, 287, 308, 309, 316,  349, 356 del 2015).

Il dubbio interpretativo posto dal Comune istante attiene, invece, alle norme speciali dedicate al trasferimento nei ruoli degli enti locali (comuni, in particolare) del personale in servizio presso i corpi di polizia provinciale.

La disposizione, inserita autonomamente nell’articolato del citato decreto-legge n. 78 del 2015, recante, fra gli altri, “Disposizioni urgenti in materia di enti territoriali”, presuppone la precedente disciplina adottata dalla legge di stabilità per il 2015, n. 190 del 2014, tesa al generale riassorbimento del personale delle provincie (che, come noto, introduce un regime temporaneamente limitativo alla possibilità, da parte di tutte le pubbliche amministrazioni, di assumere dall’esterno personale a tempo indeterminato), introducendone una differente, aventi tratti peculiari, per il trasferimento del personale di polizia provinciale ai soli comuni (non ad altre pubbliche amministrazioni).

L’art. 5 del decreto-legge n. 78 del 2015, prescrive, infatti, in primo luogo, al comma 1, che, in relazione al riordino delle funzioni disposto dall’articolo 1, commi 85 e 89, della legge n. 56 del 2014, il personale appartenente ai corpi ed ai servizi di polizia provinciale transiti nei ruoli degli enti locali per lo svolgimento delle funzioni di polizia municipale, secondo le modalità e le procedure definite con il decreto di cui all’articolo 1, comma 423, della legge n. 190 del 2014.

L’esposto comma fa salvo quanto previsto dai successivi commi 2 e 3 del medesimo articolo, poiché, da un lato, gli enti di area vasta e le città metropolitane devono preventivamente individuare il personale di polizia provinciale necessario per l’esercizio delle funzioni fondamentali (che, di conseguenza, non transita nei ruoli dei comuni) e, dall’altro, le regioni, con le leggi adottate in attuazione del comma 89 della legge n. 56 del 2014, possono riallocare diversamente le funzioni di polizia amministrativa provinciale ed il relativo personale.

All’esito dei tale processo, in aderenza a quanto previsto dal comma 1, il successivo comma 4 del citato art. 5 del decreto-legge n. 78 del 2015 dispone che il personale di polizia provinciale non individuato o non riallocato ai sensi degli esaminati commi 2 e 3, sia trasferito ai comuni, singoli o associati (nelle more dell’emanazione del decreto di definizione dei criteri e delle procedure di mobilità, gli enti di area vasta e le città metropolitane possono concordare con i comuni del territorio modalità di avvalimento immediato del personale da trasferire).

In particolare, l’art. 5, comma 5, del decreto-legge n. 78 del 2015 introduce una differente disciplina di favore per il transito del (solo) personale di polizia provinciale nei (soli) enti locali, prevedendo che possa avvenire (nei limiti della relativa dotazione organica e della programmazione triennale dei fabbisogni di personale) in deroga sia alle vigenti disposizioni in materia di limitazioni alle spese per il personale (aventi fonte nell’art. 1, commi 557 e 562, della legge n. 296 del 2006) che, soprattutto, a quelle sulle assunzioni (aventi fonte nell’art. 3, comma 5, decreto-legge n. 90 del 2014, convertito dalla legge n. 114 del 2014, e successive modifiche e integrazioni).

L’art. 5 del citato decreto-legge n. 78 del 2015, infine, al comma 6, introduce una specifica sanzione in caso di violazione delle descritte norme, prescrivendo che, fino al completo assorbimento del personale di polizia provinciale, è fatto divieto agli enti locali, a pena di nullità, di reclutare personale, con qualsivoglia tipologia contrattuale, per lo svolgimento di funzioni di polizia locale (permettendo solo assunzioni a tempo determinato, esclusivamente per esigenze di carattere stagionale e comunque per periodi non superiori a cinque mesi nell’anno solare, non prorogabili).

Al quesito specifico sottoposto dal Comune istante (possibilità, per le assunzioni nei servizi di polizia locale, di procedere, nel limite dei resti assunzionali del triennio 2011-2013, al reclutamento a tempo indeterminato di personale dall’esterno o mediante procedure di mobilità volontaria non riservata ai dipendenti di enti di area vasta), deve, pertanto, fornirsi risposta negativa, anche in aderenza a quanto affermato dalla Sezione regionale di controllo per la Puglia nelle deliberazioni n. 201/2015/PAR e n. 204/2015/PAR (alle cui motivazioni si fa rinvio, per gli aspetti non espressamente richiamati).

Il transito del personale di polizia provinciale nei ruoli della polizia municipale viene agevolato, infatti, attraverso la previsione di specifiche deroghe sia all’osservanza delle limitazioni alle spese complessiva per il personale (prevista dal comma 424 della legge di stabilità per i 2015 al fine di riassorbire il generale personale delle province) che, soprattutto, a quelle relative alle assunzioni di personale (non inserita, invece, ai fini del riassorbimento del generale personale delle province, che trova titolo, invece, come prescritto dal comma 424, nell’utilizzo proprio dei contingenti destinati alle assunzioni a tempo determinato). Inoltre, l’imposizione di un divieto assoluto di alternativo reclutamento (sanzionato a pena di nullità) si innesta su una disciplina che non destina, come recita il comma 424 della legge n. 190 del 2014, predeterminati contingenti assunzionali, limitati nel tempo (quelli di competenza degli esercizi 2015 e 2016), al riassorbimento del personale degli enti di area vasta, ma, prescindendo dalla presenza o meno di capacità assunzionale in capo ai comuni, permette/impone a questi ultimi di reclutare personale di polizia provinciale.

Pertanto, a differenza della disciplina tesa al riassorbimento generale del personale delle province e delle città metropolitane (art. 1, comma 424, legge n. 190 del 2014), l’art. 5 del decreto-legge n. 78 del 2015 non fa riferimento a contingenti assunzionali, né derivanti dalle cessazioni degli esercizi 2014 e 2015 (da destinare, come noto, all’assunzione di soli vincitori di concorso o al personale degli enti di area vasta, cfr. Sezione delle Autonomie, deliberazione n. 26/2015/QMIG), né dal precedente triennio 2011-2013 (utilizzabili anche per effettuare liberamente assunzioni dall’esterno, cfr. SRC Lombardia, deliberazione n. 278 e 349/2015/PAR), ma permette/impone ai comuni (a prescindere dalla presenza di capacità assunzionali) di assumere il personale di polizia provinciale (con divieto di assunzioni alternative fino al completo riassorbimento).

Per le ragioni sopra esposte, l’eventuale assunzione a tempo indeterminato, da parte di un comune, di agenti di polizia municipale ricade nello spettro applicativo del divieto di cui all’art 5, comma 6, del decreto-legge n. 78 del 2015, convertito dalla legge n. 125 del 2015, e nella conseguente sanzione della nullità.

Tale interpretazione, come rilevato dalla Sezione regionale per la Puglia nella deliberazione n. 201/2015/PAR, risulta peraltro aderente a quanto statuito, in motivazione, dalla Sezione delle Autonomie nella deliberazione n. 28/2015/QMIG, che ha osservato come la fattispecie specifica disciplinata dall’art. 5 del decreto-legge n. 78 del 2015 “non consente all’ente locale (salvo che per le assunzioni a tempo determinato per le esigenze temporanee di cui all’art 5, comma 6 del D.L. 78/2015) di procedere all’assunzione di personale di polizia municipale mediante scorrimento di graduatoria tenendo conto, cumulativamente, delle cessazioni intervenute nel triennio 2012-2014”.