LINEE GUIDA AL REFERTO SUI CONTROLLI INTERNI – CORTE DEI CONTI SEZIONE AUTONOMIE DELIBERA N. 6/2016

referto controlli interniControlli interni – art. 148 TUEL Linee guida per il referto annuale del Sindaco per i comuni con popolazione superiore ai 15.000 abitanti e del Presidente della città metropolitana e della provincia sul funzionamento del sistema dei controlli interni (art. 148 TUEL) per l’esercizio 2015.

Link al documento: https://servizi.corteconti.it/bdcaccessibile/ricercaInternet/doDettaglio.do?id=628-22/02/2016-SEZAUT

LE NUOVE REGOLE PER LA FINANZA PUBBLICA – MINISTERO DELL’ECONOMIA E DELLE FINANZE CIRCOLARE N. 5/2016

nuove regole finanza pubblicaE’ stata firmata la Circolare n. 5 del 10 febbraio 2016 concernente le nuove regole di finanza pubblica per il triennio 2016-2018 per gli enti territoriali, volte ad assicurare il concorso alla realizzazione degli obiettivi di finanza pubblica delle regioni, delle città metropolitane, delle province e dei comuni, ai sensi dell’articolo 1, comma 707, commi da 709 a 713, comma 716 e commi da 719 a 734 della legge 28 dicembre 2015, n. 208 (legge di stabilità 2016). Il documento contiene indicazioni sulla determinazione del nuovo saldo di finanza pubblica e sulle modalità concernenti il monitoraggio e la certificazione, nonché i criteri interpretativi per l’applicazione delle nuove regole di finanza pubblica da parte degli enti territoriali.

Link al documento: http://www.rgs.mef.gov.it/VERSIONE-I/CIRCOLARI/2016/Circolare_del_10_febbraio_2016_5.html

NON SI APPLICANO I LIMITI DI SPESA PER IL RIASSORBIMENTO DI PERSONALE – DELIBERA CORTE DEI CONTI SEZIONE AUTONOMIE N. 4/2016

no limiti spesa riassorbimento personaleQuestione concernente la corretta interpretazione ed applicazione delle previsioni di cui all’art. 34, comma 2, della legge della Regione siciliana 9 maggio 1986, n. 22, ove si dispone che, a seguito dell’estinzione di una IPAB, “i beni patrimoniali sono devoluti al Comune, che assorbe anche il personale dipendente, facendone salvi i diritti acquisiti in rapporto al maturato economico”. La Sezione delle autonomie della Corte dei conti, sulla questione interpretativa posta dalla Sezione di controllo per la Regione siciliana con la deliberazione n. 316/2015/QMIG, pronuncia i seguenti principi di diritto: “Nei casi di trasferimento di personale ad altro ente pubblico derivante dalla soppressione di un ente obbligatoriamente disposta dalla legge, non si ritiene applicabile il limite assunzionale fissato dalla normativa vigente in materia di spese di personale ai fini del coordinamento di finanza pubblica. La deroga al detto vincolo comporta, tuttavia, il necessario riassorbimento della spesa eccedente negli esercizi finanziari successivi a quello del superamento del limite”. “Ove una legge regionale stabilisca la soppressione di un ente e il concomitante riassorbimento del personale da parte di altro ente pubblico, si deve ritenere applicabile il principio sancito dall’art. 97 Costituzione dell’obbligatorietà del previo ricorso a procedure concorsuali per il reclutamento del personale da parte dell’ente soppresso. Pertanto, non possono essere ammessi nei ruoli dell’ente pubblico accipiente dipendenti che non abbiano superato un pubblico concorso”.

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DANNO ERARIALE PER LA LIQUIDAZIONE DI INCENTIVI ILLEGITTIMI – SENTENZA CORTE DEI CONTI PUGLIA N. 574/2015

danno erariale incentivi illegittimiFATTO

1.      Con atto di citazione depositato il 09.04.2015 la Procura Regionale ha citato in giudizio Amorese Giuseppe per sentirlo condannare al pagamento, in favore del Comune di Corato, a titolo di colpa grave, della somma complessiva di €. 13.249,90, il tutto aumentato del maggior danno da svalutazione monetaria e di interessi legali dalla data della sentenza fino all’effettivo soddisfacimento del credito e con vittoria delle spese di giudizio.

2.      Riferiva il Requirente pubblico che in data 26 Marzo 2012 perveniva una relazione concernente la verifica amministrativo-contabile effettuata dai Servizi Ispettivi di Finanza Pubblica del M.E.F. presso il Comune di Corato. All’esito delle indagini svolte sarebbe stata accertata, fra le diverse irregolarità riscontrate, anche l’erogazione dell’incentivo previsto dall’art. 92 del D.lgs. 163/2006 in maniera difforme rispetto ai parametri di legge.

3.      In particolare, la Procura attrice ha evidenziato che l’odierno convenuto, nella propria qualità di Dirigente del Settore Lavori Pubblici, con diverse proprie determinazioni, avrebbe proceduto a liquidare l’incentivo in narrativa in favore del personale dell’Ufficio Tecnico Comunale, nella misura del 2%, anche nel periodo di vigenza dell’art. 61, comma 7-bis del D.L. 112/08, convertito con modificazioni dalla L. 6 agosto 2008, n. 133 (in S.O. n.196, relativo alla G.U. 21/08/2008, n.195) secondo cui a decorrere dal 1° Gennaio 2009, la misura dell’incentivo doveva essere ridotta allo 0,5%. Tale norma è stata poi abrogata a decorrere dal 24.11.2010 dall’art. 35, comma 3, della legge 4 novembre 2010, n. 183, che ne ha ripristinato l’originaria misura del 2%.

4.      La relazione ispettiva ministeriale concludeva per una contestazione di danno pari ad € 40.248,45 dal quale la Procura erariale – all’esito di attività istruttoria – ha detratto le somme per prestazioni effettuate prima dell’entrata in vigore dell’art.61, comma 7 bis del D.L. 112/08 ed, a seguito della spedizione dell’invito a dedurre e della parziale condivisione delle controdeduzioni del convenuto in punto di quantificazione del danno, ha definitivamente contestato, nella contestuale ricorrenza dell’elemento psicologico della colpa grave, quale danno risarcibile, la somma di Euro 13.249,90.

5.      Nessuno si è costituito per il convenuto anche se, con nota versata a fascicolo in data 18.09.2015, la locale Procura ha depositato una memoria difensiva, ad essa inviata dal convenuto, con la quale costui informava dell’avvenuto intraprendimento delle iniziative recuperatorie – dal medesimo adottate  nella qualità rivestita – nei confronti dei beneficiari delle somme indebitamente erogate.

All’udienza del 5 ottobre 2015 il Pubblico Ministero si è riportato agli atti scritti, insistendo per la condanna del convenuto.

La causa veniva, quindi, trattenuta in decisione.

Considerato in

DIRITTO

La domanda proposta dalla Procura Regionale deve essere accolta integralmente.

Essa si fonda sul danno erariale cagionato dalla condotta tenuta da parte del Dirigente dell’Ufficio Lavori Pubblici del Comune di Corato per aver questi corrisposto in misura intera (pari al 2%) ai propri dipendenti l’incentivo di cui all’art. 92 del D.Lgs. 163/2006, pur nella vigenza del comma 7bis dell’art. 61 del D.L. 25 giugno 2008, n. 112 – introdotto all’articolo 18, comma 4-sexies, del decreto-legge 29 novembre 2008, n. 185, convertito, con modificazioni, dalla legge 28 gennaio 2009, n. 2. Nello specifico, l’art. 92 sopra citato (rubricato “corrispettivi, incentivi per la progettazione e fondi a disposizione delle stazioni appaltanti”), nell’originaria formulazione, stabiliva che “una somma non superiore al due per cento dell’importo posto a base di gara di un’opera o di un lavoro…a valere direttamente sugli stanziamenti di cui all’art. 93 – comma 7 – è ripartita, per ogni singola opera o lavoro….tra il responsabile del procedimento e gli incaricati della redazione del progetto, del piano sicurezza…”. La norma modificativa di cui al citato comma 7bis stabilisce, di converso che “a decorrere dal 1° gennaio 2009, la percentuale prevista dall’articolo 92, comma 5, del codice dei contratti pubblici relativi a lavori, servizi e forniture, di cui al decreto legislativo 12 aprile 2006, n. 163, è destinata nella misura dello 0,5 per cento alle finalità di cui alla medesima disposizione e, nella misura dell’1,5 per cento, è versata ad apposito capitolo dell’entrata del bilancio dello Stato per essere destinata al fondo di cui al comma 17 del presente articolo”. Il comma 7 bis  riproduce, in sostanza, il comma 8 dell’art. 61 del D.L. 112/2008, abrogato con l’art. 1 – comma 10 quater- della legge 22 dicembre 2008, n. 201 ed è stato successivamente abrogato a decorrere dal 24.11.2010 dall’art. 35, comma 3, della legge 4 novembre 2010, n. 183, che ne ha ripristinato l’originaria misura del 2%.

La verifica dell’insorgenza di tale diritto in capo a chi ha posto in essere le attività di progettazione contemplate dalla norma citata, ha formato oggetto di una specifica pronuncia della Sezione delle Autonomie di questa Corte.

Con deliberazione n° 7/2009 del 23 aprile-8 maggio 2009, la detta Sezione ha esaminato funditus le implicazioni applicative delle disposizioni concernenti l’incentivo per la progettazione di cui all’art. 92, comma 5, del d. lgs. n° 163 del 2006 in seguito alla successione delle suindicate norme, risolvendo, in particolare, i dubbi interpretativi concernenti l’ambito dell’efficacia temporale della disposizione “riduttiva” di cui al comma 7-bis aggiunto all’art. 61 del decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112, convertito, con modificazioni, dalla legge 6 agosto 2008, n. 133 (che riproduce sostanzialmente il comma 8 dell’art. 61 del decreto-legge n° 112 del 2008 abrogato con l’art. 1, comma 10-quater del decreto-legge n° 162 del 2008, convertito, con modificazioni, nella legge n° 201 del 2008). Essa, infatti, ha esaminato i contrastanti orientamenti formatisi sulla materia, da un lato quello del Ministero dell’economia e delle finanze – Dipartimento della Ragioneria generale dello Stato con la circolare n° 36 del 23 dicembre 2008 (nel senso di ammettere che la riduzione percentuale di che trattasi opererebbe per tutta l’attività progettuale non ancora remunerata alla data del 1° gennaio 2009 e non solo per i lavori avviati dopo l’entrata in vigore della nuova disciplina, e anche in presenza di contratti integrativi definiti secondo la previgente disciplina) e, dall’altro, quello delle Sezioni regionali di controllo (in termini, Sezione di controllo per la Lombardia, deliberazione n° 40/2009 del 24 febbraio 2009, secondo cui i compensi erogati dal 1° gennaio 2009, ma relativi ad attività realizzate prima di tale data, sarebbero assoggettati alla previgente disciplina), stabilendo che le ricordate disposizioni debbono essere interpretate in armonia con i principi generali dell’ordinamento e, quindi, non possono avere efficacia retroattiva ed applicarsi anche in quei casi in cui le attività incentivate siano già state compiute, pervenendo alla conclusione che “il significato della disposizione contenuta nel comma 7-bis del D.L. 112/2008, convertito dalla legge 133/2008, va inteso nel senso che il “quantum” del diritto al beneficio, quale spettante sulla base della somma da ripartire nella misura vigente al momento in cui questo è sorto, ossia al compimento delle attività incentivate, non possa essere modificato per effetto di norme che riducano per il tempo successivo l’entità della somma da ripartire, per cui i compensi erogati dal 1 gennaio 2009, ma relativi ad attività realizzate prima di tale data, restano assoggettati alla previgente disciplina, ossia a quella contenuta nell’art. 92 – comma 5 – del codice dei contratti pubblici, prima della modifica apportata con il comma 7 bis – aggiunto all’art. 61 del D.L. 25 giugno 2008, n. 112, convertito dalla legge 6 agosto 2008, n. 133”.

Orbene, tanto premesso in termini generali, questa Sezione non ravvisa motivi per discostarsi dal suindicato orientamento della Sezione delle Autonomie, che ha trovato univoca e motivata conferma nella successiva attività consultiva delle Sezioni regionali di controllo (cfr. Sezione regionale di controllo per il Molise, 27/2009 del 28 aprile 2009; Sezione regionale di controllo per la Lombardia, 13 maggio 2009, nn. 209 e 210; Sezione regionale di controllo per il Piemonte, 13 maggio 2009, nn. 19 e 20; Sezione regionale di controllo per la Basilicata, 22 maggio 2009, n° 21, Sezione regionale di controllo per la Campania, 26 giugno 2009 n. 31).

Ciò posto in termini di contesto normativo, è emerso, dall’istruttoria svolta e non contestata da parte del convenuto con efficaci argomentazioni difensive, che le somme addebitate alla sua responsabilità costituiscano posta di danno certa ed attuale in quanto erogate pur in presenza di un espresso divieto normativo che, per il periodo considerato, aveva determinato un sensibile abbattimento nella misura degli incentivi di progettazione. Invero, il convenuto, in sede di audizione personale e di produzioni difensive precontenziose, non ha offerto elementi idonei a scalfire le contestazioni mossegli, limitandosi a trasmettere i provvedimenti con i quali, pur a fronte dell’inerzia dei responsabili dei servizi interessati, ha personalmente avviato l’attività di recupero delle somme corrisposte in violazione di legge. A tal proposito, è appena il caso di rilevare che, seppure tali circostanza sia astrattamente idonea a ridondare sull’attualità del danno, essa si riveli comunque ininfluente ai fini di interesse, atteso che non è stata fornita alcuna prova sul piano dell’effettivo ed integrale recupero delle somme, unico motivo che avrebbe consentito di valutare un possibile difetto di interesse ad agire della Procura attrice, idoneo a rendere inammissibile la domanda proposta.

Quanto all’elemento psicologico, reputa necessario questo Collegio evidenziare come la condotta del convenuto, all’epoca dei fatti responsabile dell’articolazione tecnica del Comune competente in materia, si connoti nei termini di gravità richiesti dalle norme in materia di responsabilità amministrativa ai fini dell’addebito in narrativa. Va, infatti, osservato come la norma in rassegna, al di là delle singole posizioni assunte da parte della giurisprudenza in prima battuta, ha poi trovato componimento nella pronuncia orientativa della Sezione delle autonomie e la sua formulazione lessicale non lascia spazi a significativi dubbi esegetici. Pertanto, non può ammettersi che essa non sia stata applicata per il Comune di Corato per un lasso temporale esteso e senza che ne sia stata neppure sospesa l’erogazione in attesa di un chiarimento della giurisprudenza, allo scopo di scongiurare il rischio (poi tradottosi in pericolo concreto) di effettuare erogazioni al personale successivamente rivelatesi indebite.

Atteso quindi che risultano integrati i presupposti per l’affermazione della responsabilità amministrativa del convenuto e tenuto conto che non sussistono ragioni per l’esercizio del potere riduttivo, reputa il Collegio che questi debba essere condannato al pagamento dell’importo di €. 13.249,90, oltre rivalutazione, secondo indici ISTAT, dalla data di ciascun pagamento sino alla data di deposito della presente sentenza ed interessi, nella misura legale, sull’importo rivalutato, dalla data di deposito della presente sentenza sino al dì dell’effettivo soddisfo.

Le spese del giudizio seguono la soccombenza e vengono liquidate in dispositivo.

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PREVALE LO SCORRIMENTO DELLA GRADUATORIA IN ESSERE SULLA MOBILITA’ ESTERNA – SENTENZA DEL TAR PUGLIA N. 30/2016

obbligo scorrimento graduatorieFATTO e DIRITTO

La sig.ra Annamaria Serripierri impugna l’avviso di mobilità esterna, pubblicato dal Comune di Palo del Colle, riservata al personale di ruolo dichiarato in sovrannumero degli enti di area vasta, per la copertura di un posto di Agente di Polizia Municipale, cat. C1, unitamente a tutti gli atti ad esso presupposti e conseguenti.

Espone di aver partecipato, collocandosi al quinto posto della relativa graduatoria di merito, al concorso pubblico per l’assunzione con contratto a tempo indeterminato di n. 2 Agenti di Polizia Municipale, Cat. C1, indetto dal Comune di Palo del Colle, con determina dirigenziale n. 119 del 16.11.2009.

Sostiene che la suddetta graduatoria ha avuto scorrimento fino al quarto posto e, in forza della proroga disposta dal D.L. n. 101/2013, convertito dalla L. n. 125/2013, mantiene validità fino al 31.12.2016.

Ritenendo che l’indizione della procedura di mobilità precluda il suo diritto ad essere assunta in ruolo mediante lo scorrimento della graduatoria del concorso a cui ella ha preso parte, ha opposto agli atti gravati i seguenti motivi di ricorso: violazione e falsa applicazione di legge, in particolare, art. 97 Cost., art. 91 D. Lgs. n. 267/2000, art. 30 D. Lgs. n. 165/2001 ed eccesso di potere sotto vari profili.

La ricorrente rivendica, per il reclutamento di un agente di Polizia Municipale da parte del Comune intimato, lo scorrimento della graduatoria del concorso pubblico, in luogo del reclutamento tramite procedura di mobilità in forza dell’art. 30, comma 2 bis, D. Lgs. n. 165/2001, in quanto la prevalenza della mobilità esterna sarebbe sancita dalla legge solo in rapporto all’indizione di nuove procedure concorsuali.

Ritiene che la mobilità costituirebbe modalità di reclutamento recessiva rispetto allo scorrimento della graduatoria concorsuale.

Evidenzia, in ogni caso, la ricorrenza dell’onere motivazionale rafforzato per i casi in cui l’amministrazione decida di coprire posti vacanti utilizzando modalità diverse dallo scorrimento della graduatoria che, nei provvedimenti gravati, mancherebbe del tutto.

La ricorrente chiede anche il risarcimento dei danni conseguenti all’adozione dei provvedimenti impugnati, ivi compresi, quelli da ritardo nell’immissione in ruolo. Chiede, altresì, quale risarcimento del danno in forma specifica, la condanna dell’amministrazione all’assunzione in ruolo nel posto vacante di agente di polizia municipale, cat. C1, per scorrimento della graduatoria.

Il Comune di Palo del Colle, regolarmente intimato, non si è costituito in giudizio.

Con ordinanza n. 584/2015, la ricorrente ha rinunciato all’istanza cautelare, a fronte di una sollecita fissazione dell’udienza di merito.

All’udienza pubblica del 17.12.2015, la causa è stata trattenuta in decisione.

Il ricorso è parzialmente fondato.

La controversia è incentrata sul metodo di assunzione scelto dal Comune per coprire il posto vacante di Agente di Polizia Municipale.

La ricorrente contesta la determinazione comunale di procedere alla copertura di tale posto attraverso la procedura di mobilità esterna ai sensi dell’art. 30 D. Lgs. n. 165/2001, asserendone l’illegittimità per non avere l’Amministrazione attinto dalla precedente – e tuttora vigente- graduatoria del concorso pubblico indetto dal medesimo Comune di Palo del Colle, con la determinazione dirigenziale n. 119 del 16.11.2009, nella quale si è collocata al quinto posto.

A riguardo il Collegio osserva che le proroghe dei termini di efficacia delle graduatorie di concorsi pubblici esprimono un favore per la copertura dei posti negli organici degli enti pubblici resisi via via vacanti attraverso lo scorrimento delle graduatorie efficaci, giustificato anche dall’obiettivo di riduzione e contenimento della spesa pubblica (Cons. Stato, sent. 31 luglio 2012, n. 4329).

Per gli enti locali, la relativa disciplina si rinviene nell’art. 91, comma 4, del D. Lgs. n. 267 del 2000, ai sensi del quale “Le graduatorie concorsuali rimangono efficaci per un termine di tre anni dalla data di pubblicazione per l’eventuale copertura dei posti che si venissero a rendere successivamente vacanti e disponibili, fatta eccezione per i posti istituiti o trasformati successivamente all’indizione del concorso medesimo”, a cui si aggiungono le proroghe di volta in volta previste da singole disposizioni normative.

Il D.L. n.90/2014 e la Circolare del Ministero della Funzione Pubblica n. 1/2015 prevedono, inoltre, che la percentuale di turn over legata alle facoltà di assunzioni deve essere destinata in via prioritaria all’immissione nei ruoli dei vincitori di concorso pubblico collocati nelle proprie graduatorie vigenti o approvate al 1° gennaio 2015. Le risorse rimanenti, ovvero quelle derivanti dalle facoltà ad assumere al netto di quelle utilizzate per l’assunzione dei vincitori, devono essere destinate ai processi di mobilità del personale soprannumerario degli enti di area vasta.

Fermo il potere dell’amministrazione di procedere o non procedere alla copertura dei posti, implicito nella locuzione “per l’eventuale copertura” di cui al suindicato art. 91 D.Lgs 267/2000, l’unico limite allo scorrimento della graduatoria è che non si tratti di posti di nuova istituzione o trasformazione.

L’Adunanza plenaria, nella sentenza 28 luglio 2011, n. 14, ha espresso ai sensi dell’art. 99, comma 5, cod. proc. amm., il seguente principio di diritto: “in presenza di graduatorie concorsuali valide ed efficaci, l’amministrazione, se stabilisce di provvedere alla copertura dei posti vacanti, deve motivare la determinazione riguardante le modalità di reclutamento del personale, anche qualora scelga l’indizione di un nuovo concorso, in luogo dello scorrimento delle graduatorie vigenti”.

Se ne desume che la regola generale delle assunzioni rimane sempre quella di tipo concorsuale dello scorrimento delle graduatorie.

Nel caso in esame, il Comune ha deliberato di avviare la procedura di mobilità esterna, ai sensi dell’art. 30 del D. Lgs. n. 165/2001, mentre risulta tuttora vigente la graduatoria del concorso pubblico di cui alla determina dirigenziale del Comune di Paolo del Colle, n. 119 del 16.11.2009, per effetto della proroga da ultimo disposta dal D.L. n. 101/2013, convertito nella L. n. 125/2013.

La controversia, dunque, attiene più specificamente la questione della prevalenza della mobilità esterna prevista dalla richiamata norma.

Il comma 2 bis dell’articolo 30, D. Lgs. n. 165/2001 e s.m.i. sancisce il principio del previo esperimento di mobilità rispetto all’espletamento di procedure concorsuali per il reclutamento di nuovo personale.

La giurisprudenza ha già da tempo chiarito la portata di tale previsione stabilendo che, nel caso di scorrimento di una graduatoria di concorso valida ed efficace, non è legittimo determinarsi al reclutamento di personale avviando, ex novo, procedura di mobilità volontaria ex art. 30, D. Lgs. n. 165/2001, in quanto la prevalenza della mobilità esterna è prevista dal Legislatore solo rispetto a nuove procedure concorsuali.

E’ stato, infatti, osservato che “La mobilità esterna, come detto, non comporta alcun risparmio di spesa, attesa la maggior spesa per la nuova procedura, mentre sotto gli altri aspetti (migliore razionalità dell’organizzazione pubblica e della funzionalità dei suoi uffici), le due procedure di assunzione si equivalgono, attesa la garanzia di professionalità o già formate in ambito amministrativo per il personale in mobilità o accertata a mezzo regolare concorso per gli idonei”. Si è perciò stabilito che “la modalità di assunzione per scorrimento della graduatoria di concorso già espletato è estranea alla fattispecie delineata dal comma 2 bis dell’art. 30”. (Cons Stato, Sez. V, sent. 4329 del 12.07.2015).

Ne deriva che l’articolo 30 del D. Lgs. n. 165/2001 deve ritenersi non operante nel caso in cui sia possibile coprire il posto resosi vacante attingendo, mediante scorrimento, dalla graduatoria relativa a concorso pubblico.

Diversamente accade, invece, per l’ipotesi di cui all’art. 34 bis del D. Lgs. n. 165/2001, che enuncia il principio per cui il personale in esubero – ex artt. 33 e 34 del TUPI- presso qualsiasi pubblica amministrazione deve poter essere ricollocato, durante il periodo di disponibilità, presso altre amministrazioni, (in tal senso anche il D.L. n.90/2014 ).

In particolare, al comma 5 è sancita la nullità di diritto delle assunzioni effettuate in violazione delle prescrizioni contenute nel medesimo articolo.

Nel provvedimento gravato, il Comune riferisce di aver richiesto alla Regione i nominativi di personale in disponibilità in possesso dei requisiti richiesti per la copertura dei posti resisi vacanti, secondo quanto disposto dall’art. 34 bis D. Lgs. n. 165/2001 e che la Regione ha dato riscontro alla relativa nota, comunicando l’assenza di personale in disponibilità in possesso dei requisiti richiesti.

La procedura di mobilità è stata, pertanto, avviata ai sensi dell’art. 30 D.Lgs n. 165/2001.

Ne consegue che tale procedura, per i principi sopra enunciati, deve ritenersi illegittima per la parte riferita alla copertura del posto di Agente di Polizia Municipale, cat. C1, in quanto è possibile coprire il posto resosi vacante attingendo – mediante scorrimento- dalla graduatoria, tuttora valida, relativa al concorso pubblico indetto dal medesimo Comune con determinazione dirigenziale n. 119 del 16.11.2009.

La ricorrente chiede anche l’accertamento diritto all’assunzione e il risarcimento del danno, anche in forma specifica mediante l’assunzione in ruolo, ivi compreso quello derivante dal ritardo nell’assunzione.

A riguardo il Collegio osserva che tali questioni non attengono alla fase della procedura di concorso ovvero al controllo giudiziale sulla legittimità della scelta discrezionale operata dell’Amministrazione dell’indizione di una selezione di mobilità, in luogo dello scorrimento della graduatoria – ancora valida ed efficace- di precedente concorso pubblico.

Le controversie riconducibili al diritto all’assunzione, ivi comprese quelle risarcitorie attinenti alla relativa tutela, non sono demandate al giudice cui spetta il controllo del potere amministrativo ai sensi dell’art. 103 Cost., ma al giudice ordinario, in quanto riferite alla successiva fase relativa agli atti di gestione del rapporto di lavoro.

Il “diritto all’assunzione”, infatti, si colloca al di fuori dell’ambito della procedura concorsuale ed è la risultante di una valutazione discrezionale dell’amministrazione, donde la sussistenza della giurisdizione civile. La questione del risarcimento del danno da ritardo nella assunzione, in quanto derivante dal riconoscimento della lesione del relativo diritto soggettivo è configurabile solo dopo che l’amministrazione abbia deciso di procedere all’assunzione e deve essere, anch’essa, prospettata innanzi al giudice ordinario (cfr., ex multis, Cons. St., sez. III, 21 maggio 2013 n. 2754).

Il ricorso, pertanto, deve essere accolto limitatamente alla parte riferita all’annullamento dell’avviso di mobilità esterna riferita alla copertura di un posto di agente di Polizia Municipale, cat. C1, pubblicato dal Comune di Palo del Colle in data 18.08.2015, G.U. n. 63 e alla relativa determina dirigenziale n. 733/2015 di indizione della medesima procedura di mobilità, riferita alla copertura del suindicato posto.

Per la parte riferita all’accertamento e declaratoria del diritto all’assunzione e al risarcimento dei danni, invece, il ricorso deve essere dichiarato inammissibile per difetto di giurisdizione del giudice amministrativo adito, riservata al giudice ordinario, innanzi al quale le parti potranno riassumere il giudizio.

Resta fermo, tuttavia, l’onere conformativo cui soggiace l’amministrazione, in esecuzione della presente sentenza, in base alla quale essa dovrà procedere all’assunzione, laddove non sussistano ulteriori ragioni non esaminate in questa sede.

Attesa la natura delle questioni sottese alla controversia, oggetto di recenti orientamenti giurisprudenziali, sussistono giusti motivi per compensare le spese del giudizio.

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I PIANI DI RAZIONALIZZAZIONE POSSONO FINANZIARE IL SALARIO ACCESSORIO SOLTANTO L’ANNO SUCCESSIVO – DELIBERAZIONE CORTE DEI CONTI TOSCANA N. 8/2016

piani di razionalizzazione

Nel merito, la disposizione citata in premessa prevede, al comma 4, che “Fermo restando quanto previsto dall’articolo 11, le amministrazioni di cui all’articolo 1, comma 2, del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165, possono adottare entro il 31 marzo di ogni anno piani triennali di razionalizzazione e riqualificazione della spesa, di riordino e ristrutturazione amministrativa, di semplificazione e digitalizzazione, di riduzione dei costi della politica e di funzionamento, ivi compresi gli appalti di servizio, gli affidamenti alle partecipate e il ricorso alle consulenze attraverso persone giuridiche. Detti piani indicano la spesa sostenuta a legislazione vigente per ciascuna delle voci di spesa interessate e i correlati obiettivi in termini fisici e finanziari.” Il comma 5 dispone che “In relazione ai processi di cui al comma 4, le eventuali economie aggiuntive effettivamente realizzate rispetto a quelle già previste dalla normativa vigente, dall’articolo 12 e dal presente articolo ai fini del miglioramento dei saldi di finanza pubblica, possono essere utilizzate annualmente, nell’importo massimo del 50 per cento, per la contrattazione integrativa, di cui il 50 per cento destinato alla erogazione dei premi previsti dall’articolo 19 del decreto legislativo 27 ottobre 2009, n. 150. La restante quota è versata annualmente dagli enti e dalle amministrazioni dotati di autonomia finanziaria ad apposito capitolo dell’entrata del bilancio dello Stato. La disposizione di cui al precedente periodo non si applica agli enti territoriali e agli enti, di competenza regionale o delle provincie autonome di Trento e di Bolzano, del SSN. Le risorse di cui al primo periodo sono utilizzabili solo se a consuntivo è accertato, con riferimento a ciascun esercizio, dalle amministrazioni interessate, il raggiungimento degli obiettivi fissati per ciascuna delle singole voci di spesa previste nei piani di cui al comma 4 e i conseguenti risparmi. I risparmi sono certificati, ai sensi della normativa vigente, dai competenti organi di controllo. Per la Presidenza del Consiglio dei Ministri e i Ministeri la verifica viene effettuata dal Ministero dell’economia e delle finanze – Dipartimento della Ragioneria generale dello Stato per il tramite, rispettivamente, dell’UBRRAC e degli uffici centrali di bilancio e dalla Presidenza del Consiglio – Dipartimento della funzione pubblica”.

La ratio della menzionata disposizione risiede nella voluntas legislatoris di conseguire ulteriori risparmi di spesa attraverso la riduzione dei consumi di beni e servizi all’interno delle amministrazioni pubbliche, ponendosi in essere piani di razionalizzazione finalizzati a favorire una maggiore efficienza ed economicità del ciclo della spesa pubblica. Si prevede, infatti, la facoltà di adozione, entro il 31 marzo di ogni anno, di piani triennali di razionalizzazione della spesa e di riordino e semplificazione amministrativa finalizzati al conseguimento di risparmi aggiuntivi di spesa, l’accertamento annuale a consuntivo dell’effettività di tali risparmi ove emerga inequivocabilmente il conseguimento degli obiettivi programmati e le conseguenti riduzioni della spesa, la certificazione degli stessi risparmi ad opera degli organi di controllo all’uopo deputati dalla normativa vigente ed, in fine, a scopo premiale, la destinazione al fondo per la contrattazione integrativa di una quota parte, da utilizzarsi annualmente, dei risparmi ottenuti. Appare sufficientemente chiaro come la norma recata àncori l’utilizzo di una quota parte dei risparmi attesi all’effettivo accertamento a consuntivo del raggiungimento, per ciascun esercizio finanziario, degli obiettivi fissati dal piano di razionalizzazione e quindi della riduzione di spesa che deve poi essere soggetta a certificazione ( c. 5:“(…)Le risorse di cui al primo periodo sono utilizzabili solo se a consuntivo è accertato, con riferimento a ciascun esercizio, dalle amministrazioni interessate, il raggiungimento degli obiettivi fissati per ciascuna delle singole voci di spesa previste nei piani di cui al comma 4 e i conseguenti risparmi.(…)”). Pertanto, anche in considerazione – si aggiunga – del fatto che il fondo, nelle sue componenti costitutive, viene definito all’inizio dell’anno e successivamente certificato sotto il profilo della compatibilità economico-finanziaria, è evidente, stante il tenore normativo, come i risparmi aggiuntivi possano essere destinati, in quota parte, alla contrattazione integrativa e, dunque al fondo, solo con riferimento all’esercizio successivo rispetto a quello nel quale tali riduzioni siano state realizzate. Peraltro, di quanto detto in precedenza, sembra essere consapevole lo stesso ente richiedente ove afferma, nella propria formulazione dei quesiti rivolti a questa Sezione, che le economie “sono concretamente accertabili a consuntivo nell’anno successivo” e, dunque, solo in tale sede, come del resto è normativamente previsto, è possibile rilevare l’accertamento effettivo del raggiungimento degli obiettivi fissati per ciascuna delle singole voci di spesa previste nei piani e i relativi risparmi di spesa.

Con specifico riferimento al secondo quesito e, segnatamente, se i beneficiari dei compensi finanziati con le maturate economie debbano essere la generalità dei dipendenti ovvero, anche per una parte di tali risorse, i dipendenti che hanno concretamente lavorato al conseguimento di dette economie, la menzionata disposizione prevede che i risparmi possano essere destinati alla contrattazione nella misura massima del 50 per cento, e di questa percentuale, la metà, deve avere ad oggetto l’erogazione dei premi previsti dall’articolo 19 del decreto legislativo 27 ottobre 2009, n. 150, in materia di ottimizzazione della produttività del lavoro pubblico e di efficienza e trasparenza delle Pubbliche amministrazioni, quali strumenti finalizzati a valorizzare il merito e l’incentivazione della produttività e che consentono di premiare la generalità dei dipendenti dell’ente pubblico, sia pure sulla base della valutazione delle performances individuali degli stessi. Residua, pertanto, in capo all’ente, nell’esercizio del proprio potere discrezionale, la valutazione circa la destinazione della seconda metà della detta misura massima del 50 per cento (pari al 25 per cento delle complessive economie), comunque nel rispetto di quanto rappresentato dalla Sezione delle autonomie con deliberazione n. 2 del 21 gennaio 2013, ove si è affermato che “Il solo ambito in cui residua la possibilità di esercitare il potere discrezionale di destinazione delle economie risultanti dai processi di attuazione dei Piani triennali di razionalizzazione della spesa in senso compatibile con la ratio del divieto di cui al richiamato comma 2-bis, attiene, pertanto, alla quota di risorse (corrispondente all’importo massimo del 25 per cento delle economie effettivamente realizzate) resa disponibile per la remunerazione delle prestazioni suppletive del personale in servizio direttamente e proficuamente coinvolto nelle specifiche iniziative individuate dai suddetti Piani di ristrutturazione dei servizi e di razionalizzazione dei processi decisionali ed operativi finalizzati ad un accrescimento della produttività e dell’efficienza”.

Link al documento: https://servizi.corteconti.it/bdcaccessibile/ricercaInternet/doDettaglio.do?id=280-27/01/2016-SRCTOS

VIETATE LE CONVENZIONI PER IL NON RISPETTO DEL PATTO DI STABILITA’ – DELIBERA CORTE DEI CONTI EMILIA ROMAGNA N. 2/2016

divieto assunzioniParere Provincia di Parma: il divieto di assunzione di personale previsto dal legislatore a carico degli enti che non abbiano rispettato il patto di stabilità interno è inderogabile. Pertanto, in caso di violazione non è possibile attivare una convenzione per avvalersi, a tempo parziale, di personale di altro ente.

Link al documento: https://servizi.corteconti.it/bdcaccessibile/ricercaInternet/doDettaglio.do?id=126-12/01/2016-SRCERO