OBBLIGO SCORRIMENTO GRADUATORIE PRIMA DEL CONCORSO – SENTENZA TAR LAZIO N. 10318/2014

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Con atto notificato il 13 marzo 2014, depositato nei termini, il Sig. Domenico Tempone e gli altri ricorrenti indicati nell’epigrafe del ricorso hanno chiesto l’annullamento, previa sospensione, del bando di concorso interno (decreto n. 5/1D) del 17 gennaio 2014, per titoli ed esami, per l’ammissione di 250 Allievi Marescialli del ruolo ispettori dell’Arma dei Carabinieri al 12 corso annuale, ed, ove occorra, della lettera n. 97/1-2IS del 3 gennaio 2014 con la quale il Comando Generale dell’Arma dei Carabinieri ha trasmesso gli elementi di programmazione del 12 corso annuale per Allievi Marescialli del ruolo Ispettori dell’Arma dei Carabinieri, e della nota n. M-D-SSMD0002890 del 13 gennaio 2014 con la quale lo Stato Maggiore della Difesa ha comunicato il “nulla osta” all’emanazione del bando di concorso oggetto del presente ricorso.

I ricorrenti, tutti appartenenti al ruolo di appuntati e carabinieri dell’Arma dei Carabinieri, fanno presente di aver partecipato al concorso interno, per titoli ed esami, per l’ammissione all’11 corso annuale (2013-2014) di 210 Allievi Marescialli del Ruolo Ispettori dell’Arma dei Carabinieri, risultando idonei non vincitori nell’ambito dell’apposita graduatoria, approvata in data 5 agosto 2013. L’Amministrazione della Difesa, al fine di coprire ulteriori identici posti nel suddetto ruolo, invece di procedere allo scorrimento della precedente e recente graduatoria, ha indetto con il bando impugnato un nuovo identico concorso per l’ammissione di 250 Allievi Marescialli del ruolo Ispettori dell’Arma dei Carabinieri al 12 corso annuale.

A sostegno del gravame i ricorrenti deducono le seguenti censure:

1) Violazione ex art. 15 D.P.R. n. 487/94. Violazione art. 97 Cost. Eccesso di potere sotto il profilo di difetto di motivazione, della irragionevolezza, illogicità, incongruità e del difetto di istruttoria.

Richiamando numerosi precedenti giurisprudenziali del Consiglio di Stato e del giudice di primo grado i ricorrenti sostengono che lo scorrimento di una graduatoria precedente ed efficace rappresenta la regola generale per procedere ad un reclutamento, mentre l’indizione di un nuovo concorso costituisce l’eccezione e richiede una apposita ed approfondita motivazione, che dia conto del sacrificio imposto ai concorrenti idonei non vincitori e delle preminenti esigenze di interesse pubblico.

2) Violazione e falsa applicazione dell’art. 3 della legge n. 241/90; eccesso di potere sotto vari profili.

Si lamenta che nella motivazione del bando non risultano indicate le ragioni per le quali l’Amministrazione ha ritenuto di indire un nuovo concorso anziché procedere allo scorrimento della precedente ed ancora valida ed efficace graduatoria, relativa ad un precedente e recente identico concorso.

3) Violazione ex art. 4 D.L. 101/2013 e succ. mod. Violazione art. 97 Cost. Eccesso di potere sotto vari profili.

Si sostiene che la scelta dell’Amministrazione di bandire un nuovo concorso si pone in contrasto con l’ordinamento autonomo dell’Arma dei Carabinieri, il quale non pone alcun divieto, limite o restrizione all’istituto dello scorrimento della graduatoria.

4) Violazione ed elusione dell’articolo 104/C del Trattato istitutivo della Unione Europea e violazione ed elusione dei regolamenti del Consiglio 1446 e 1447 del 17 giugno 1997 dell’Unione Europea. Violazione ed elusione della risoluzione del Consiglio 17 giugno 1997, IN97/C. Eccesso di potere sotto vari profili.

Si sostiene che la decisione di procedere a nuovo concorso, viste le ingenti spese pubbliche, viola ed elude il patto di stabilità comunitario in quanto l’Amministrazione avrebbe potuto e dovuto attingere alla graduatoria del precedente concorso.

Si è costituita in giudizio l’Amministrazione intimata a mezzo dell’Avvocatura Generale dello Stato, la quale contesta le tesi avversarie ed insiste per il rigetto del ricorso siccome infondato.

Alla Camera di Consiglio del 16 aprile 2014 la difesa del ricorrente ha rinunziato all’esame della istanza cautelare e la discussione del merito della causa è stata fissata per la pubblica udienza del 4 giugno 2014, dove la stessa è stata trattenuta in decisione.

DIRITTO

Con la presente impugnativa i ricorrenti, appartenenti al ruolo di appuntati e carabinieri, risultanti idonei non vincitori nell’ambito della graduatoria approvata in data 5 agosto 2013 relativa al concorso interno, per titoli ed esami, per l’ammissione all’11 corso annuale di 210 Allievi Marescialli del ruolo ispettivo dell’Arma dei Carabinieri, hanno chiesto l’annullamento del bando (decreto n. 5/1D del 17 gennaio 2014) indetto dall’Amministrazione della Difesa per il nuovo identico concorso per l’ammissione di 250 Allievi Marescialli del ruolo Ispettori dell’Arma dei Carabinieri al 12 corso annuale, sostenendo, in buona sostanza, che lo scorrimento della graduatoria preesistente ed ancora efficace rappresenta ormai la regola generale, mentre l’indizione del nuovo concorso costituisce l’eccezione e richiede uno apposta ed approfondita motivazione, che dia conto del sacrifico imposto ai concorrenti idonei e delle preminenti esigenze di interesse pubblico.

Osserva il Collegio che sulla questione riguardante l’istituto dello scorrimento della graduatoria concorsuale ancora valida ed efficace, la Sezione si è già espressa con la sentenza n. 2801/2014, alla quale fa quindi espresso riferimento, tenendo ben presente le condizioni che, secondo la più avvertita giurisprudenza, giustificano le ipotesi derogatorie alla regola generale dello scorrimento.

Alla luce dei principi enucleati dalla decisione dell’Adunanza Plenaria del Consiglio di Stato n. 14 del 2011, si è affermato che l’Amministrazione, una volta stabilito di procedere alla provvista del posto, deve sempre motivare circa le modalità prescelte per il reclutamento, dando conto, in ogni caso, dell’esistenza di eventuali graduatorie degli idonei ancora valide ed efficaci al momento della indizione del nuovo concorso. Va da sé che, nel motivare l’opzione preferita, l’Amministrazione deve tenere nel massimo rilievo la circostanza che l’attuale ordinamento afferma un generale favore

circa l’utilizzazione della graduatoria degli idonei, che recede solo in presenza di speciali discipline di settore o di particolari circostanze di fatto o di ragioni di interesse pubblico prevalente che devono, comunque, essere puntualmente specificate nel provvedimento di indizione del nuovo concorso.

Occorre, peraltro, aggiungere che, secondo quanto affermato dalla citata decisione dell’Adunanza Plenaria, la prevalenza dello scorrimento della graduatoria non si pone come assoluta ed incondizionata, essendo individuabili “casi in cui la determinazione di procedere al reclutamento del personale mediante nuove procedure concorsuali, anziché attraverso lo scorrimento delle preesistenti graduatorie, risulta pienamente giustificabile, con il seguente ridimensionamento dell’obbligo di motivazione”, da identificare con le ipotesi “in cui speciali disposizioni legislative impongano una precisa cadenza periodica del concorso, collegata a peculiari meccanismi di progressione nelle carriere, tipiche di determinati settori del personale pubblico” (punto 51 della decisione), e, ancora, con ipotesi di fatto “in cui si manifesta l’opportunità, se non la necessità, di procedere all’indizione di un nuovo concorso, pur in presenza di graduatorie ancora efficaci”, come nei casi di esigenza di stabilizzazione, attraverso le nuove procedure concorsuali, del personale precario, di “intervenuta modifica sostanziale della disciplina applicabile alla procedura concorsuale, rispetto a quella riferita alla graduatoria ancora efficace”, di “rilevanti differenze di contenuto sostanziale tra i posti messi a concorso e quelli indicati nelle precedenti procedure” e, ancora, di effettuazione di “una attenta e complessiva attività di ricognizione delle vacanze in organico e di programmazione pluriennale delle assunzioni”.

Venendo al caso in esame, va verificato se l’Amministrazione della Difesa abbia, nel decreto impugnato, fornito una adeguata motivazione circa le ragioni del mancato scorrimento della graduatoria ancora valida ed efficace del precedente identico concorso, approvata in data 5 agosto 2013. A tale quesito il Collegio ritiene che vada data risposta negativa.

Infatti, dalla semplice lettura del decreto impugnato, non è dato scorgere alcuna motivazione idonea a giustificare il comportamento dell’Amministrazione della Difesa che, pur in presenza di una graduatoria ancora efficace, relativa al precedente concorso per l’ammissione all’11 corso annuale di Allievi Marescialli del ruolo Ispettori nella quale i ricorrenti risultavano idonei non vincitori, ha bandito un nuovo concorso senza fornire alcuna motivazione idonea a supportare tale scelta, invece che procedere allo scorrimento della graduatoria ancora efficace.

Conclusivamente, pertanto, il ricorso va accolto, con il conseguente annullamento del bando di concorso impugnato nei limiti dell’interesse fatto valere dai ricorrenti circa la copertura dei posti da ricoprire a seguito dello scorrimento della graduatoria, corrispondente al numero degli attuali ricorrenti.

LE POSIZIONI ORGANIZZATIVE RIENTRANO NEL LIMITE DELL’ART. 9 C. 2-BIS DEL DL 78/2010 – DELIBERA CORTE DEI CONTI AUTONOMIE N. 26/2014

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Con deliberazione n. 61/2014/QMIG del 9 aprile 2014, la Sezione regionale di controllo per la Basilicata, a seguito di una richiesta di parere del Comune di Barile, ha sollevato la seguente questione: “se le risorse da assoggettare a contenimento, ai sensi del comma 2-bis, dell’art. 9 del D.L. n. 78/2010, siano integralmente identificabili con quelle che confluiscono nei fondi delle risorse decentrate ovvero comprendano anche quelle diverse, rivenienti dal bilancio dell’ente, destinate al finanziamento del trattamento accessorio spettante ai titolari di posizioni organizzative negli enti di minore dimensione geografica (ai sensi degli artt. 8 e segg. del CCNL di settore del 31 marzo 1999 e dell’art. 17, comma 2, lett. c), del CCNL di settore del 1° aprile 1999)”. La Sezione delle autonomie della Corte dei conti, pronunciandosi sulla questione di massima posta dalla Sezione regionale di controllo per la Basilicata, enuncia il seguente principio di indirizzo: “Le risorse del bilancio che i Comuni di minore dimensione demografica destinano, ai sensi dell’art. 11 del CCNL 31 marzo 1999, al finanziamento del trattamento accessorio degli incaricati di posizioni organizzative in strutture prive di qualifiche dirigenziali, rientrano nell’ambito di applicazione dell’art. 9, comma 2-bis, del d.l. 31 maggio 2010, n. 78, convertito, con modificazioni, in l. 30 luglio 2010, n. 122, e successive modificazioni”.   

link: https://servizi.corteconti.it/bdcaccessibile/ricercaInternet/doDettaglio.do?id=4034-21/10/2014-SEZAUT

VALIDITA’ DEI FONDI SOTTOSCRITTI IN RITARDO – DELIBERAZIONE CORTE DEI CONTI LOMBARDIA N. 287/2010

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Il richiedente ha posto alla Sezione alcuni quesiti inerenti la gestione delle risorse da destinare alla contrattazione collettiva decentrata, con particolare riferimento alla possibilità di determinare i fondi di produttività e stipulare l’accordo integrativo in un anno successivo a quello di riferimento e di procedere alla stipula dopo l’entrata in vigore del d. lgs n. 150 adottando “modalità di distribuzione della produttività che non siano ancora conformi” alla nuova disciplina legislativa.

La questione sottoposta dal Sindaco del comune di Martinengo all’esame della Sezione presenta particolare interesse poiché riguarda l’applicazione di istituti relativamente nuovi nell’ambito della disciplina dell’impiego con le pubbliche amministrazioni, fra loro strettamente collegati: le modalità di funzionamento della contrattazione integrativa decentrata e la corresponsione di una quota parte di retribuzione ancorata al raggiungimento di particolari obiettivi.

Nell’ambito del processo di riforma che a partire dai primi anni novanta del secolo scorso ha interessato il lavoro pubblico, uno degli aspetti salienti è stato quello di prevedere una significativa modifica del modello retributivo dei dipendenti pubblici, prevedendo la possibilità che una parte delle risorse dell’ente potessero essere distribuite fra i dipendenti al verificarsi di alcune precise condizioni.

Nell’ambito della contrattazione collettiva nazionale è stata prevista la possibilità di costituire fondi a destinazione specifica che, ferma restando la necessità che le risorse relative siano state stanziate in bilancio, vengono assegnati e distribuiti in base alle regole stabilite dalla contrattazione collettiva decentrata.

L’interpretazione inerente le modalità di costituzione dei fondi disciplinate in sede di contrattazione collettiva nazionale fuoriesce dall’ambito di competenza della magistratura contabile.

Tuttavia, ferme restando le modalità di costituzione, l’interpretazione in ordine alle modalità di applicazione in concreto in sede di contrattazione decentrata delle regole che disciplinano la distribuzione delle somme ivi previste ed accantonate nel bilancio dell’ente rientra sicuramente nella competenza delle Sezioni regionali della Corte dei conti sia per i riflessi sulla gestione finanziaria dell’ente che per i profili inerenti le regole contabili applicate.

Conseguentemente, rientra fra i compiti della magistratura contabile esaminare le regole di funzionamento della contrattazione collettiva decentrata e la corretta applicazione della disciplina sia legislativa che contrattuale, tanto più che il legislatore con l’art. 54, co. 3 quinquies del d. lgs. 27 ottobre 2009, n. 150, riprendendo, ampliando e perfezionando la disciplina contenuta nell’art. 67 del d.l. 25 giugno 2008, n. 112, conv. dalla legge 6 agosto 2008, n. 133 ha previsto un’espressa competenza delle Sezioni regionali della Corte dei conti in ordine alla verifica della contrattazione collettiva integrativa diretta ad accertare che non vengano superati i limiti finanziari previsti dalla legislazione e dalla contrattazione collettiva di primo livello (sul punto: C. conti, sez. riun., 17 dicembre 2009, n. 41).

E’ evidente che se alla magistratura contabile è assegnato un compito di verifica a posteriori delle modalità applicative della contrattazione collettiva decentrata non è precluso, a priori, intervenire in sede consultiva per contribuire ad evitare erronee applicazioni normative, fermo restando, ovviamente, ogni autonomo potere decisionale dell’ente.

Ferma restando questa premessa, val la pena richiamare ancora in via preliminare alcune nozioni inerenti i principi che regolano, in linea generale, il funzionamento dei trattamenti retributivi accessori, così come disciplinati dalla contrattazione nazionale.

Innanzitutto è bene ribadire che non si tratta di elementi retributivi fissi, predeterminati e continuativi ma di voci variabili che, in base alle previsioni e secondo le modalità stabilite dalla contrattazione collettiva di primo livello, vengono riconosciute secondo regole predeterminate.

Si tratta di un principio generale, richiamato anche dalla giurisprudenza contabile in sede di responsabilità (C. conti, sez. giurisd. Lombardia, 8 luglio 2008, n. 457) ma, soprattutto, fatto proprio dalla contrattazione collettiva nazionale che disciplinando in linea generale i criteri di riparto da adottare a livello locale in sede di contrattazione decentrata ha espressamente escluso che “non è consentita la attribuzione generalizzata dei compensi per produttività sulla base di automatismi comunque denominati” (art. 18, 4 del CCNL dell’1.4.1999, come sostituito dall’art. 37 del CCNL 22.1.2004).

La valutazione dell’attività svolta dai dipendenti dell’ente al fine di accertare il verificarsi dei presupposti previsti dal contratto per addivenire alla distribuzione delle somme contenute nel fondo per la produttività e negli altri fondi presuppone necessariamente che prima dell’inizio del periodo oggetto di valutazione siano stati determinati i criteri e gli obiettivi cosicchè al termine dello stesso sia possibile procedere ad un’adeguata verifica, anche al fine di accertare se ciascuna branca dell’ente nel suo complesso svolge l’attività di sua competenza in modo efficiente, efficace ed economico.

E’ indubbio, quindi, che si sia venuta a creare una stretta correlazione fra l’assegnazione di specifici obiettivi e parametri, la valutazione del loro raggiungimento e il riconoscimento della parte variabile della retribuzione, che funge da elemento incentivante l’attività del singolo dipendente.

Il processo di valutazione presuppone l’individuazione di specifici obiettivi che ciascun dipendente, o ufficio, deve perseguire nello svolgimento della sua attività, la parametrazione di un emolumento al raggiungimento di ciascuno di essi e una verifica, al termine del periodo di riferimento, dell’attività e il riconoscimento della voce retributiva nei limiti nei quali gli obiettivi sono stati raggiunti.

Questo meccanismo implica che gli obiettivi, le modalità di valutazione e l’entità della voce retributiva siano stabiliti prima dello svolgimento dell’attività oggetto di verifica.

L’accordo collettivo siglato l’11 aprile 2008 relativo al Quadriennio normativo 1° gennaio 2006 – 31 dicembre 2009, all’articolo 8, co. 9 stabilisce che le risorse variabili ed aggiuntive appositamente accantonate nei bilanci degli enti locali sono “finalizzate al miglioramento della produttività dei servizi nonché al riconoscimento e valorizzazione delle professionalità e del merito … “ e in relazione alle concrete modalità applicative dei singoli istituti rinvia alla contrattazione collettiva precedente.

Il CCNL concluso nel 2004 e già citato sopra, che si riferisce al quadriennio 2002 – 2005, prevede una disciplina analitica in ordine alla determinazione ed utilizzo delle risorse decentrate (art. 31), stabilendo, altresì, che “ i compensi destinati ad incentivare la produttività e il miglioramento dei servizi devono essere corrisposti ai lavoratori interessati soltanto a conclusione del periodico processo di valutazione delle prestazioni e dei risultati nonché in base al livello di conseguimento degli obiettivi predefiniti nel PEG o negli analoghi strumenti di programmazione dell’ente (art. 18, co. 2 del CCNL dell’1.4.1999, come sostituito dall’art. 37 del CCNL 22.1.2004).

Emerge nitidamente, sia dalla disciplina di carattere generale che da quella specifica di settore richiamata sopra, che la parte variabile di retribuzione di incentivazione è un elemento retributivo che può essere riconosciuto solo se correlato al raggiungimento di specifici obiettivi connessi all’attività svolta dal dipendente, fissati in via preventiva dall’Amministrazione.

La corresponsione della stessa al di fuori dei parametri normativi e contrattuali sarebbe del tutto incongrua ed indebita.

In base a questa ampia premessa, sussistono forti dubbi sulla liceità di contratti collettivi integrativi che non solo siano conclusi dopo la scadenza del periodo di riferimento ma che individuino criteri di ripartizione della parte variabile di retribuzione in assenza sia di criteri predeterminati prima dell’inizio del periodo di riferimento che di qualsivoglia processo di verifica, di fatto impossibile, proprio a causa della mancanza dei criteri preliminari.