SI AI DIRITTI DI ROGITO AI SEGRETARI COMUNALI NEGLI ENTI SENZA DIRIGENZA – TRIBUNALE BERGAMO SENTENZA N. 762/2016

diritti-di-rogito-segretari-comunaliCon la sentenza n. 762 pubblicata il 29.09.2016 il Tribunale di Bergamo stabilisce che “viene negato il riconoscimento dei diritti di rogito proprio perchè opera in un comune, quello di bergamo, ove sono pacificamente presenti dirigenti e, conseguentemente, la sua retribuzione è parametrata a quella di questi ultimi in virtù del galleggiamento ex art. 41, co. 5 ccnl. solo i segretari comunali che non godono di tale compenso maggiorato, rectius, omnicomprensivo, possono godere degli emolumenti ulteriori per gli atti rogati per conto del comune.”

RISARCIMENTO DEI DANNI AL SEGRETARIO COMUNALE ILLEGITTIMAMENTE REVOCATO – CORTE DI CASSAZIONE SENTENZA 24444/2016

revoca-segretario-comunaleSVOLGIMENTO DEL PROCESSO

La Corte territoriale di Potenza, con sentenza depositata il 29 gennaio 2013, pronunziando quale giudice di rinvio designato dalla Corte di Cassazione con la sentenza n. 18837 del 30/8/2010 sull’appello proposto dal Comune di Castellabate, nei confronti di Farzati Bruno, avverso la sentenza del Tribunale di Vallo della Lucania del 30/9/2004 n. 931, in parziale riforma della predetta sentenza ha condannato il Comune appellante al risarcimento dei danni in favore del Farzati, da commisurare alle mensilità stipendiali (da determinare a norma delle disposizioni contrattuali vigenti) che lo stesso avrebbe percepito nel periodo decorrente dalla revoca dell’incarico di segretario comunale sino al sessantesimo giorno successivo a quello dell’insediamento del nuovo sindaco, detratto da tale importo quanto percepito dal Farzati per lo stesso titolo nel medesimo periodo, oltre interessi legali dalla revoca al soddisfo. Per la cassazione della sentenza ricorre il Comune di Castellabate articolando due motivi ulteriormente illustrati da memoria depositata in prossimità dell’udienza. Il Farzati resiste con controricorso.

MOTIVI DELLA DECISIONE

  1. Con il primo motivo il Comune ricorrente denuncia, in riferimento all’art. 360, nn. 3, 4 e 5 c.p.c., violazione e falsa applicazione degli artt. 393 e 394 c.p.c. in ordine al compito riservato al giudice di rinvio, 278 c.p.c. relativamente alla condanna generica non richiesta dalle parti, 112 c.p.c. circa la corrispondenza tra chiesto e pronunziato; ed altresì vizio di omessa, insufficiente e contraddittoria motivazione sul fatto controverso e decisivo per il giudizio del danno patito dal 1 Corte di Cassazione – copia non ufficiale lavoratore dopo la revoca dell’incarico di segretario senza la perdita del trattamento contrattuale. In particolare, la parte ricorrente lamenta che la Corte di merito avrebbe omesso l’esame del devolutum e quindi l’accertamento del fatto, dichiarando di seguire solo le argomentazioni utilizzate dalla Corte di legittimità come punto di partenza per acquisizioni in punto di fatto da ritenere ormai irreversibili; e che non avrebbe dovuto emettere una statuizione di condanna generica a fronte di una specifica richiesta di quantificazione del danno preteso dal Farzati, né avrebbe potuto far salve le cinque mensilità di stipendio di cui all’art. 18 L. n. 300 del 1970, non trattandosi di licenziamento, posto che il rapporto di lavoro del segretario comunale, pur interrottosi col Comune, era proseguito con l’ “Agenzia dei Segretari comunali”. 1.1. Il motivo è inammissibile nella parte in cui viene invocato l’art. 360 n. 5 c.p.c. poiché l’invocazione non è accompagnata dall’indicazione del fatto decisivo e discusso tra le parti asseritamente trascurato dalla sentenza impugnata. Per il resto non è fondato giacché, avendo questa Corte stabilito in diritto i criteri di determinazione del danno, ad essi si è esattamente attenuto il giudice di rinvio, il quale è vincolato non solo ai detti criteri, ma anche ai necessari presupposti di fatto, da ritenere accertati in via definitiva nella precedente fase di merito, quali premesse logico-giuridiche della pronuncia di annullamento (Cass. n. 1070/1999). Quanto alla doglianza di emissione di una condanna generica, a prescindere dalla omessa specificazione dell’interesse a ricorrere, non può considerarsi generica una condanna risarcitoria che fissi tutti i criteri di calcolo del danno , risultando così di facile e pronta liquidazione. Questo danno derivò, nella fattispecie, dalla fine del rapporto tra il lavoratore ed il Comune, restando estraneo al tema di decisione il rapporto con 1′ “Agenzia dei segretari comunali”. 2 Corte di Cassazione – copia non ufficiale 2. Con il secondo motivo, allegando, sempre in relazione all’art. 360, nn. 3, 4 e 5, c.p.c., violazione e falsa applicazione degli artt. 91, 92 e 394 c.p.c., del D. M. 20.7.2012, n. 140, in ordine alla condanna alle spese processuali di tutti i gradi del procedimento ed alla determinazione del compenso maturato, nonché omessa, insufficiente e contraddittoria motivazione circa il fatto controverso e decisivo per il giudizio del rimborso del compenso richiesto dall’avvocato di controparte, la parte ricorrente lamenta che la Corte territoriale abbia errato nella liquidazione delle spese processuali in favore della parte ritenuta vittoriosa ed a carico di quella soccombente nella misura stabilita in sentenza; e ciò anche in violazione delle norme contenute nel D.M. 20.7.2012, n. 140. 2.1. Questo motivo è inammissibile per indeterminazione. Vi si parla infatti di parziale soccombenza del lavoratore, le cui pretese non furono accolte totalmente; di “compensi medi” eccessivi e di “condotte abusive tali da ostacolare la definizione dei procedimenti in tempi ragionevoli”, senza le necessarie specificazioni che permettano di comprendere il reale contenuto della censura. Deve, dunque, affermarsi, per tutte le considerazioni che precedono, che i motivi articolati non sono idonei a scalfire le argomentazioni cui è pervenuta la Corte di merito. Il ricorso deve, pertanto, essere respinto. Le spese del giudizio di legittimità, liquidate come in dispositivo e da distrarre, ai sensi dell’art. 93 c.p.c., in favore del difensore avv. Feliciano Palmieri, dichiaratosi antistatario, seguono la soccombenza. Avuto riguardo all’esito del giudizio ed alla data di proposizione del ricorso sussistono i presupposti di cui all’art. 13, comma 1-quater, del d.P.R. n. 115 del 2012.

P.Q.M.

La Corte rigetta il ricorso.

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PER LA VERIFICA DEI LIMITI DI SPESA DI PERSONALE VANNO CONFRONTATE QUANTITA’ OMOGENEE – CORTE DEI CONTI LOMBARDIA DELIBERA N. 221/2016

confronto-spesa-di-personaleNel caso di rientro in servizio di dipendente precedentemente in aspettativa senza assegni, la Sezione, confermando il proprio orientamento, ritiene che la relativa spesa debba essere esclusa dal computo del valore rilevante ai sensi dell’art. 1 comma 562 della legge n. 296/2006.

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SI AI RIMBORSI SPESE AI SEGRETARI IN CONVENZIONE SE DISCIPLINATE – CORTE DEI CONTI ABRUZZO DELIBERA N. 221/2016

rimborsi-spese-segretari-comunaliDelibera n. 221/2016/par – comune di ateleta (aq) – parere in merito alla corretta interpretazione dell’art. 6, comma 12 del d.l. 78/2010 convertito in l. 122/2010, In tema di rimborso delle spese di viaggio sostenute dal segretario comunale in convenzione tra più enti locali.

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LE POSIZIONI ORGANIZZATIVE STANNO ALL’INTERNO DEL LIMITE DEL SALARIO ACCESSORIO – CORTE DEI CONTI SEZIONE AUTONOMIE N. 294/2016

limiti-salario-accessorioIl secondo, il terzo e il quarto quesito che richiedono l’interpretazione dell’art. 4, comma 14 del CCNL 14 settembre 2000 sono oggettivamente inammissibili, Il primo quesito proposto attiene all’interpretazione dei limiti imposti dall’art. 1, comma 236 della legge 28 dicembre 2015, n. 208 (legge di stabilità 2016) ed è strettamente connesso con il quarto quesito posto dal Comune istante. Con deliberazione n. 26/2014 la Sezione Autonomie ha enunciato il principio per cui le risorse del bilancio che i Comuni di minore dimensione demografica destinano, ai sensi dell’art. 11 del CCNL 31 marzo 1999, al finanziamento del trattamento accessorio degli incaricati di posizioni organizzative in strutture prive di qualifiche dirigenziali, rientrano nell’ambito di applicazione dell’art. 9, comma 2-bis, del d.l. 31 maggio 2010, n. 78. Con la medesima deliberazione è stata sottolineata la volontà di ricomprendere nella fattispecie normativa ogni genere di risorse funzionalmente destinate ad offrire copertura agli oneri accessori del personale, senza alcuna considerazione per l’origine o la provenienza delle risorse. In questo senso rilevano tanto le risorse del bilancio imputate al fondo quanto le risorse direttamente stanziate in bilancio a copertura degli oneri relativi alle posizioni organizzative nei Comuni privi di qualifiche dirigenziali, presentando le medesime caratteristiche funzionali di destinazione e l’idoneità ad incrementare la spesa per il trattamento accessorio del personale in ragione del loro concreto utilizzo. Ne discende che nel computo del tetto di spesa rientrano tutte le risorse stanziate in bilancio con vincolo di destinazione al trattamento accessorio del personale, indipendentemente da eventuali risorse derivanti da maggiori entrate. Se, dunque, il legislatore ha inteso adoperare locuzioni quali “…l’ammontare complessivo delle risorse…” destinate al “…trattamento accessorio del personale” è perché ha voluto comprendere nel limite stabilito anche le eventuali entrate ulteriori rispetto a quelle presenti nei fondi delle risorse decentrate.

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