L’AZIONE RISARCITORIA PER IL DANNO ALL’IMMAGINE E’ SEMPRE DOVUTA IN CONSEGUENZA DELLA DIFFUSIONE DI NOTIZIE ALL’OPINIONE PUBBLICA – CORTE DI CONTI VENETO SENTENZA N. 85/2016

danno all'immagineSVOLGIMENTO DEL PROCESSO

Con atto di citazione, depositato nella Segreteria della Sezione il 7/8/2015, ritualmente notificato il 22 settembre 2015, la Procura Regionale ha convenuto in giudizio il Sig. BIGARDI Enzo Carlo, all’epoca dei fatti Assessore ai Lavori Pubblici del Comune di Casaleone (VR), per sentirlo condannare al risarcimento del danno cagionato al Comune di Casaleone (VR), quantificato in euro 34.698,78, oltre alla rivalutazione monetaria secondo gli indici ISTAT, agli interessi legali decorrenti dal deposito della sentenza fino all’effettivo soddisfo ed alle spese di giustizia, queste ultime in favore dello Stato.

Il P.M., nel ricostruire i fatti salienti che la caratterizzano, ha riferito che la vicenda giudiziale traeva origine da specifica e concreta notizia di danno costituita dalla segnalazione (notitia damni) avvenuta mediante invio, da parte Corte di Appello di Venezia – Prima Sezione Penale con nota pervenuta alla Procura in data 6 maggio 2013, prot. n. 3047, di copia della sentenza n. 428 del 25/3/2013 emessa dalla medesima nei confronti del Bigardi riconosciuto colpevole del delitto di concussione continuata (artt. 81 cpv. e 317 c.p.).

In particolare, la Procura ha evidenziato che tale pronuncia, in parziale riforma della sentenza di primo grado emessa dal Tribunale di Verona in data 29/6/2010, riduceva la pena inflitta all’imputato, condannandolo ad anni quattro e mesi sei di reclusione, rispetto alla pena originaria irrogata di anni cinque di reclusione, confermando, nel resto, la sentenza del giudice di prime cure, ritenendo colpevole il Bigardi del reato di concussione continuata, di cui agli art. 81 cpv. e 317 c.p., perché, con più azioni esecutive del medesimo disegno criminoso, abusando della sua qualità di assessore ai lavori pubblici del Comune di Casaleone (VR), minacciava il sig. Mouadden Rachid – dipendente del predetto Comune con mansioni di operatore ecologico – che, se non gli avesse dato dei soldi, lo avrebbe licenziato, costringendo, quindi, il soggetto passivo a dargli, in circa quaranta occasioni, somme di denaro per l’ammontare complessivo di 20.000.000 lire circa, con fatti svoltisi in Casaleone, dal 1998 fino ad epoca antecedente e prossima al 27 maggio 2002.

Secondo la ricostruzione dei fatti esposta dalla Procura e mutuata dalla sentenza del Tribunale di Verona all’esito dell’istruttoria dibattimentale, il primo episodio della condotta concussiva, risalirebbe all’anno 1998 e narra di una dazione di denaro di lire 200.000, proveniente dal sig. Mouadden, elargita in favore del sig. BIGARDI, avvenuta pacificamente a titolo di prestito (cfr. causale: presunto pagamento di una multa senza che sua moglie venisse a saperlo; cfr. sent. pen.n. 428/2013 della Corte d’Appello di Venezia), cui è seguita una serie ininterrotta, quanto frequente, di episodi similari di richieste fatte dal sig. BIGARDI al sig. Mouadden, con conseguenti e continue dazioni di denaro da parte di quest’ultimo.

Le richieste di denaro sono state precedute dalla minaccia, proveniente dal sig. BIGARDI, che il Mouadden sarebbe divenuto un “ex dipendente” qualora vi si fosse sottratto, a causa del suo licenziamento che il concussore avrebbe ottenuto.

Successivamente e fino all’anno 2002, anno nel quale BIGARDI è decaduto dalla carica di Assessore, le richieste si sarebbero intensificate e divenute insistenti giacché, a fronte di singole dazioni ammontanti a non più di lire 500.000 ciascuna, la parte offesa ha corrisposto, all’odierno convenuto, una cifra complessiva di lire 20.000.000.

Il Tribunale di Verona ha ritenuto provata l’accusa sulla base dell’affermata credibilità della parte offesa, che ha fornito una versione dei fatti lineare, coerente, intrinsecamente credibile, avvalorata dalla circostanza della sua determinazione a denunciare i fatti illeciti solo dopo che il sig. BIGARDI era cessato dalla carica di Assessore, a riprova del metuspatito dal sig. Mouadden fintantoché l’odierno convenuto era in carica.

La Procura ha sottolineato come, dalla sentenza penale di condanna, si evinca, altresì, che lo stesso Sindaco del Comune di Casaleone, venuto a conoscenza delle condotte illecite realizzate dal BIGARDI, suggeriva al sig. Mouadden di rivolgersi ai Carabinieri nel caso le richieste di denaro fossero proseguite.

La Corte di Appello di Venezia ha confermato l’accertamento della qualifica di Pubblico Ufficiale in capo al sig. BIGARDI ed ha avallato pienamente la ricostruzione della sentenza di primo grado, fatta salva la riduzione della pena in concreto irrogata.

Tale sentenza ha specificato che: “Rachid, nel rapporto con Bigardi, si presenta quale soggetto debole, trattasi, infatti, di cittadino straniero, che sebbene titolare di un regolare lavoro si trova in una situazione di sudditanza e soggezione nei confronti di colui che, come Bigardi, rappresenta il potere, ragion per cui sentirsi chiedere, indebitamente ed insistentemente del denaro, con la minaccia che, qualora non ottemperi alla richiesta, sarebbe divenuto un ex dipendente, integra a suo danno una vera e propria condotta estorsiva che, posta in essere da un pubblico ufficiale, abusando della propria funzione, configura il delitto di concussione”.

La Corte Suprema di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso del sig. BIGARDI in data 18 marzo 2014, condannandolo al pagamento delle spese processuali, con nota pervenuta a questa Procura in data 3 ottobre 2014, prot. n. 6421, mentre la Cancelleria della Corte di Appello di Venezia ha inviato copia del fascicolo contente il materiale probatorio concernente il procedimento penale che ha condotto alla condanna del sig. BIGARDI (doc. 2).

Sollecitato da apposita richiesta istruttoria della Procura, il Comune di Casaleone ha trasmesso una prima nota, pervenuta il 22 luglio 2014, prot. n. 4835 (doc. 3) ed una seconda nota, pervenuta il 12 settembre 2014, prot. n. 5946 (doc. 4), con cui venivano inviate copie dei mandati di pagamento dell’indennità di funzione liquidata al sig. BIGARDI, negli anni di mandato amministrativo 1998-2002.

L’odierno convenuto, ad esito dell’invito a fornire deduzioni rivoltogli (doc. 6), ha depositato in Procura memorie difensive (doc. 7), pur non richiedendo di essere sentito personalmente; deduzioni, tuttavia, non ritenute sufficienti a determinare un mutamento della ricostruzione complessiva della vicenda e degli esiti, con conseguente permanenza dei presupposti per l’esercizio, nei suoi confronti, dell’azione di responsabilità amministrativo – contabile.

In particolare, la Procura ha ritenuto pacifica l’esistenza di un rapporto di servizio, rivestendo il convenuto la qualifica di pubblico ufficiale in ragione della funzione di Assessore ai lavori pubblici svolta presso il Comune di Casaleone.

Deve ritenersi sussistente anche il nesso di causalità tra le condotte dolose concussive e l’evento lesivo comportante danno erariale, accedendo alla teoria della condicio sine qua non ed alla teoria della causalità adeguata o della regolarità causale civilisticamente intesa (Sezioni Unite n. 577 del 2008); condotte che hanno direttamente generato un illecito sanzionato penalmente e, conseguentemente, un danno patrimoniale, sub speciedi danno da disservizio e di danno non patrimoniale all’immagine della Pubblica Amministrazione (Corte di Cassazione, n. 6474 del 2012), dovendosi considerare, gli eventi dannosi, come prevedibile e verosimile come conseguenza delle prime.

Sussisterebbe anche il nesso di causalità tra la condotta e il danno non patrimoniale in ragione del rapporto di immedesimazione come socialmente percepito, che porta normalmente a identificare l’Amministrazione con il soggetto che per essa ha agito, la riconducibilità all’Amministrazione del disvalore legato al grave illecito commesso e la diffusa percezione di essa tra i consociati. Continua a leggere

VERSAMENTO DEI CONTRIBUTI PREVIDENZIALI AL SINDACO PROFESSIONISTA – CORTE DEI CONTI MOLISE DELIBERA N. 32/2016

contributi sindaco professionistaRichiesta di parere del Sindaco del Comune di Cercemaggiore per sapere se l’amministrazione sia tenuta, così come determinate con atto giuntale n.96/2014, al versamento o rimborso degli oneri previdenziali in favore dell’ex Sindaco ai sensi e per gli effetti di cui all’art. 86, commi 1 e 2, del D. Lgs. n.267/2000, pur non avendo l’interessato provveduto a presentare preventivamente una dichiarazione di sospensione dell’attività lavorativa ma unicamente una autocertificazione ex post dalla quale si attesta la sospensione dell’attività di libero professionista nel periodo citato e quali controlli, in caso di risposta affermativa, è tenuto a porre in essere l’amministrazione prima di procedere all’erogazione delle somme La Sezione – ammessa la questione sotto il profilo soggettivo e oggettivo – a conferma del costante orientamento giurisprudenziale formatosi al riguardo (Corte conti, sez. reg. contr. Lombardia n.274 del 27 ottobre 2014, Veneto n.280 del 30 aprile 2014, Marche n.27 del 16 aprile 2014, Basilicata n.3 del 15 gennaio 2014 e Puglia, n.57 del 27 marzo 2013) e della propria deliberazione n.86/2015/PAR, ritiene che l’art.86, TUEL, segnatamente con riferimento all’obbligo di versamento degli oneri contributivi in favore degli amministratori locali lavoratori autonomi, abbia nei suoi commi unitarietà di ratio e identità di presupposti. Invero, è l’esclusività dell’incarico, espressamente prevista dalla fattispecie del primo comma (che subordina l’obbligo di versamento al collocamento – da parte dell’amministratore locale dipendente – in aspettativa non retribuita ex art.81 TUEL), a giustificare causalmente l’attribuzione del pagamento degli oneri contributivi a carico dell’ente locale. Non potrebbe, pertanto, trovare riconoscimento il medesimo obbligo nel caso distinto in cui l’amministratore locale non sia dipendente e continui, unitamente all’espletamento della funzione pubblicistica, ad esercitare la propria attività lavorativa autonoma. Alla luce di quanto esposto, l’ente locale sarà pertanto tenuto, in applicazione dell’art.86, comma 2 del T.U.E.L., al versamento degli oneri assistenziali, previdenziali e assicurativi in favore del lavoratore autonomo che ricopre il ruolo di amministratore locale unicamente nell’ipotesi in cui questo, avendo sospeso l’esercizio della propria attività privatistica (“dando evidenza di tale rinuncia attraverso idonea documentazione”: cfr. Corte dei conti, sez. reg. contr. Toscana n.262 del 22 dicembre 2014), espleti la funzione pubblica in via del tutto esclusiva. Invero, con specifico riferimento al caso in esame, benché la dichiarazione pervenuta al Comune sia successiva all’inizio dell’espletamento dei mandati a cui si riferisce, spetterà allo stesso accertare con ogni mezzo presso il competente istituto di previdenza ed assistenza la avvenuta presentazione di idonea autocertificazione presso il medesimo, la quale, in quanto finalizzata a comunicare l’astensione per il futuro dall’esercizio dell’attività lavorativa, deve necessariamente avere carattere preventivo. Peraltro, in relazione al caso in esame, per la CIPAG è pacificamente ammessa la facoltà da parte del lavoratore autonomo di autocertificare il non esercizio della professione, tuttavia, viene prescritto il rispetto di specifica procedura che, a ben vedere, richiede la preventiva partecipazione del Comune. Il che fa (quanto meno) dubitare che questo non ne sia venuto sin da subito a conoscenza.

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LA RELAZIONE DI FINE MANDATO VA FATTA ANCHE IN CASO DI COMMISSARIAMENTO – DELIBERA CORTE DEI CONTI MOLISE N. 243/2015

relazione fine mandatoRelazione fine mandato –Oratino- La Sezione – richiamati gli adempimenti previsti dai commi 2, 3 e 3-bis del citato art.4 (come modificati dall’art.1-bis, comma 2, lett.a), b) e introdotti dalla lett.c) D.L. n.174/2012, convertito, con modificazioni, dalla L. n.213/2012) per il caso di scadenza anticipata della consiliatura – ritiene che la verifica del rispetto della tempistica imposta dal legislatore deve cedere il passo al prioritario riscontro della legittimazione soggettiva alla sottoscrizione della relazione di fine mandato. Il puntuale principio espresso al riguardo dalla Sezione delle Autonomie – secondo cui “la relazione di fine mandato costituisce atto proprio del Presidente della Provincia e del Sindaco, non demandabile al commissario straordinario nominato in seguito alla scioglimento dell’organo consiliare” (deliberazione n.15/QMIG del 9 aprile 2015) – rende superflua tale verifica e, conseguentemente, inconferente la contestazione del ritardo nella sottoscrizione della relazione (16 aprile anziché 3 aprile 2013). Tempestivi apparirebbero i consequenziali adempimenti previsti. Emerge, invece, un ritardo nell’elaborazione della relazione da parte responsabile del servizio finanziario e del segretario comunale (16 aprile anziché 3 aprile 2013). Spetterà quindi al Comune dare contezza della data entro cui è stata elaborata la relazione di fine mandato da parte del responsabile del servizio finanziario o del segretario comunale. Pertanto accerta il mancato rispetto della procedura dettata dall’art.4 D.Lgs. n.149/2011 relativamente ai termini di redazione e all’obbligo di sottoscrizione della relazione di fine mandato apertosi con le elezioni del 13 aprile 2008. Ordina all’Amministrazione di comunicare a questa Sezione, entro 10 giorni dal ricevimento della deliberazione, i provvedimenti adottati per dare attuazione alle conseguenze sanzionatorie di carattere pecuniario previste dallo stesso art.4, comma 6, D.Lgs. n.149/2011 e al Sindaco attualmente in carica di pubblicare la presente deliberazione nella pagina principale del sito istituzionale dell’ente, ai sensi dello stesso art.4, comma 6, del D.Lgs. 6 settembre 2011, n.149, per dare notizia e ragione della erronea diffusione, all’epoca, di atto non conforme al disposto normativo.

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ISTRUZIONI PER LE SPESE LEGALI DEGLI AMMINISTRATORI – DELIBERA CORTE DEI CONTI LOMBARDIA N. 470/2015

spese legali amministratoriRichiesta di parere sulla corretta interpretazione dell’inciso “senza nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica” di cui l’art. 86, comma 5, del TUEL, modificato dall’art. 7-bis, comma 1, del decreto-legge 19 giugno 2015, n. 78, che subordina la rimborsabilità delle spese legali a favore degli amministratori degli enti locali. La Sezione ritiene che non sia consentita, l’introduzione o l’aumento della spesa per la voce in esame allorquando la stessa determinerebbe un innalzamento delle spese relative all’organizzazione e al funzionamento complessivamente sostenute dall’ente locale rispetto a quanto risulta nel rendiconto relativo al precedente esercizio, essendo invece possibili eventuali compensazioni interne.

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RECUPERO SOMME NON DOVUTE DELIBERAZIONE N.19/PAR/2013 CORTE DEI CONTI PUGLIA

18 - Ritorno verso casa

Come giurisprudenza amministrativa costante ha affermato, la buona fede del percettore “non può rappresentare un ostacolo all’esercizio da parte dell’amministrazione del recupero dell’indebito (ex pluribus, C.d.S., sez. IV, 12 maggio 2006, n. 2679; VI, 12 luglio 2004, n. 5067; 3 dicembre 2003, n. 7953; 7 luglio 2003, n. 4012; 17 ottobre 2005, n. 5813), neppure quando intervenga a lunga distanza di tempo dall’erogazione delle somme, comportando in capo all’Amministrazione solo l’obbligo di procedere al recupero stesso con modalità tali da non incidere significativamente sulle esigenze di vita del debitore (Cons. Giust. Ammin. Sicilia, Sez. giurisd., 14 ottobre 1999, n. 517; C.d.S., IV, 22 settembre 2005, n. 4964)”(Consiglio di Stato sent. 24 maggio 2007, n. 2651).

Il recupero di somme indebitamente corrisposte dalla Pubblica amministrazione a propri dipendenti è oggetto di un atto paritetico di natura non provvedimentale e vincolato in quanto ha carattere di doverosità e costituisce esercizio di un vero e proprio diritto soggettivo a carattere patrimoniale, non rinunciabile in quanto correlato al conseguimento delle finalità di pubblico interesse alle quali sono istituzionalmente destinate le somme indebitamente erogate (Consiglio Stato, sez. IV, 15 luglio 2008, n. 3542; sez. V, 16 giugno 2009, n. 3881; sez. IV, 10 maggio 2012, n. 2705).