Riordino permessi e congedi

Piccola stretta su congedi e permessi dal lavoro. Il prolungamento del congedo

parentale fino a tre anni, previsto a favore dei genitori di bambino con disabilità,

comprende anche il congedo ordinario (fino a 10 mesi). Pertanto, complessivamente, il

periodo di congedo non può durare oltre tre anni, includendo sia il congedo parentale

ordinario (fino a 10 mesi) che il periodo di prolungamento. È questa una delle novità del

decreto legislativo di riordino della disciplina in materia di congedi, aspettative e

permessi dei lavoratori del settore pubblico e privato, approvato in via definitiva dal

consiglio dei ministri il 9 giugno, in attuazione dell’articolo 23 della legge n. 183/2010

(collegato lavoro).

Integrando direttamente la normativa del T.u. maternità (le modifiche sono apportate

all’articolo 20), il decreto di riordino prevede che, nel caso di interruzione spontanea

o terapeutica della gravidanza successiva al 180° giorno dall’inizio della gestazione,

nonché in caso di decesso del bambino alla nascita o durante il congedo di maternità,

le lavoratrici hanno facoltà di riprendere in qualunque momento l’attività lavorativa,

dando un preavviso di dieci giorni al datore di lavoro, a condizione che il medico

specialista del Servizio sanitario nazionale o con esso convenzionato e il medico

competente ai fini della prevenzione e tutela della salute nei luoghi di lavoro attestino

(entrambi) che tale opzione di rientro anticipato al lavoro non arrechi pregiudizio alla

loro stessa salute.

Il decreto di riordino definisce il prolungamento del congedo parentale per i genitori

di bimbi con disabilità: per ogni minore con handicap in situazioni di gravità, uno dei

due genitori ha il diritto al prolungamento del congedo parentale entro l’ottavo anno

di vita del bambino; i genitori di bambini disabili possono fruire alternativamente del

congedo, in modo continuativo o frazionato per un periodo massimo di complessivi tre

anni; viene previsto un prolungamento del congedo anche nel caso in cui uno dei due

genitori debba assistere il minore ricoverato a tempo pieno in istituti specializzati. In

altre parole, per effetto delle modifiche, viene disposto che il periodo di congedo

parentale ordinario, nel caso di bambini con disabilità, deve essere compreso in quella

durata di «tre anni complessiva» relativa al prolungamento del congedo.


Daniele Cirioli – Italia Oggi

Rimborsi spese Segretari

Le limitazioni imposte dal legislatore alla spesa per missioni del personale pubblico,

contenute all’articolo 6, comma 12 della manovra correttiva dei conti pubblici 2010,

non disapplicano le norme contrattuali in materia di rimborsi spese per i segretari

comunali cosiddetti a scavalco, contenute all’articolo 45, comma 2 del relativo Ccnl.

Occorre, però, fissare alcune regole. Ovvero che il rimborso per il mezzo di trasporto

deve essere ancorato al costo di un quinto della benzina super e non alle tabelle Aci,

che la presenza del segretario tra una sede e l’altra deve essere fissata «al tempo

strettamente necessario alle esigenze lavorative» e che nessun rimborso può essere

effettuato per il tragitto abitazione-luogo di lavoro. Così si è espressa la Ragioneria

generale dello Stato, nella nota n. 54055 del 21 aprile 2011, ma da poco resa nota, con

la quale ha fatto chiarezza sulla portata applicativa del citato articolo 6, comma 12

anche ai segretari comunali e provinciali titolari di più segreterie.

Secondo la Rgs, pertanto, deve ritenersi disapplicata qualunque disposizione che

permetta il rimborso chilometrico ancorato alle tariffe Aci. Ne consegue, che saranno

ammissibili i rimborsi legati all’indennità chilometrica fondata su un quinto del costo

della benzina verde a km. In più, le convenzioni di segreteria dovranno predeterminare

misure atte a circoscrivere gli spostamenti del segretario tra le sedi, «a quanto

necessario alle esigenze lavorative», in modo tale che gli oneri di rimborso per gli enti

«si riducano al minimo indispensabile». Infine, si precisa che nessun rimborso è

ammesso per i tragitti abitazione-luogo di lavoro e viceversa.


Antonio G. Paladino – Italia Oggi

Ispezioni ed errori degli enti locali

La Ragioneria generale ha appena pubblicato i risultati della propria attività ispettiva


negli enti locali. Dal massimario 2010, è utile trarre il decalogo degli errori più gravi

incontrati diffusamente dagli ispettori, per mettere in luce i punti deboli che

rimangono nell’attività degli enti.

Affidamento appalti. Si aggirano i vincoli dettati dal codice degli appalti, attraverso il

frazionamento dell’importo: in questo modo gli enti stanno al di sotto della soglia per

il conferimento di incarichi di progettazione con i vincoli comunitari e di quelle per i

lavori in economia e in amministrazione diretta. – Anagrafe delle prestazioni. Molte

amministrazioni non comunicano al dipartimento della Funzione pubblica le

informazioni sugli incarichi conferiti a soggetti esterni (generalità, oggetto,

compenso, durata) nè quelli conferiti a dipendenti pubblici e ai propri dipendenti. –

Attivazione di nuovi servizi. La parte variabile del fondo per la contrattazione

decentrata viene incrementata per l’attivazione di nuovi servizi e/o il loro

miglioramento senza che essi siano progettati preventivamente, che determinano

risultati tangibili per i cittadini, che la misura degli aumenti sia determinata

oggettivamente, ripetendo l’incremento negli anni senza accertare il raggiungimento

dell’obiettivo. – Conferimento degli incarichi di collaborazione. Non si rispettano i

vincoli dettati dall’articolo 7, comma 6, del Dlgs 165/2001: l’ente non ha adottato un

piano, è stato violato il tetto di spesa, non è stata accertata la mancanza di analoghe

professionalità all’interno dell’ente, il compenso non è stato determinato con criteri

oggettivi, i collaboratori non sono stati scelti con criteri selettivi, è mancata la

pubblicità sul sito internet. – Indebitamento. Viene violato il principio costituzionale

per cui l’indebitamento è consentito solamente per il finanziamento delle spese per gli

investimenti. In particolare, si qualificano come tali altre spese. – Indennità agli

amministratori. Sono erogati compensi illegittimi agli amministratori per la

remunerazione delle riunioni svolte dalla conferenza dei capigruppo consiliari,

l’illegittimo innalzamento e/o la mancata decurtazione delle indennità di carica e

gettoni di presenza, il mancato accertamento della presenza e della durata delle

riunioni delle commissioni consiliari. – Onnicomprensività del trattamento accessorio. I

dirigenti e, anche se in misura minore, i titolari di posizione organizzativa, ricevono

compensi in violazione del principio della onnicomprensività delle indennità di posizione

e di risultato: gettoni per le commissioni di concorso e di gara, remunerazione di

incarichi ulteriori. – Produttività. Questo compenso non può essere erogato sulla base

di criteri automatici o “a pioggia”, quali ad esempio la presenza e l’inquadramento, ma

in modo selettivo sulla base di una valutazione effettuata dai dirigenti, dopo che sia

stato accertato dal nucleo il raggiungimento degli obiettivi assegnati ed a condizione

che questi, assegnati preventivamente, determinino un apprezzabile miglioramento dei

normali standard. – Riduzione del fondo. Il fondo per la contrattazione decentrata

deve essere decurtato del salario accessorio in godimento da parte del personale Ata

trasferito al ministero della Pubblica istruzione. Gli oneri per il reinquadramento dei

vigili e degli operai vanno tolti dal fondo. E così vanno tolte le risorse in godimento da

parte del personale cessato per esternalizzazione del servizio. – Tetto alla spesa del

personale e alle assunzioni. Occorre rispettare il tetto alla spesa del personale

dell’anno precedente negli enti soggetti al patto e del 2004 in quelli non soggetti al

patto. Le assunzioni a tempo indeterminato possono essere effettuate nei vincoli

dettati dalle finanziarie e non dagli enti che non hanno rispettato il patto. Le

assunzioni flessibili non possono essere prorogate più di una volta e in modo da

superare il tetto di tre anni e devono essere adeguatamente motivate.

Arturo Bianco – Il Sole 24Ore