Controllo di gestione

Il controllo di gestione assume un ruolo chiave e di supporto agli altri sistemi di

controllo e il relativo referto rappresenta induttivamente il documento attraverso il

quale è possibile verificare l’effettiva adozione di un efficace sistema di controllo.

Inoltre, il referto del Controllo di gestione ex. art. 198 del Testo unico sugli enti

locali, se ben progettato e gestito, permette agli enti pubblici locali di rispondere

compiutamente agli obblighi della riforma Brunetta in tema di ciclo della performance.

Il referto del controllo di gestione costituisce la sintesi del processo del sistema di

controllo di gestione, le cui caratteristiche costitutive, sono in grado di denotare la

capacità dello stesso di esprimere o meno risultati significativi per i diversi

destinatari previsti per legge, oltre ad esprimere la validità o meno del sistema

sottostante ai fini informativi che il Testo unico sugli enti locali richiede. Esso non

deve essere considerato come un semplice documento consuntivo di periodo, ma come

una fase del processo, secondo un modello di pianificazione – programmazione –

controllo, che orienta al miglioramento continuo.

Tra i destinatari del referto del Controllo di gestione, l’art. 198-bis del Tuel prevede

che la struttura operativa alla quale è assegnata la funzione del controllo fornisca la

conclusione di tale controllo, oltre agli amministratori ed ai responsabili dei servizi,

anche alla Corte dei conti. Al di là del formale inoltro alla sezione regionale di

competenza, il referto deve assumere un format in termini di contenuti tale da

esprimere effettivamente l’adozione di un sistema di controllo di gestione

rispondente alle finalità prescritte dallo stesso dlgs 267/2000.

Ciro D’Aries – Alessandro Nonini – Italia Oggi

Spesa personale e società partecipate


Secondo un orientamento consolidato della Corte dei Conti la spesa di personale

sostenuta dalle società partecipate deve essere considerata insieme a quella

sostenuta dagli enti. Il tema è stato rilanciato dalle sezioni riunite con il parere

27/2011 secondo il quale nella quantificazione della spesa di personale non si devono

considerare solo quelle contenute nell’intervento I in quanto «non può essere

sottaciuto» che la modalità di gestione dei servizi e quindi i processi di

esternalizzazione incidono in modo sostanziale: limitarsi al bilancio dell’ente può

risultare non equo. In caso contrario si incentiverebbe un progressivo affidamento

all’esterno dei servizi con finalità sostanzialmente elusive dei vincoli di finanza

pubblica. Per questo si rende «necessario accedere ad una nozione più ampia di spesa

di personale, che vada oltre la rappresentazione in bilancio e tenga conto (…) della

spesa del personale impiegato in organismi esterni». Questi concetti non devono

essere applicati solo alla riduzione della spesa di personale ma anche al rapporto tra

spesa di personale e spesa corrente. Sempre rimanendo nell’ambito delle sezioni

riunite, concetti del tutto analoghi sono contenuti nel parere 3/2011 in materia di

Unioni di Comuni, Comunità montane e Consorzi. Per quanto attiene alle società in

house a totale capitale pubblico, basta citare la Corte dei Conti Campania (parere

98/2011) quando ribadisce che «sono da considerarsi sostenute direttamente

dall’ente locale le spese di personale iscritte nel bilancio della società pubblica in

house, tanto nel caso di partecipazione unica totalitaria, quanto nel caso di

compartecipazione plurisoggettiva».

M.Zamb. – Il Sole 24Ore