IL SEGRETARIO GENERALE PUO’ NOMINARE GLI AVVOCATI DELL’ENTE – TAR CAMPANIA SENTENZA N. 1068/2018

DIRITTO

Il ricorso non può trovare accoglimento per i motivi di seguito illustrati.

Parte ricorrente lamenta la violazione dell’art. 3 del R.D. n. 1578/1933, violazione e falsa applicazione del D.Lgs. n. 267/2000, violazione e falsa applicazione dello Statuto del Comune di Marano di Napoli, violazione e falsa applicazione dell’art. 97 Costituzione, eccesso di potere per illogicità e contraddittorietà, carenza ed erroneità dell’istruttoria, difetto di motivazione.

Con il primo motivo di gravame l’avvocato Di Grezia, in sintesi, assume l’illegittimità della modifica regolamentare – al pari di quella previgente – che, a suo dire, minerebbe l’autonomia funzionale dell’Avvocato comunale poiché rimette al Segretario Generale valutazioni (quelle, per l’appunto, concernenti la scelta del professionista esterno) che si connoterebbero per il carattere tecnico/discrezionale e che competerebbero, nella prospettazione attorea, al capo dell’ufficio legale, unica struttura dotata delle conoscenze necessarie per valutare la sussistenza degli elementi per l’esternalizzazione del servizio.

La censura non ha pregio.

Invero, parte ricorrente contesta sia la nuova formulazione dell’art. 20 (che rimette al Segretario Generale l’individuazione del professionista da incaricare) sia quella previgente (che attribuiva tale potere al Sindaco) ritenendole entrambe lesive delle prerogative dell’Avvocatura comunale. Tuttavia, è evidente che l’eventuale accoglimento del motivo di gravame non sarebbe di alcuna utilità per la ricorrente poiché avrebbe, come unica conseguenza, quella di ripristinare l’originario potere di designazione da parte del Sindaco – tale essendo la previsione antecedente alla delibera impugnata – che, in ogni caso, non sarebbe satisfattivo per la ricorrente e, pertanto, la censura è inammissibile per carenza di interesse.

Si aggiunga che, nel merito, il rilievo è comunque infondato.

Difatti, non può configurarsi alcuna lesione delle prerogative di piena indipendenza ed autonomia dell’Avvocatura comunale per effetto dell’attribuzione al Segretario Generale del potere di individuazione e nomina di legali esterni all’ente, dal momento che l’autonomia riconosciuta agli avvocati degli enti pubblici concerne la “trattazione esclusiva e stabile degli affari legali dell’ente” (cfr. art. 23, primo comma, della L. n. 247/2012 recante la nuova disciplina dell’ordinamento della professione forense), e non attiene invece a aspetti di carattere organizzativo (cfr. Consiglio di Stato, Sez. V, n. 2434/2016), come quello di cui si controverte.

La novella è quindi riconducibile al potere generale di coordinamento attribuito al Segretario generale dall’art. 97, comma 4, del T.U.E.L. che non incide sull’autonoma organizzazione e gestione dell’attività forense dei professionisti dell’avvocatura comunale ma è unicamente volta ad attuare – per il tramite della figura di interrelazione tra l’apparato amministrativo dell’ente ed i rappresentanti politici dell’ente stesso – il necessario coordinamento del servizio legale rispetto alla complessiva organizzazione amministrativa comunale.

Inoltre, mette conto evidenziare che, riguardo alla scelta di individuazione e nomina del professionista esterno all’ente locale, l’Avvocatura comunale non è stata del tutto esautorata, visto che al Responsabile del Servizio Avvocatura compete comunque un potere di proposta motivata in ordine alla scelta del professionista esterno cui conferire l’incarico di rappresentazione dell’ente (“…su proposta motivata del Responsabile del Servizio Avvocatura, il Segretario Generale, provvede con proprio provvedimento al conferimento dell’incarico”); in altri termini, la novella regolamentare ha comunque tenuto conto della necessità di rimettere al titolare del settore avvocatura, tramite l’attribuzione del potere di proposta, l’avvio del procedimento di nomina e di contestuale formulazione del giudizio tecnico – discrezionale sul contenuto del provvedimento di nomina del professionista esterno, mostrando quindi di tenere in debita considerazione le valutazioni della struttura legale dell’ente.

Con la seconda censura l’istante lamenta la violazione degli artt. 107 e 97 del D.Lgs. n. 267/2000 evidenziando che le funzioni gestionali dell’ente locale – cui l’istante mostra di ricondurre l’individuazione del professionista esterno – appartengono esclusivamente ai dirigenti dell’ente locale, mentre al Segretario comunale non spettano compiti di amministrazione attiva, limitandosi a sovrintendere e coordinare i dirigenti medesimi.

Il motivo è infondato.

Nell’attuale assetto ordinamentale, al Segretario comunale sono affidati compiti di collaborazione e funzioni di assistenza giuridico – amministrativa nei confronti degli organi dell’ente locale, in ordine alla conformità dell’azione amministrativa alle leggi, allo statuto ed ai regolamenti.

In via generale è quindi pacifico che al Segretario comunale non sono affidati compiti di amministrazione c.d. attiva, limitandosi egli (cfr. art. 97, comma 4, del D.Lgs. n. 267/2000, c.d. Testo Unico delle leggi sull’ordinamento degli enti locali o T.U.E.L.) a sovrintendere allo svolgimento delle funzioni dei dirigenti e a coordinarne l’attività qualora non sia stato nominato un direttore generale. Tale attribuzione di competenze nettamente separate risulta però per ovvie ragioni temperata nei Comuni di minori dimensioni demografiche, generalmente privi di personale di qualifica dirigenziale. Prevede infatti l’art. 109, secondo comma, del T.U.E.L. che nei Comuni privi di dirigenti le funzioni dirigenziali possono essere attribuite ai responsabili degli uffici oppure demandate al Segretario comunale, in applicazione dell’art. 97 comma 4 lettera d) a mente del quale appunto il Segretario comunale esercita ogni altra funzione attribuitagli dallo statuto o dai regolamenti, o conferitagli dal Sindaco o dal Presidente della provincia (Consiglio di Stato, Sez. IV, n. 4858/2006; T.A.R. Campania, Napoli, Sez. VII, n. 1886/2012).

Invero, dall’esame della delibera risulta che l’attribuzione al Segretario Generale dell’incarico di individuare e affidare il patrocinio dell’ente si giustifica in ragione della strutturazione del Servizio autonomo di Avvocatura che non è diretto da un dirigente e non risulta inquadrato nell’area amministrativa, elementi che hanno indotto la Giunta Comunale ad attribuire al Segretario Generale, organo di vertice della struttura burocratica, l’incarico di individuare e conseguentemente affidare, in caso eccezionali, la rappresentanza in giudizio ai professionisti esterni, previa istruttoria e proposta del Responsabile dell’Ufficio Avvocatura.

Con l’ultimo motivo di gravame l’avvocato Di Grezia contesta l’affermazione riportata nella impugnata delibera giuntale – che, come si è visto, ha giustificato la contestata scelta in base al rilievo che il servizio avvocatura non è retto da un dirigente – evidenziando che, al contrario, a tale figura professionale compete il potere di adottare delibere di impegno e liquidazione della spesa (art. 25 bis del Regolamento degli uffici e dei servizi), previsione da cui potrebbe desumersi il possesso di qualifica dirigenziale.

L’argomentazione è priva di giuridica consistenza.

La istante desume il possesso di qualifica dirigenziale in capo al Responsabile dell’Avvocatura Comunale dallo svolgimento di una funzione (adozione di delibere ed impegno di spesa) attribuita al medesimo da un regolamento dell’ente locale; tuttavia, non vi è prova che l’incarico dirigenziale sia stato effettivamente attribuito al medesimo per non essere stato allegato alcun pertinente provvedimento amministrativo di nomina ex art. 109 del T.U.E.L.

In conclusione, il ricorso va respinto pur stimandosi equo disporre la compensazione delle spese processuali in considerazione della novità delle questioni esaminate.

Link al documento: https://www.giustizia-amministrativa.it/cdsintra/cdsintra/AmministrazionePortale/DocumentViewer/index.html?ddocname=M5GML7HIGKZCUJD2VDGTVPB6YI&q=

DIVIETO COMPENSI SEGRETARI PER NUCLEO DI VALUTAZIONE – SENTENZA CORTE DEI CONTI CAMPANIA N. 1347/2013

download

L’azione della Procura si palesa fondata e, come tale, va accolta, affermando la responsabilità del convenuto nei termini che seguono. Preliminarmente il Collegio è chiamato a esaminare l’eccezione di prescrizione, sollevata dalla difesa del Della Corte con riferimento alle somme corrisposte al segretario comunale per il biennio 2004/2005, e liquidate con i provvedimenti n. 142 del 15/09/2004 (€ 1.080,00) e n. 253 del 30/05/2005 (€ 1.680,00). L’argomento è fondato. Ai fini del presente giudizio, infatti, l’invito a dedurre è stato notificato al convenuto il 24/02/2011, data rispetto alla quale il dies a quo del termine prescrizionale – ormai stabilmente identificato da questa Corte nella data del pagamento da parte del soggetto pubblico delle somme oggetto di contestazione (cfr. SS.RR. n. 5/2007/QM e n. 14/2011/QM), tanto nell’ipotesi di danno erariale diretto che in quella di danno indiretto – risulta in entrambi i casi anteriore al quinquennio precedente (settembre 2004 e maggio 2005). Sul punto non può accogliersi la diversa tesi propugnata dal Requirente, in ordine al disposto dell’art. 17, comma 30 ter, della legge n. 141/2009, secondo cui l’ancoraggio ivi previsto dell’azione di responsabilità erariale all’acquisizione di una notizia di danno concreta e specifica, consentirebbe di riferire a tale evento anche il computo del termine di prescrizione dell’azione stessa. Come osservato in altre pronunce di questa Sezione, la disposizione de qua introduce una condizione di proponibilità dell’azione erariale che si presenta del tutto distinta dall’apprezzamento dello spatium temporis entro cui sono state realizzate le condotte asseritamente foriere di danno, il quale resta – e non può che restare – strettamente legato al momento in cui detto danno si è consumato (cfr. sent. n. 561/2013). Per quanto detto, la domanda di parte attrice va circoscritta alla somma liquidata alla dott.ssa ….. con la determinazione n. 78, del 12/04/2006, pari a € 2.640,00. Nel merito, la condotta del convenuto si palesa gravemente colposa, per un duplice ordine profili, oggettivi e soggettivi. Innanzitutto è importante ribadire – anche in questa vicenda – come il quadro normativo, ermeneutico ed applicativo di riferimento sia sostanzialmente chiaro ed intellegibile nei suoi contenuti. L’art. 41, comma 6, del CCNL del 16/05/2001 stabilisce, infatti, il principio di onnicomprensività della retribuzione di posizione del Segretario comunale, a corredo del quale è prevista – altresì – la possibilità di riconoscere una maggiorazione di detto emolumento, che con il contratto integrativo stipulato il 21/12/2003 è stata fissata fino ad un massimo del 50% , in ragione della riscontrata presenza di condizioni di natura soggettiva ed oggettiva, indicate nel medesimo accordo. Tra dette condizioni rientra anche la partecipazione al Nucleo di valutazione e, già nell’agosto del 2003, l’ARAN – in risposta a specifico quesito – indicava chiaramente che è ammissibile una remunerazione separata (e aggiuntiva) per tale attività soltanto qualora essa si collochi al di fuori delle competenze ordinarie del segretario, altrimenti la stessa può solo concorrere al riconoscimento della maggiorazione di cui sopra. Nel descritto contesto, il Regolamento, approvato dal Comune di Montecorvino Pugliano nel 2002 per disciplinare l’istituzione e il funzionamento dei servizi di controllo interno e, in particolare, del Nucleo di valutazione, prevede – all’art. 6, comma 3 – che detto organo “..è un collegio composto dal Segretario comunale, che lo presiede e da n° 2 membri esperti esterni di provata qualificazione..”. Come rilevato dal Requirente, il tenore di questa disposizione non lascia spazio a dubbi circa il fatto che la presidenza del Nucleo sia attribuita al segretario comunale di diritto, ovverosia senz’altro ratione officii, non trovando pertanto alcun riscontro gli assunti difensivi secondo i quali, al contrario, la dott.ssa …. avrebbe ricevuto quell’incarico per specifiche competenze amministrative, non menzionate (né richieste) nella norma. Altro dato pacifico nella fattispecie all’esame, è la percezione da parte di costei – nel periodo considerato – della misura massima della retribuzione di posizione, nonché di un compenso separato per l’espletamento delle funzioni di Direttore generale dell’ente. A fronte dei summenzionati elementi fattuali e giuridici, va posto quindi – doverosamente – l’accento sulla qualifica dirigenziale rivestita dal Della Corte, in relazione alla quale s’impongono requisiti di professionalità e conoscenza che la stabile giurisprudenza di questa Corte reputa non legittimino alcuna forma di ignorantia legis, men che mai nel settore di specifica competenza. Nel caso di specie, non può ammettersi che il responsabile dell’ufficio finanziario di un Comune non abbia piena cognizione e padronanza delle norme che regolano la corresponsione dei trattamenti economici dei dipendenti e del segretario comunale, così come non è ammissibile che non faccia uso della propria autonomia decisionale per svolgere un’istruttoria pur minima rispetto alla richiesta di un compenso aggiuntivo, ovvero non ritenga di poter/dover interloquire formalmente sulla questione con il segretario comunale richiedente. A ben vedere la situazione della dott.ssa ….. era assolutamente chiara: rivestendo ella di diritto il ruolo di Presidente del Nucleo di valutazione e beneficiando – nel periodo contestato – della maggiorazione massima della retribuzione di posizione, a nessun titolo ed in alcuna forma era possibile riconoscerle un ulteriore remunerazione per quell’incarico. In proposito – diversamente da quanto dedotto dalla difesa del convenuto – si palesa corretto e conferente il richiamo, operato dalla Procura, alla sentenza di questa Sezione n. 1775/2010, in cui detta affermazione è suffragata da ampie argomentazioni, pienamente condivise dall’odierno Collegio giudicante. Nei descritti termini va accolta, altresì, l’identificazione del danno erariale nell’intero ammontare delle somme conferite. Come osservato più volte da questa Corte, infatti, in fattispecie come queste non può trovare ingresso il principio della compensatio lucri cum damno, con cui è possibile dare rilievo ai risultati comunque conseguiti dall’organo contestato nell’interesse della comunità amministrata: il vizio che colpisce la struttura e/o i poteri di un organo pubblico, infatti, fa sì che gli oneri finanziari da questo generati siano completamente e irrimediabilmente contra legem, e perciò costituiscano integralmente danno erariale, restando così preclusa qualsivoglia operazione compensativa. Anche su questo punto, dunque, gli assunti difensivi vanno respinti. Circoscritto peraltro il nocumento concretamente risarcibile, per effetto dell’eccepita prescrizione, alla minor somma di € 2.640,00, l’affermazione della responsabilità del convenuto – tuttavia – va anch’essa limitata nella misura del 70%, atteso che il Collegio – conformemente a quanto statuito in precedente omologo (sent. n. 1627 del 19/10/2012) – ritiene di dover apprezzare anche l’apporto causale astrattamente imputabile alla stessa dott.ssa Granese non evocata in giudizio (30%), per aver formulato una richiesta di emolumenti palesemente non dovuti, alla luce della normativa regolatrice della sua posizione professionale, che ella in primis era tenuta a conoscere ed osservare. In conclusione, pertanto, individuato l’ammontare complessivo del danno azionato in € 2.640,00, va disposta la condanna di ….. al pagamento di € 1.848,00. All’importo dovuto vanno aggiunti la rivalutazione monetaria, e gli interessi legali dalla data del deposito della presente decisione fino al soddisfo. Le spese del giudizio seguono la soccombenza, in proporzione alla responsabilità accertata a suo carico. La quota residua del danno, pari a € 792,00, imputabile a …….., invece, a carico della collettività.

P.Q.M.

La Corte dei conti – Sezione giurisdizionale per la Campania, definitivamente pronunciando,

CONDANNA

….. al pagamento di € 1.848,00.

La somma così determinata è dovuta in favore del Comune di Montecorvino Pugliano, con rivalutazione monetaria e interessi legali sulla somma rivalutata dal deposito della sentenza fino al soddisfo. A carico del convenuto sono poste, in proporzione alla sua responsabilità, le spese di giudizio, quantificate in €__________, che vengono liquidate in favore dello Stato. Così deciso, in Napoli, nella camera di consiglio del 18 aprile 2013.