ACCESSO CIVICO E OBBLIGO DI PUBBLICAZIONE ATTI SUL SITO DELL’AMMINISTRAZIONE – SENTENZA TAR LAZIO N. 449/2015

accesso civico

 

 

 

 

 

 

SENTENZA

sul ricorso n. 152 del 2015, proposto da Na.Pa., rappresentata e difesa da sé medesima, da intendersi domiciliata agli effetti del presente giudizio presso la segreteria della sezione;

contro

il comune di Cervaro, in persona del legale rappresentante pro tempore, rappresentato e difeso dall’avvocato Cl.Pa., da intendersi domiciliato agli effetti del presente giudizio presso la segreteria della sezione;

per l’accertamento del diritto della ricorrente all’accesso “civico” agli atti deliberativi del comune aventi a oggetto l’istituzione dell’avvocatura civica.

Visti il ricorso e i relativi allegati;

Visto l’atto di costituzione in giudizio di Comune di Cervaro;

Viste le memorie difensive;

Visti tutti gli atti della causa;

Relatore nella camera di consiglio del giorno 7 maggio 2015 il dott. Davide Soricelli e uditi per le parti i difensori come specificato nel verbale;

Ritenuto e considerato in fatto e diritto quanto segue.

FATTO e DIRITTO

Espone la ricorrente di aver inoltrato al comune in data 17 dicembre 2014 istanza di accesso “civico” in base all’articolo 5 d.lg. 14 marzo 2013 n. 33; ella, in particolare, dopo aver richiesto la revoca di una delibera della giunta avente a oggetto il conferimento di un incarico professionale a un avvocato, concludeva chiedendo letteralmente “in virtù dell’accesso civico, considerata l’impossibilità materiale di individuare tramite l’albo on line, numero e contenuto delle precedenti delibere e convenzioni, ovvero tramite la sezione trasparenza amministrativa, l’individuazione dei legali appartenenti all’avvocatura civica, di poter accedere, visionare ed estrarre copia degli atti, convenzioni e delibere inerenti l’istituzione dell’avvocatura civica, oltre ai curricula dei legali individuati”.

Sulla istanza il comune è rimasto silente sicchè la signora Pa. ha proposto il ricorso all’esame con cui chiede l’accertamento del diritto all’accesso civico e la condanna del comune al risarcimento dei danni.

Il comune di Cervaro si è costituito in giudizio deducendo che il ricorso è inammissibile in quanto: a) l’istanza presentata è reiterativa di altra precedente respinta dal comune; l’amministrazione puntualizza che, avverso il pregresso diniego, la ricorrente ha anche proposto ricorso che questa sezione ha dichiarato inammissibile con la sentenza n. 608 del 9 dicembre 2014); b) l’istanza è comunque indeterminata perché fa riferimento sia all’accesso cd. “civico” che all’ordinario diritto di accesso; l’amministrazione a questo particolare riguardo, eccepisce che i due strumenti sono diversi e non sovrapponibili tra loro (come ritenuto anche da Consiglio di Stato, sez. VI, 20 novembre 2013, n. 5515); c) l’amministrazione ha puntualmente adempiuto agli oneri di pubblicità relativamente alle delibere con le quali è stata istituita l’avvocatura civica (iscrizione nel registro delle pubblicazioni e pubblicazione all’albo pretorio comunale; d) la domanda di risarcimento danni è inammissibile in quanto: d1) la legge consente la difesa personale solo per i giudizi di accesso e non anche nei giudizi risarcitori per i quali è pertanto obbligatorio il patrocinio di un avvocato; d2) nei giudizi in materia di accesso non è consentita la proposizione di domanda di risarcimento dei danni.

Le eccezioni di inammissibilità del ricorso sollevate dal comune vanno respinte.

L’istanza della ricorrente – benché formulata in termini assai poco chiari – è una istanza di accesso civico, dato che reca un esplicito riferimento ai diritti assicurati dal d.lg. n. 33 del 2013, sicchè deve escludersi che essa costituisca una mera reiterazione di quella formulata in precedenza (che era una ordinaria richiesta di accesso che, non a caso, il comune aveva respinto per l’assenza di situazione legittimante, come risulta dalla sentenza della sezione sopra citata, laddove l’accesso “civico” non è sottoposto ad alcuna limitazione quanto alla legittimazione soggettiva del richiedente e non deve essere motivato); né l’istanza della ricorrente può essere qualificata come una ordinaria istanza di accesso per il fatto che reca un riferimento a “accesso, visione e estrazione di copia”; si tratta di uso di un linguaggio improprio, giustificato chiaramente dalla poca dimestichezza della ricorrente con la terminologia giuridica (di qui la scarsa comprensibilità sia della istanza che dello stesso ricorso), che il comune avrebbe potuto e dovuto intendere, dato il riferimento inequivoco all’accesso “civico”, come richiesta di pubblicazione al sito web dei documenti richiesti; del resto, una volta pubblicati al sito web, tali documenti diventano “accessibili” da parte di chiunque, “visionabili” mediante consultazione del sito e suscettibili di copia attraverso “scaricamento” e successiva stampa, sicchè la terminologia usata non può essere ritenuta incompatibile con una istanza di accesso civico.

Nel merito il ricorso è in parte fondato. Che i documenti richiesti dalla ricorrente rientrino tra quelli da pubblicare al sito web ex capo II del d.lg. n. 33 del 2013, sarebbe difficilmente contestabile, trattandosi di atti che attengono all’organizzazione dell’ente e al conferimento di incarichi professionali. La circostanza che le relative delibere siano state inserite nel registro delle pubblicazioni e pubblicate all’albo pretorio non esauriva pertanto gli obblighi di pubblicità gravanti sul comune.

Di conseguenza deve ordinarsi all’amministrazione di pubblicare secondo quanto prescritto dal d.lg. n. 33 del 2013 i documenti richiesti dalla ricorrente.

La domanda di risarcimento dei danni, a prescindere da ogni altra considerazione in ordine alla sua ammissibilità, è chiaramente inammissibile per la sua totale genericità. A questo riguardo non può che rimandarsi alle considerazioni già svolte al riguardo nella sentenza citata resa dalla sezione in occasione delle precedente controversia che ha opposto la ricorrente al comune di Cervaro.

Le spese di giudizio possono essere interamente compensate, data la soccombenza solo parziale dell’amministrazione e la violazione del principio di chiarezza e sintesi degli atti processuali da parte della ricorrente.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...