Vincoli alla contrattazione decentrata

Non superare il fondo del 2010 e tagliarlo in caso di diminuzioni del numero dei

dipendenti: sono questi i vincoli che tutti gli enti locali devono rispettare nella

costituzione dei fondi per la contrattazione decentrata dei dirigenti e del personale.

Questi vincoli si applicano sia alla parte stabile sia a quella variabile e si sommano al

tetto al trattamento economico individuale. Il primo obbligo da rispettare è quello di

non superare nel triennio 2011/2013 la consistenza del fondo per le risorse

decentrate del 2010.

La disposizione, contenuta nella prima parte del comma 2-bis dell’articolo 9 del dl n.

78/2010, non modifica le regole per la costituzione del fondo, che rimangono fissate

dai Ccnl, in particolare da quelli dell’1/4/1999 e 22/1/2004 per il personale e da

quello del 23/12/1999 per i dirigenti. L’importante è che dall’applicazione di tali

regole non discendano oneri aggiuntivi: nel caso in cui ciò si realizzasse occorre

intervenire per tagliarne l’ammontare complessivo. Bisogna prestare particolare cura

all’utilizzazione della possibilità di incrementare il fondo per la realizzazione di nuovi

servizi e/o l’ampliamento-miglioramento di quelli esistenti, cioè dell’articolo 15,

comma 5, per il personale e dell’articolo 23, comma 3, per i dirigenti. Tale possibilità

non è vietata, neppure indirettamente, ma non può determinare incrementi del totale

complessivo delle risorse disponibili nel fondo. Rimane da chiarire se le risorse

previste da specifiche norme di legge, ricorrendone le condizioni, vadano aumentate,

visto che in buona parte esse non vanno comprese nella spesa per il personale (come

per esempio le incentivazioni per la realizzazione di opere pubbliche e Ici), ovvero se

sono comprese nel tetto. Alla determinazione del fondo senza aumenti devono seguire

i tagli nel caso di diminuzione del numero dei dipendenti. Tale riduzione è obbligatoria

e deve essere effettuata in modo automatico, cioè direttamente da parte dei

dirigenti e senza che sia necessaria alcuna forma di contrattazione preventiva: i

soggetti sindacali hanno diritto a essere informati preventivamente rispetto all’avvio

della contrattazione, ma non è loro riservato alcuno spazio di intervento nel merito

delle scelte, salvo che in termini di controllo. Il metodo da applicare è il seguente: le

amministrazioni quantificano il numero dei dirigenti e dei dipendenti in servizio a

tempo indeterminato alla data del 31 dicembre 2010, adempimento che devono

peraltro effettuare per il conto del personale. Il passaggio successivo è quello della

previsione del numero delle cessazioni e delle assunzioni che saranno effettuate nel

corso del 2011: anche in questo caso si possono utilizzare le rilevazioni che vengono

effettuate ai fini della programmazione del fabbisogno del personale. Nel caso in cui

tale saldo sia negativo occorre tagliare la consistenza del fondo. Ovviamente prima

della fine dell’anno la previsione deve essere sostituita dalla puntuale rilevazione. Si

deve sottolineare che per il legislatore non hanno alcuna influenza le ragioni delle

cessazioni e delle assunzioni: per cui le mobilità in uscita determinano una riduzione

del numero dei dipendenti e quelle in entrata il loro aumento. Così come non sembra

assumere alcun rilievo la variazione delle categorie e dei profili professionali. Il taglio

del fondo deve essere effettuato, ci dice espressamente la norma, in modo

proporzionale e riferito all’insieme delle sue risorse, senza alcuna considerazione per

il salario accessorio in godimento da parte dei cessati. Dal che si arriva alla

conclusione che è necessario assumere il dato della incidenza media dei dipendenti sul

fondo e del taglio in modo corrispondente: per esempio se il fondo per le risorse

decentrate è complessivamente di 200 mila euro e i dipendenti sono 100, l’incidenza

media è di 2 mila euro e per ogni diminuzione il taglio deve avere quella dimensione.

Nel primo anno, il taglio deve essere proporzionato ai mesi di cessazione, mentre negli

anni successivi esso va operato in modo pieno.

Giuseppe Rambaudi

Spesa del personale e turn-over

Il calcolo della spesa di personale cessato, da considerare per il turnover, negli enti

locali va effettuato tenendo conto dell’anno intero e non della frazione di anno

effettivamente lavorata. La Corte dei conti, sezione regionale di controllo della

Toscana, col parere 17 novembre 2010, n. 160, fornisce un chiarimento fondamentale

per la corretta applicazione dell’articolo 14, comma 9, del dl 78/2010, convertito in

legge 122/2010. Tale disposizione ha modificato l’articolo 76, comma 7, del dl

112/2008, convertito in legge 133/2008, il quale ora dispone: «È fatto divieto agli enti

nei quali l’incidenza delle spese di personale è pari o superiore al 40% delle spese

correnti di procedere ad assunzioni di personale a qualsiasi titolo e con qualsivoglia

tipologia contrattuale; i restanti enti possono procedere ad assunzioni di personale nel

limite del 20% della spesa corrispondente alle cessazioni dell’anno precedente». Era

fin qui rimasta incertezza rispetto al computo appunto del limite del 20%

corrispondente al personale cessato l’anno precedente. Visto il chiaro intento della

manovra estiva 2010 di ridurre drasticamente la spesa pubblica, poteva desumersi che

il 20% dovesse essere computato per cassa e, cioè, immaginando che un dipendente

cessasse dal servizio a giugno, si dovesse conteggiare il 20% del costo sostenuto

effettivamente per i sei mesi di lavoro.

La sezione Toscana, molto semplicemente spiega che «la locuzione spesa

corrispondente alle cessazioni» va interpretata quale spesa annuale», estendendo agli

enti locali la logica seguita dal dipartimento della Funzione pubblica nella circolare 18

ottobre 2010 Uppa, la quale precisa che i risparmi realizzati per cessazione vanno

calcolati «sempre sui 12 mesi».

Luigi Olivieri

Applicazione riforma Brunetta

Riforma Brunetta subito applicabile, senza necessità di attendere i futuri contratti. Il

Consiglio dei ministri (come anticipato su ItaliaOggi di ieri) approverà domani lo

schema di decreto legislativo di modifica del D.Lgs. 150/2009 che dirà stop ai

contenziosi attivati dalle organizzazioni sindacali mirati a subordinare l’efficacia della

riforma alla stipula dei prossimi contratti nazionali del pubblico impiego. Il decreto

legislativo che ha avuto ieri l’ok in preconsiglio dei ministri, agisce sulla causa

principale dei problemi interpretativi concernenti la sussistenza o meno di un diritto

transitorio o di un periodo di «sospensione» della riforma, ovvero l’articolo 65 del dlgs

150/2009.

E così, si prevede di introdurre nell’articolo 65 del dlgs 150/2009 un nuovo comma 4-bis,

ai sensi del quale «Hanno comunque immediata applicazione, ai sensi degli articoli 1339

e 1419, secondo comma, del codice civile, le disposizioni di cui all’articolo 33,

modificativo dell’articolo 2 del decreto legislativo n. 165 del 2001, all’articolo 34,

modificativo dell’articolo 5, comma 2, del decreto legislativo n. 165 del 2001 e all’articolo

54, comma 1, modificativo dell’articolo 40 del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165,

nonché le disposizioni in materia di contrattazione integrativa». In sintesi, dunque,

immediatamente i poteri unilaterali dei dirigenti in qualità di datori di lavoro in tema di

organizzazione e gestione del rapporto di lavoro sono applicative e modificano le

relazioni sindacali degradandole a mera comunicazione; allo stesso modo l’intera

disciplina dell’articolo 40 del dlgs165/2001, ivi compresa la nullità delle clausole dei

contratti decentrati stipulate in violazione dei vincoli e limiti disposti dalla legge, dalle

regole di contabilità e dalla contrattazione collettiva, nonché la possibilità di adottare

atti unilaterali provvisoriamente sostitutivi dei mancati consensi alla stipulazione di

contratti decentrati.

Il comma 2 dell’articolo 1 dello schema di disegno di legge, poi, interpreta

autenticamente i commi 1, 2 e 4, sempre del dlgs 150/2009 chiarendo quello che, per la

verità appariva già abbastanza chiaro e che solo i poco condivisibili decreti d’urgenza

dei giudici del lavoro avevano in parte travisato: dette norme si interpretano

autenticamente «nel senso che l’adeguamento dei contratti collettivi è necessario solo

per i contratti vigenti alla data di entrata in vigore del citato decreto legislativo,

mentre ai contratti sottoscritti successivamente si applicano immediatamente le

disposizioni introdotte dal medesimo decreto». Dunque, tutti i contratti stipulati

successivamente al 15.11.2009 (come era ovvio) dovevano e debbono essere già

adeguati alla legge-Brunetta.

La facoltà di un adeguamento che per gli enti locali è concessa fino al 31.12.2011,

mentre per le altre amministrazioni il termine scadeva al 31.12.2010, riguarda dunque

solo e soltanto i contratti già stipulati al 15.12.2009. Non può, dunque, costituire

condotta antisindacale condurre la contrattazione successiva alla vigenza della

riforma-Brunetta nel rispetto delle norme da essa previste, come invece sin qui

stabilito da molti decreti dei giudici del lavoro.

Luigi Oliveri e Luigi Chiarello