LIMITE INCENTIVI DI PROGETTAZIONE IN BASE A QUANDO VENGONO FATTI I LAVORI – DELIBERA CORTE DEI CONTI SEZIONE AUTONOMIE N. 11/2015

lavoratori-industria

Corretta interpretazione comma 7 ter art. 93 dlgs 163/2006 come modificato dall’art. 13 bis del d.l. 90/2014.La Sezione regionale di controllo per la Liguria, in esito alla richiesta di parere formulata, ai sensi dell’art.7, comma 8, della legge n. 131/2003, dal Sindaco del Comune di Genova – per il tramite del competente Consiglio delle Autonomie locali, ha rimesso questione di massima in merito alla corretta interpretazione del comma 7 ter dell’art.93 del d.lgs. 12 aprile 2006, n.163, come modificato dall’art. 13 bis del d.l. 24 giugno 2014, n.90, convertito dalla legge n.114/2014, in materia di riparto del fondo per la progettazione e l’innovazione. Nello specifico il Comune istante ha sottoposto alla Sezione Liguria quattro quesiti riguardanti la disciplina intertemporale degli incentivi alla progettazione risultante a seguito dell’entrata in vigore della citata legge n. 114/2014. I quesiti riguardavano in particolare: 1) la possibilità per l’Amministrazione, in ossequio al principio di irretroattività delle leggi, nonché al principio di competenza, di liquidare ad oggi, secondo la precedente disciplina, gli incentivi riferiti a lavori ed opere portate a compimento – compresa la fase di collaudo – prima della data di entrata in vigore della legge di conversione del d.l. n. 90/2014 (19 agosto 2014); 2) le modalità di liquidazione dell’incentivo nel caso di lavori ed opere iniziate prima dall’anzidetta data e portate a compimento successivamente; 3) l’operatività, a decorrere dal 19 agosto 2014, dell’esclusione dal novero dei beneficiari degli incentivi alla progettazione del personale con qualifica dirigenziale; 4) l’applicabilità del limite imposto ex novo dall’ art.13 bis di non superare il 50% del trattamento economico complessivo annuo lordo spettante al singolo dipendente solo per i pagamenti di incentivi riferiti a prestazioni rese anteriormente alla predetta data, ma non ancora liquidate, ovvero anche a lavori ed opere portate a compimento prima del 19 agosto 2014. L’ambito della questione prospettata consente a questa Sezione di esprimere il proprio avviso in merito limitatamente al richiamo delle disposizioni vigenti in materia e dei principi normativi, ai quali i competenti organi dell’amministrazione comunale potranno fare eventuale riferimento, nell’esercizio della propria discrezionalità, per assumere le determinazioni di competenza, salvaguardando tanto l’autonomia gestionale dell’ente richiedente quanto la posizione di terzietà ed indipendenza, rivestita dalla Corte dei conti nell’esercizio della funzione consultiva, istituzionalmente intestatale. La Sezione delle autonomie sulla questione di massima, rimessa dalla Sezione regionale di controllo per la Liguria, con deliberazione n. 75/2014, come ricostruita in parte motiva, enuncia il seguente principio di diritto: “l’obbligo di non superare nella corresponsione di incentivi al singolo dipendente, nel corso dell’anno, l’importo del 50 per cento del trattamento economico complessivo annuo lordo, è applicabile al pagamento degli incentivi dovuti per attività tecnico-professionali espletate dai dipendenti individuati dalla norma a far data dall’entrata in vigore della legge di conversione del d.l. 24 giugno 2014, n. 90”.

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INCENTIVI PROGETTAZIONE INTERNA SOLO SU OPERA PUBBLICA – DELIBERA CORTE DEI CONTI LIGURIA N. 60/2014

opera pubblica

  1. Nel merito, occorre anzitutto premettere che la disposizione di cui si discute, ovvero l’art. 92, co. 5, d.lgs. n. 163/2006 (così come il successivo comma 6 relativo agli incentivi per la redazione di atti di pianificazione), è stata recentemente abrogata dall’articolo 13, comma 1, del decreto legge 24 giugno 2014, n. 90, convertito, con modificazioni, dalla legge 11 agosto 2014, n. 114. La disciplina relativa alla incentivazione della progettazione interna è stata quindi oggetto di riconsiderazione ad opera del successivo articolo 13-bis, d.l. n. 90/2014, che ha a tal fine inserito all’art. 93, d.lgs. n. 163/2006, in particolare, i nuovi commi 7-bis e 7-ter.

In ogni caso, tanto la suddetta abrogazione quanto la nuova disciplina (che non interviene a titolo di interpretazione autentica della precedente) non hanno effetto retroattivo e pertanto non valgono che per l’avvenire. Tale evenienza è nota al Comune istante che, infatti, nelle premesse, riferisce la richiesta di parere alle attività compiute in vigenza della disposizione oggi soppressa, in relazione alle quali sopravvive appunto l’interesse del Comune ad ottenere i chiarimenti invocati a questa Sezione.

  1. Il tema dei presupposti e delle modalità applicative dell’art. 92, co. 5, d.lgs. n. 163/2006 (Codice dei contratti pubblici relativi a lavori, servizi e forniture in attuazione delle direttive 2004/17/CE e 2004/18/CE) è già stato diffusamente affrontato dalla giurisprudenza contabile in sede consultiva e numerose pronunce hanno riguardato, in particolare, proprio la questione della possibilità di ricomprendere nell’ambito di operatività della norma anche ipotesi di interventi di manutenzione ordinaria o straordinaria fatti eseguire dagli enti locali (oltre a Sezione controllo Lombardia n. 72/2013, Sezione controllo Liguria n. 24/2013 e Sezione controllo Piemonte n. 39/2014, ricordate dal Comune nell’istanza di parere, si menzionano altresì Sezione controllo Lombardia n. 442/2013 e n. 188/2014, Sezione controllo Piemonte n. 8/2014 e n. 97/2014, Sezione controllo Toscana n. 293/2012, n. 459/2012 e n. 15/2013).

Ne emerge un orientamento essenzialmente consolidato anzitutto per quanto attiene all’inquadramento dei profili generali della materia.

Come noto, l’art. 92, co. 5, d.lgs. n. 163/2006, allo scopo di contenere i costi di realizzazione delle opere pubbliche mediante la valorizzazione nelle varie fasi dell’apporto di professionalità interne alle amministrazioni, prevede e disciplina la corresponsione di un incentivo al personale dipendente delle amministrazioni impegnato in specifiche attività collegate alle procedure di affidamento ed esecuzione di appalti pubblici, e cioè, al responsabile del procedimento e agli incaricati della redazione del progetto, del piano della sicurezza, della direzione dei lavori, del collaudo, nonché ai loro collaboratori.

E’ stato chiarito che in questo caso il legislatore, riconoscendo un compenso ulteriore e speciale per prestazioni comunque rientranti nell’attività d’ufficio del dipendente, opera in via di eccezione rispetto ai generali principi di onnicomprensività e determinazione contrattuale della retribuzione dei dipendenti pubblici.

Come tale, la disposizione in esame si presta a stretta interpretazione e, in base all’art. 14 delle disposizioni preliminari al codice civile, non può applicarsi in via analogica.

Secondo il disposto normativo, la definizione della disciplina di dettaglio per la ripartizione e l’attribuzione dell’incentivo ai dipendenti beneficiari è rimessa alla contrattazione decentrata i cui esiti sono assunti in un regolamento adottato da ciascuna amministrazione. Sulla base delle indicazioni offerte dal dettato legislativo, la giurisprudenza contabile ha individuato i punti fermi che devono essere rispettati nel regolamento interno: per l’esame complessivo degli stessi si rimanda semplicemente alle pronunce sopra segnalate, oltre che per ragioni di brevità espositiva anche perché essi sono in tutto condivisi da questa Sezione e verosimilmente conosciuti dall’Ente istante come risulterebbe dal tenore della richiesta di parere.

  1. Venendo al tema oggetto di tale richiesta, l’analisi complessiva delle varie pronunce di Sezioni regionali di controllo già intervenute in materia consente altresì di enucleare gli specifici caratteri e condizioni che devono ricorrere nei casi di interventi di manutenzione perché ad essi possa ritenersi applicabile il sistema incentivante considerato.

5.1.  In linea generale, muovendo dal dato letterale offerto dagli artt. 90, co. 1 e 92, co. 1, d.lgs. n. 163/2006, in cui è fatto espresso riferimento ai concetti di “opera” e “lavori”, è stato unanimemente acclarato che la possibilità di corrispondere l’incentivo in parola è limitata all’area degli appalti pubblici di lavori, i cui connotati sono normativamente definiti negli artt. 7 e 8 del Codice dei contratti pubblici, con conseguente divieto di estensione agli appalti di fornitura o servizi.

Con riferimento al campo di attività che qui interessa, il suddetto approdo interpretativo è stato specificato anzitutto nel senso che il c.d. “incentivo alla progettazione” non può essere riconosciuto per qualunque intervento di manutenzione ordinaria/straordinaria su beni dell’ente locale, ma solo per lavori di manutenzione riferiti alla realizzazione di un’opera pubblica.

E’ chiaro che, al riguardo, viene in primo luogo in rilievo la distinzione dei lavori di manutenzione rispetto ai servizi di manutenzione.

Il Codice dei contratti pubblici si limita a comprendere la manutenzione tra i lavori di cui al già menzionato art. 3, comma 8 ed allo stesso tempo, nel successivo comma 10 dell’art. 3, ai fini della definizione degli appalti pubblici di servizi rinvia per l’oggetto alle prestazioni indicate nell’allegato II in cui sono menzionati anche i servizi di manutenzione e riparazione (Allegato II A, categoria 1). Il regolamento di esecuzione ed attuazione del Codice, approvato con d.p.r. 5 ottobre 2010, n. 207, definisce la manutenzione come “la combinazione di tutte le azioni tecniche, specialistiche ed amministrative, incluse le azioni di supervisione, volte a mantenere o a riportare un’opera o un impianto nella condizione di svolgere la funzione prevista dal provvedimento di approvazione del progetto” (art. 3, co. 1, lett. n). Elementi essenziali perché possa parlarsi di lavori di manutenzione appaiono quindi l’inerenza ad un’opera, la finalità di ripristino funzionale, l’approvazione di un progetto. In ogni caso, dovrà porsi attenzione ai criteri distintivi affermati dalla giurisprudenza (specialmente amministrativa) da cui deriva, tra l’altro, la precisazione per cui la manutenzione può rientrare nell’ambito dei lavori – e non in quello dei servizi – sempre che l’attività dell’appaltatore comporti la creazione di un aliquid novi, vale a dire un’azione prevalente ed essenziale di modificazione della realtà fisica, con l’utilizzazione, la manipolazione e l’installazione di materiali aggiuntivi e sostitutivi non inconsistenti sul piano strutturale e funzionale (Cons. Stato, Sez. V, 31 gennaio 2006, n. 348).

Si ritiene poi che, sotto questo specifico profilo, possano altresì assumere rilevanza i differenti caratteri che qualificano la manutenzione in ordinaria o straordinaria. Sul piano normativo, ad esempio, sebbene riferito a specifico settore, si rinviene in proposito l’articolo 3, comma 1, d.p.r. 6 giugno 2001, n. 380 (Testo unico in materia edilizia) che distingue la manutenzione straordinaria per il fatto che gli interventi riguardano opere e modifiche necessarie per rinnovare e sostituire parti strutturali degli edifici, mentre quella ordinaria consiste in attività di riparazione, rinnovamento e sostituzione delle finiture e in quelle volte ad integrare o mantenere l’efficienza di impianti.

5.2.  In base agli stessi riferimenti normativi dianzi considerati si è poi affermato che presupposto per l’applicazione dell’incentivo è che alla base dei lavori di manutenzione riferiti ad un’opera pubblica vi sia una necessaria attività di progettazione.

Tale assunto è stato anche precisato nel senso che l’attività di progettazione richiesta ai fini in esame è quella cui si riferiscono gli articoli 90, 91 e 93 del Codice dei contratti pubblici, articolata in varie fasi secondo differenti livelli di successivi approfondimenti tecnici. Se in regime ordinario tali livelli sono i tre corrispondenti alla progettazione, rispettivamente, preliminare, definitiva ed esecutiva, va ricordato che, in base all’art. 105 del già citato regolamento attuativo del Codice, in taluni casi l’esecuzione dei lavori di manutenzione può prescindere dall’avvenuta redazione ed approvazione del progetto esecutivo (comma 1), mentre i contratti di lavori di manutenzione ordinaria possono essere affidati sulla base di un progetto definitivo costituito almeno da una relazione generale, dall’elenco dei prezzi unitari delle lavorazioni previste, dal computo metrico-estimativo, e dal piano di sicurezza e di coordinamento (comma 2).

Fatta salva quest’ultima eccezione (e comunque entro i termini in cui essa è prevista), ciò che va escluso è che, ai fini del riconoscimento dell’incentivo, all’attività di progettazione come sopra identificata possano essere assimilati atti di altra natura, quali ad esempio gli studi di fattibilità oppure quelli comunemente denominati “elaborati progettuali”, come la stima sommaria delle opere da eseguire, l’elenco dei prezzi, la bozza di contratto, eccetera.

5.3.  Già con il citato parere n. 24/2013, peraltro adottato in esito ad istanza di codesto Comune di Rapallo, questa Sezione si è espressa nel senso che, in presenza di lavori di manutenzione che assai difficilmente possono comportare problematiche progettuali di particolare complessità, i dipendenti dell’ente coinvolti nelle attività considerate dall’art. 92, co. 5, Codice dei contratti pubblici, non hanno titolo a vedersi attribuito l’incentivo previsto se l’espletamento di tali attività è ricompreso negli ordinari compiti d‘ufficio che gli stessi sono tenuti ad assolvere, posto che per la relativa remunerazione vale in tal caso il trattamento fondamentale ed accessorio contrattualmente previsto.

Tale assunto, essenzialmente ispirato a un criterio di ragionevolezza, risulta oggi suffragato dalla posizione su cui si è attestata altra articolazione regionale della Corte dei conti secondo cui, con espresso riferimento (esemplificativo) a taluni lavori di manutenzione ordinaria o straordinaria, sarebbe lecito attendersi che i regolamenti interni delle amministrazioni fissino una soglia minima di rilevanza tecnica dei lavori e delle opere (in termini di entità dell’importo e/o di complessità), al di sotto della quale non sia prevista la corresponsione di alcun incentivo aggiuntivo, trattandosi di fattispecie in cui obiettivamente non è richiesta un’attività di progettazione quale richiamata negli artt. 90-93 del Codice (Sezione controllo Puglia n. 33/2014 e n. 114/2014).

5.4.  In base all’art’ 125, co. 6, Codice dei contratti pubblici, la manutenzione di opere od impianti rientra tra i lavori eseguibili in economia.

Come noto, in linea generale la previsione della possibilità per le amministrazioni di operare, sia pur entro importi e per categorie di prestazioni legislativamente predeterminati, mediante procedure semplificate quali sono quelle con cui si effettuano le c.d. “spese in economia”, risponde alle esigenze emerse dalla constatazione che il ricorso sistematico a procedure di evidenza pubblica, di regola implicanti costi non trascurabili in capo alle stazioni appaltanti per l’espletamento di gare, finirebbe in taluni casi per contrastare con i principi di economicità e buon andamento dell’attività amministrativa.

Ebbene, secondo l’orientamento comune maturato nella giurisprudenza contabile in sede consultiva, nei casi di lavori di manutenzione eseguiti in economia l’art. 92, co. 5, del Codice dei contratti pubblici non trova applicazione ove venga meno il necessario presupposto di una procedura ad evidenza pubblica, ove cioè non vi sia svolgimento di una gara alla cui base sia posto l’importo cui è normativamente commisurato l’incentivo in questione.

  1. Ciò riferito, si evidenzia tuttavia che la verifica del ricorrere dei presupposti sopra ricostruiti è rimessa, nei singoli casi, a ciascun ente, il quale può già conformare alle indicazioni fornite la propria regolamentazione in materia. D’altronde, anche nel caso in esame, per quanto siano forniti diversi dettagli delle tipologie di lavori di manutenzione sottoposte alla valutazione di questo Collegio, solamente gli organi dell’Ente deputati ad assumere le determinazioni previste sono in grado di disporre di tutti gli elementi informativi e di giudizio relativi alla fattispecie amministrata e di stabilire di conseguenza se sussistono le condizioni per l’erogazione dell’incentivo (a titolo dimostrativo si osserva, ad esempio, che, in base alla richiesta di parere esaminata, non è dato sapere se l’attività di progettazione svolta risponda ai requisiti sopra indicati, oppure se i lavori siano eseguiti in economia).

Quello che questa Sezione può aggiungere è che, dalla ricostruzione operata, gli spazi per il riconoscimento dell’incentivo alla progettazione in caso di attività manutentive appaiono in concreto alquanto ristretti, specialmente per quanto concerne la manutenzione ordinaria che, infatti, in diverse delle pronunce segnalate è esclusa tout court dal novero dei lavori incentivabili ex art. 92, co. 5.

Non appare casuale, a questo proposito, che la nuova disciplina della materia, come visto introdotta dall’art. 13-bis, d.l. n. 90/2014, pur ricalcando in linea di massima quella dell’art. 92, co. 5 in esame, tuttavia esclude espressamente le attività manutentive dalle opere che i regolamenti degli enti possono considerare ai fini del riparto del fondo per la progettazione e l’innovazione (art. 93, co. 7-ter, d.lgs. n. 163/2006).

  1. Un’ultima notazione, sebbene non risponda all’oggetto di un quesito posto dal Comune, viene riservata all’incarico di coordinatore della sicurezza nella fase dell’esecuzione che nella richiesta di parere viene ricompreso tra quelli per cui è viene ipotizzato il riconoscimento dell’incentivo alla progettazione. Tale tipo di figura, infatti, non rientrerebbe in realtà nell’elenco dei possibili beneficiari previsto dall’art. 92, co. 5, d.lgs. n. 163/2006.

Al riguardo, per l’individuazione dei limiti e delle condizioni alla cui presenza il sistema incentivante si ritiene nondimeno applicabile anche per lo svolgimento di tale mansione si rinvia alla già menzionata deliberazione n. 114/2014 Sezione controllo Puglia le cui conclusioni al riguardo sono pienamente condivise da questo Collegio.

link: https://servizi.corteconti.it/bdcaccessibile/ricercaInternet/doDettaglio.do?id=4117-28/10/2014-SRCLIG

LA PROGETTAZIONE GENERICA NON RIENTRA NELL’INCENTIVO EX ART. 92 DLGS 163/2006 – CORTE DEI CONTI SEZIONE AUTONOMIE DELIBERAZIONE N. 7/2014

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Pronuncia di orientamento generale della Sezione delle autonomie della Corte dei conti sulla questione di massima rimessa dalla Sezione regionale di controllo per la Liguria, con deliberazione n. 6/2014 del 21 gennaio 2014, in merito alla corretta interpretazione delle disposizioni contenute nel comma 6 dell’art.92 del d.lgs. 12 aprile 2006, n. 163 ed, in particolare, della definizione ivi riportata “atto di pianificazione comunque denominato”. Le previsioni contenute nell’art.92 ai commi 5 e 6, appaiono relative a due distinte ipotesi di incentivazione ed a due distinte deroghe ai ricordati principi, in quanto, in un caso, la deroga riguarda la redazione del progetto, del piano della sicurezza, della direzione dei lavori, del collaudo, da ripartire per ogni singola opera o lavoro tra il responsabile del procedimento e gli incaricati della redazione e nell’altro caso la deroga riguarda la redazione di un atto di pianificazione comunque denominato, da ripartire fra i dipendenti dell’amministrazione che lo abbiano, in concreto, redatto, entrambe riferite alla progettazione di opere pubbliche. La norma deve essere considerata, dunque, norma di stretta interpretazione, non suscettibile di applicazione in via analogica, alla luce del divieto posto dall’art.14 delle disposizioni preliminari al codice civile, e neppure appare possibile una lettura della definizione in essa contenuta che attribuisca alla volontà del legislatore quanto dallo stesso non esplicitato (lex minus dixit quam voluit). Ai fini della riconoscibilità del diritto al compenso incentivante, la corretta interpretazione delle disposizioni in esame considera determinante, non tanto il nomen juris attribuito all’atto di pianificazione, quanto il suo contenuto specifico, che deve risultare strettamente connesso alla realizzazione di un’opera pubblica, ovvero quel quid pluris di progettualità interna, rispetto ad un mero atto di pianificazione generale, che costituisce il presupposto per l’erogazione dell’incentivo. Pertanto, ove tale presupposto manchi, non è possibile giustificare la deroga ai principi cardine in materia di pubblico impiego di omnicomprensività e di definizione contrattuale delle componenti del trattamento economico, alla luce dei quali, nulla è dovuto oltre al trattamento economico fondamentale ed accessorio, stabiliti dai contratti collettivi, al dipendente che abbia svolto una prestazione rientrante nei suoi doveri d’ufficio. Tale soluzione appare, peraltro, avvalorata dai limiti precisati nella delibera n.16/SEZAUT/2009/QMIG alle modalità di copertura degli oneri derivanti dall’attribuzione degli incentivi alla progettazione, qualificati spese di investimento e finanziabili, alla luce di quanto disposto dall’art.93, comma 7, del Codice dei contratti, nell’ambito dei fondi stanziati per la realizzazione dei singoli lavori negli stati di previsione della spesa e nei bilanci delle stazioni appaltanti.