DIVIETO INCARICHI A SOGGETTI IN QUIESCENZA SOLTANTO CONSULENZA E DIREZIONE – DELIBERAZIONE CORTE DEI CONTI SEZIONE CENTRALE N. 23/2014

collocazione in quiescienza

Il testo dell’art. 5, comma 9, del decreto-legge 6 luglio 2012, n. 95, convertito, con modificazioni, dalla legge 7 agosto 2012, n. 135, come risultante dalla legge di conversione n. 114 dell’11 agosto 2014, è pertanto il seguente:

  1. E’ fatto divieto alle pubbliche amministrazioni di cui all’articolo 1, comma 2, del decreto legislativo n. 165 del 2011, nonché alle pubbliche amministrazioni inserite nel conto economico consolidato della pubblica amministrazione, come individuate dall’Istituto nazionale di statistica (ISTAT) ai sensi dell’articolo 1, comma 2, della legge 31 dicembre 2009, n. 196 nonché alle autorità indipendenti ivi inclusa la Commissione nazionale per le società e la borsa (Consob) di attribuire incarichi di studio e di consulenza a soggetti già lavoratori privati o pubblici collocati in quiescenza. Alle suddette amministrazioni è, altresì, fatto divieto di conferire ai medesimi soggetti incarichi dirigenziali o direttivi o cariche in organi di governo delle amministrazioni di cui al primo periodo e degli enti e società da esse controllati, ad eccezione dei componenti delle giunte degli enti territoriali e dei componenti o titolari degli organi elettivi degli enti di cui all’articolo 2, comma 2-bis, del decreto-legge 31 agosto 2013, n. 101, convertito, con modificazioni, dalla legge 30 ottobre 2013, n. 125. Incarichi e collaborazioni sono consentiti, esclusivamente a titolo gratuito e per una durata non superiore a un anno, non prorogabile né rinnovabile, presso ciascuna amministrazione. Devono essere rendicontati eventuali rimborsi di spese, corrisposti nei limiti fissati dall’organo competente dell’amministrazione interessata. Gli organi costituzionali si adeguano alle disposizioni del presente comma nell’ambito della propria autonomia.

La decorrenza della norma modificativa è espressamente indicata dal comma 2 dello stesso art. 6 del decreto legge 90/2014, ove il divieto è dichiarato applicabile agli incarichi conferiti a decorrere dalla data di entrata in vigore del decreto-legge, che viene individuata dall’art. 54, comma 1, dello stesso provvedimento, nel giorno successivo alla pubblicazione in Gazzetta Ufficiale; essendo la pubblicazione avvenuta nella Gazzetta Ufficiale del 24 giugno 2014, n. 144, il divieto di conferire incarichi a soggetti collocati in quiescenza decorre per tutti i contratti stipulati a partire dal 25 giugno 2014.

L’ufficio di controllo, in sede istruttoria, ha espresso l’avviso che la disposizione limitativa non consentisse, ed anzi escludesse esplicitamente, che per evitare il divieto introdotto dalla norma si potesse far riferimento alle fasi della procedura di selezione, che sono necessariamente antecedenti al conferimento dell’incarico.

Più in particolare ha osservato che il documento datato 10 giugno 2014 e recante prot. 1855 dell’11 successivo, a firma del Presidente della commissione giudicatrice, concernente esito della procedura di affidamento in favore del candidato Giacomo GALANTE, non fosse idoneo a rappresentare un atto di conferimento dell’incarico, in quanto atto prodromico dell’affidamento stesso.

Il Magistrato istruttore, pertanto, con relazione del 1° settembre 2014, condivisa dal Consigliere Delegato, ha ritenuto di sottoporre la predetta questione all’esame della Sezione.

In esito alla predetta richiesta, il Presidente della Sezione ha deferito la questione all’odierna adunanza.

Considerato in

DIRITTO

La Sezione è chiamata a pronunciarsi sulla legittimità del contratto sottoscritto l’8 luglio 2014 tra l’Università degli studi di PALERMO e il sig. Giacomo GALANTE come descritto in premessa.

In particolare, viene in evidenza la condizione di pensionato del destinatario dell’incarico, condizione che risulta esplicitamente in atti ed è ammessa dall’Università stessa, in relazione al divieto – introdotto dall’art. 6 del decreto legge 24 giugno 2014 n. 90, convertito dalla legge n. 114 dell’11 agosto 2014 – di attribuire incarichi di studio e di consulenza a soggetti già lavoratori privati o pubblici, collocati in quiescenza.

Al riguardo, prima ancora di entrare nel merito delle vicende relative al caso specifico, riguardanti la fase di insorgenza del divieto (25 giugno 2014) in relazione alla data di stipula del contratto (8 luglio 2014) e alle date di svolgimento delle fasi prodromiche del procedimento di selezione comparativa, il Collegio ritiene necessario procedere ad una esatta individuazione della fattispecie in esame.

Il contratto all’esame è infatti espressamente intestato “contratto di prestazione d’opera di natura occasionale” e riguarda la realizzazione – all’interno di uno specifico progetto – di lavori di falegnameria, attinenti alla precedente esperienza lavorativa del contraente.

Poiché la norma limitatrice si esprime nel senso che il divieto è circoscritto agli “incarichi di studio” e agli “incarichi di consulenza” (oltre che agli “incarichi dirigenziali”), ritiene il Collegio che il contratto stipulato con il signor GALANTE non possa essere ricondotto ad alcuna delle predette tipologie.

Così posta la questione, emerge che il divieto introdotto dall’art. 6 del decreto-legge 90/2014, in quanto norma limitatrice, è da valutare sulla base del criterio di stretta interpretazione enunciato dall’art. 14 delle preleggi, che non consente operazioni ermeneutiche di indirizzo estensivo, fondate sull’analogia.

Non potendo applicarsi tale divieto oltre i casi espressamente indicati nella norma limitatrice (“incarichi di studio”, “incarichi di consulenza” e “incarichi dirigenziali”), ritiene il Collegio che il caso specifico non rientri tra queste ipotesi, e quindi non incorra nel divieto introdotto dal predetto art. 5 del decreto-legge n.90/2014.

Restano pertanto assorbite le ulteriori questioni prospettate sulla decorrenza del divieto, il quale, per le ragioni in precedenza esposte, in concreto non colpisce l’atto in esame.

Di conseguenza, la Sezione ritiene che l’atto in esame possa ritemersi conforme a legge.

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RESPONSABILITA’ CONFERIMENTO INCARICHI – CORTE DEI CONTI CAMPANIA SENTENZA N. 982/2013

1966800610

1. La questione all’esame del Collegio concerne la domanda giudiziale promossa dalla Procura regionale nei confronti del sig. _______, all’epoca membro della Giunta municipale, con riguardo ad una ipotesi di danno erariale quantificato:

· in via principale, di euro 8.723,17 in solido con altri soggetti già convenuti in giudizio con atto di citazione depositato in data 30.03.2010 nell’ambito del giudizio n. 62049;

· in via gradata, al pagamento della somma di euro 1.083,00;

arrecato al comune di Eboli dal rinnovo ritenuto illegittimo di un incarico di consulenza esterna per la promozione turistica del territorio.

2. Nel merito, il Collegio deve esaminare la vicenda descritta nella premessa in fatto e procedere alla verifica della sussistenza degli elementi tipici della responsabilità amministrativa che si sostanziano in un danno patrimoniale, economicamente valutabile, arrecato alla pubblica amministrazione, in una condotta connotata da colpa grave o dolo, nel nesso di causalità tra il predetto comportamento e l’evento dannoso, nonché, nella sussistenza di un rapporto di servizio fra colui che lo ha determinato e l’ente danneggiato.

3. Con riferimento all’elemento oggettivo del nocumento patrimoniale, si ritiene condivisibile quanto esposto dall’organo requirente con riferimento all’an del danno erariale ravvisabile nella vicenda in esame.

In tal senso, si osserva che il rinnovo -avvenuto con la delibera 93/2005- dell’incarico consulenziale è violativo sotto vari profili della normativa di settore, ratione temporis, applicabile:

· art.110, comma 6, del d.lgs n.267/2000, che ha rimesso allo strumento regolamentare la possibilità per gli enti locali di prevedere, per obiettivi determinati e con convenzioni a termine, “collaborazioni esterne ad alto contenuto di professionalità”;

· art. 7, comma 6, del d.lgs n. 165/2001 che ha previsto la possibilità per tutte le amministrazioni pubbliche di conferire incarichi individuali ad esperti di “provata competenza”, soltanto “per esigenze cui non possono far fronte con il personale in servizio“, sempre previa determinazione di “durata, luogo, oggetto e compenso della collaborazione”;

· art. 1, comma 11 della legge n. 311/2004 (legge finanziaria 2005) che ha stabilito “l’affidamento di incarichi di studio o di ricerca, ovvero di consulenze a soggetti estranei all’amministrazione in materie e per oggetti rientranti nelle competenze delle strutture burocratiche dell’ente, deve essere adeguatamente motivato ed è possibile soltanto nei casi previsti dalla legge, ovvero nell’ipotesi di eventi straordinari. In ogni caso, l’atto di affidamento di incarichi e consulenze di cui al secondo periodo deve essere trasmesso alla Corte dei conti. L’affidamento di incarichi in assenza dei presupposti di cui al presente comma costituisce illecito disciplinare e determina responsabilità erariale” nonché, con specifico riferimento agli enti locali, al comma 42 dello stesso art.1, che “l’affidamento da parte degli enti locali di incarichi di studio o di ricerca, ovvero di consulenze a soggetti estranei all’amministrazione, deve essere adeguatamente motivato con specifico riferimento all’assenza di strutture organizzative o professionalità interne all’ente in grado di assicurare i medesimi servizi, ad esclusione degli incarichi conferiti ai sensi della legge 11 febbraio 1994 n.109, e successive modificazioni. In ogni caso l’atto di affidamento di incarichi e consulenze di cui al primo periodo deve essere corredato della valutazione dell’organo di revisione economico-finanziaria dell’ente locale e deve essere trasmesso alla Corte dei conti. L’affidamento di incarichi in difformità dalle previsioni di cui al presente comma costituisce illecito disciplinare e determina responsabilità erariale. Le disposizioni di cui al presente comma si applicano agli enti con popolazione superiore a 5.000 abitanti”).

Al riguardo va evidenziato che il rispetto delle condizioni normative per il conferimento degli incarichi di consulenza – che devono coesistere e, soprattutto, essere oggettivamente sussistenti- oltre ad essere presupposto di legittimità dell’atto, è condizione di liceità della spesa sostenuta per la remunerazione del consulente. La mancanza delle condizioni normativamente previste non determina soltanto mero vizio inficiante l’azione amministrativa, ma integra l’illiceità della condotta e qualifica come dannoso per l’erario il conseguente esborso.

Nella fattispecie in esame avente ad oggetto il rinnovo dell’incarico consulenziale stabilito con la delibera 93/2005 è da ritenere illegittimo e, in quanto comportante spesa, anche dannoso giacché il rapporto contrattuale di consulenza esterna doveva avere natura temporanea e dunque una scadenza assolutamente predeterminata e non ampliabile.

Ulteriore elusione del dettato normativo si è avuta con riguardo all’art. 1, comma 11, della legge n. 311/2004 (legge finanziaria 2005) contemplante l’obbligo di trasmissione dell’atto di affidamento delle consulenze ai revisori ed alla Corte dei conti, adempimento questo del tutto omesso dall’ente.

3. Con riguardo all’elemento soggettivo, si ritiene che la condotta tenuta dal ________ sia espressiva di colpa grave per la palese violazione della disciplina normativa di settore. Occorre, infatti, osservare che il dolo contrattuale si sostanzia nella volontà consapevole del soggetto di violare gli obblighi ed i doveri nascenti dal rapporto di servizio con la P.A. e dunque, con tale violazione, di arrecare alla medesima un danno ingiusto, ma nel caso in esame mancano sufficienti elementi probatori per affermare che vi sia stata, al fine di prolungare l’incarico, un’intenzionale violazione della normativa in materia.

Alla luce delle considerazioni esposte la domanda posta in via principale dall’Organo requirente di condanna del convenuto in solido con altri soggetti per euro 8.723,17 in ragione della ritenuta sussistenza di dolo contrattuale, non può essere accolta.

4. Con riguardo al quantum del danno erariale e, con specifico riferimento alla domanda della Procura attrice posta in via gradata di euro 1.083,00, occorre rilevare che a conclusione del citato giudizio n. 62049 con sentenza n. 566/2011 di questa Sezione sono stati condannati, tra gli altri, gli amministratori che avevano espresso voto favorevole all’approvazione della sola delibera 93/2005 al pagamento di euro 924,06 ciascuno, e tale determinazione dell’entità del danno da risarcire ha tenuto conto della quota astrattamente imputabile all’odierno convenuto nei cui confronti era stata accertata la nullità dell’atto di citazione.

Alla luce di quanto sopra e nella condivisione dei parametri utilizzati nella sentenza citata per la ripartizione pro quota del danno risarcibile, si ritiene che il il quantum del danno da imputare al convenuto vada rideterminato in euro 924,06.

5. Anche gli altri elementi della responsabilità amministrativa quali il rapporto di servizio tra il convenuto e l’ente danneggiato ed il nesso di causalità tra la condotta e l’evento dannoso, sono riscontrabili nel caso in esame.

6. Conclusivamente, il Collegio ritiene sussistano nella fattispecie scrutinata tutti gli elementi della responsabilità amministrativa che, pertanto, va affermata nei confronti del convenuto e, per l’effetto, accolta la domanda attrice ma nella minore misura di euro 924,06.

Sull’importo, debitamente rivalutato dal giugno 2005 all’attualità, devono, altresì, essere corrisposti gli interessi legali con decorrenza dalla data di deposito della presente sentenza all’effettivo soddisfo.

Alla soccombenza segue anche l’obbligo del pagamento delle spese di giudizio.