RESPONSABILITA’ CONFERIMENTO INCARICHI – CORTE DEI CONTI CAMPANIA SENTENZA N. 982/2013

1966800610

1. La questione all’esame del Collegio concerne la domanda giudiziale promossa dalla Procura regionale nei confronti del sig. _______, all’epoca membro della Giunta municipale, con riguardo ad una ipotesi di danno erariale quantificato:

· in via principale, di euro 8.723,17 in solido con altri soggetti già convenuti in giudizio con atto di citazione depositato in data 30.03.2010 nell’ambito del giudizio n. 62049;

· in via gradata, al pagamento della somma di euro 1.083,00;

arrecato al comune di Eboli dal rinnovo ritenuto illegittimo di un incarico di consulenza esterna per la promozione turistica del territorio.

2. Nel merito, il Collegio deve esaminare la vicenda descritta nella premessa in fatto e procedere alla verifica della sussistenza degli elementi tipici della responsabilità amministrativa che si sostanziano in un danno patrimoniale, economicamente valutabile, arrecato alla pubblica amministrazione, in una condotta connotata da colpa grave o dolo, nel nesso di causalità tra il predetto comportamento e l’evento dannoso, nonché, nella sussistenza di un rapporto di servizio fra colui che lo ha determinato e l’ente danneggiato.

3. Con riferimento all’elemento oggettivo del nocumento patrimoniale, si ritiene condivisibile quanto esposto dall’organo requirente con riferimento all’an del danno erariale ravvisabile nella vicenda in esame.

In tal senso, si osserva che il rinnovo -avvenuto con la delibera 93/2005- dell’incarico consulenziale è violativo sotto vari profili della normativa di settore, ratione temporis, applicabile:

· art.110, comma 6, del d.lgs n.267/2000, che ha rimesso allo strumento regolamentare la possibilità per gli enti locali di prevedere, per obiettivi determinati e con convenzioni a termine, “collaborazioni esterne ad alto contenuto di professionalità”;

· art. 7, comma 6, del d.lgs n. 165/2001 che ha previsto la possibilità per tutte le amministrazioni pubbliche di conferire incarichi individuali ad esperti di “provata competenza”, soltanto “per esigenze cui non possono far fronte con il personale in servizio“, sempre previa determinazione di “durata, luogo, oggetto e compenso della collaborazione”;

· art. 1, comma 11 della legge n. 311/2004 (legge finanziaria 2005) che ha stabilito “l’affidamento di incarichi di studio o di ricerca, ovvero di consulenze a soggetti estranei all’amministrazione in materie e per oggetti rientranti nelle competenze delle strutture burocratiche dell’ente, deve essere adeguatamente motivato ed è possibile soltanto nei casi previsti dalla legge, ovvero nell’ipotesi di eventi straordinari. In ogni caso, l’atto di affidamento di incarichi e consulenze di cui al secondo periodo deve essere trasmesso alla Corte dei conti. L’affidamento di incarichi in assenza dei presupposti di cui al presente comma costituisce illecito disciplinare e determina responsabilità erariale” nonché, con specifico riferimento agli enti locali, al comma 42 dello stesso art.1, che “l’affidamento da parte degli enti locali di incarichi di studio o di ricerca, ovvero di consulenze a soggetti estranei all’amministrazione, deve essere adeguatamente motivato con specifico riferimento all’assenza di strutture organizzative o professionalità interne all’ente in grado di assicurare i medesimi servizi, ad esclusione degli incarichi conferiti ai sensi della legge 11 febbraio 1994 n.109, e successive modificazioni. In ogni caso l’atto di affidamento di incarichi e consulenze di cui al primo periodo deve essere corredato della valutazione dell’organo di revisione economico-finanziaria dell’ente locale e deve essere trasmesso alla Corte dei conti. L’affidamento di incarichi in difformità dalle previsioni di cui al presente comma costituisce illecito disciplinare e determina responsabilità erariale. Le disposizioni di cui al presente comma si applicano agli enti con popolazione superiore a 5.000 abitanti”).

Al riguardo va evidenziato che il rispetto delle condizioni normative per il conferimento degli incarichi di consulenza – che devono coesistere e, soprattutto, essere oggettivamente sussistenti- oltre ad essere presupposto di legittimità dell’atto, è condizione di liceità della spesa sostenuta per la remunerazione del consulente. La mancanza delle condizioni normativamente previste non determina soltanto mero vizio inficiante l’azione amministrativa, ma integra l’illiceità della condotta e qualifica come dannoso per l’erario il conseguente esborso.

Nella fattispecie in esame avente ad oggetto il rinnovo dell’incarico consulenziale stabilito con la delibera 93/2005 è da ritenere illegittimo e, in quanto comportante spesa, anche dannoso giacché il rapporto contrattuale di consulenza esterna doveva avere natura temporanea e dunque una scadenza assolutamente predeterminata e non ampliabile.

Ulteriore elusione del dettato normativo si è avuta con riguardo all’art. 1, comma 11, della legge n. 311/2004 (legge finanziaria 2005) contemplante l’obbligo di trasmissione dell’atto di affidamento delle consulenze ai revisori ed alla Corte dei conti, adempimento questo del tutto omesso dall’ente.

3. Con riguardo all’elemento soggettivo, si ritiene che la condotta tenuta dal ________ sia espressiva di colpa grave per la palese violazione della disciplina normativa di settore. Occorre, infatti, osservare che il dolo contrattuale si sostanzia nella volontà consapevole del soggetto di violare gli obblighi ed i doveri nascenti dal rapporto di servizio con la P.A. e dunque, con tale violazione, di arrecare alla medesima un danno ingiusto, ma nel caso in esame mancano sufficienti elementi probatori per affermare che vi sia stata, al fine di prolungare l’incarico, un’intenzionale violazione della normativa in materia.

Alla luce delle considerazioni esposte la domanda posta in via principale dall’Organo requirente di condanna del convenuto in solido con altri soggetti per euro 8.723,17 in ragione della ritenuta sussistenza di dolo contrattuale, non può essere accolta.

4. Con riguardo al quantum del danno erariale e, con specifico riferimento alla domanda della Procura attrice posta in via gradata di euro 1.083,00, occorre rilevare che a conclusione del citato giudizio n. 62049 con sentenza n. 566/2011 di questa Sezione sono stati condannati, tra gli altri, gli amministratori che avevano espresso voto favorevole all’approvazione della sola delibera 93/2005 al pagamento di euro 924,06 ciascuno, e tale determinazione dell’entità del danno da risarcire ha tenuto conto della quota astrattamente imputabile all’odierno convenuto nei cui confronti era stata accertata la nullità dell’atto di citazione.

Alla luce di quanto sopra e nella condivisione dei parametri utilizzati nella sentenza citata per la ripartizione pro quota del danno risarcibile, si ritiene che il il quantum del danno da imputare al convenuto vada rideterminato in euro 924,06.

5. Anche gli altri elementi della responsabilità amministrativa quali il rapporto di servizio tra il convenuto e l’ente danneggiato ed il nesso di causalità tra la condotta e l’evento dannoso, sono riscontrabili nel caso in esame.

6. Conclusivamente, il Collegio ritiene sussistano nella fattispecie scrutinata tutti gli elementi della responsabilità amministrativa che, pertanto, va affermata nei confronti del convenuto e, per l’effetto, accolta la domanda attrice ma nella minore misura di euro 924,06.

Sull’importo, debitamente rivalutato dal giugno 2005 all’attualità, devono, altresì, essere corrisposti gli interessi legali con decorrenza dalla data di deposito della presente sentenza all’effettivo soddisfo.

Alla soccombenza segue anche l’obbligo del pagamento delle spese di giudizio.

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