GRATUITO QUALSIASI INCARICO A POLITICI – DELIBERAZIONE CORTE DEI CONTI EMILIA ROMAGNA N. 149/2015

incarichi gratuiti a politiciFatto

Il Sindaco di Saludecio (RN) ha inoltrato a questa Sezione una richiesta di parere in ordine all’interpretazione dell’art. 5, comma5 del dl 31 maggio 2010 n.78, convertito in legge con modificazioni dalla l. 30 luglio 2010 n.122. Il quesito formulato nella richiesta verte sulla possibilità di erogare compensi a soggetti che rivestono cariche elettive, nel caso in cui svolgano incarichi professionali per prestazioni di servizio attinenti l’ingegneria e l’architettura per conto di enti della pubblica amministrazione.

Diritto

L’articolo 7, comma 8, della legge n. 131 del 2003 – disposizione che costituisce il fondamento normativo della funzione consultiva intestata alle Sezioni regionali di controllo della Corte dei conti – attribuisce alle Regioni e, tramite il Consiglio delle Autonomie locali, se istituito, anche ai Comuni, Province e Città metropolitane la facoltà di richiedere alla Corte dei Conti pareri in materia di contabilità pubblica.

In via preliminare la Sezione è chiamata a verificare i profili di ammissibilità soggettiva (legittimazione dell’organo richiedente) e oggettiva (attinenza del quesito alla materia della contabilità pubblica, generalità ed astrattezza del quesito proposto, mancanza di interferenza con altre funzioni svolte dalla magistratura contabile o con giudizi pendenti presso la magistratura civile o amministrativa).         

In relazione al primo profilo, la richiesta di parere è ammissibile, in quanto proveniente dall’organo rappresentativo dell’Ente che, ai sensi dell’articolo 50, comma 2, TUEL è, per i Comuni, il sindaco.

Con riferimento alla verifica del profilo oggettivo, occorre anzitutto evidenziare che la disposizione contenuta nel comma 8 dell’art. 7 della legge 131 del 2003, deve essere raccordata con il precedente comma 7, norma che attribuisce alla Corte dei conti la funzione di verificare il rispetto degli equilibri di bilancio, il perseguimento degli obiettivi posti da leggi statali e regionali di principio e di programma, la sana gestione finanziaria degli enti locali.

Il raccordo tra le due disposizioni opera nel senso che il comma 8 prevede forme di collaborazione ulteriori rispetto a quelle del precedente comma rese esplicite, in particolare, con l’attribuzione agli enti della facoltà di chiedere pareri in materia di contabilità pubblica.

Sull’esatta individuazione di tale locuzione e, dunque, sull’ambito di estensione della funzione consultiva intestata alle Sezioni di regionali di controllo della Corte dei conti, sono intervenute sia le Sezioni riunite sia la Sezione delle autonomie con pronunce di orientamento generale, rispettivamente ai sensi dell’articolo 17, comma 31, d.l. n. 78/2009 e dell’articolo 6, comma 4, d.l. n. 174/2012.

Con deliberazione 17 novembre 2010, n. 54, le Sezioni riunite hanno chiarito che la nozione di contabilità pubblica comprende, oltre alle questioni ad essa tradizionalmente riconducibili (sistema di principi e norme che regolano l’attività finanziaria e patrimoniale dello Stato e degli enti pubblici), anche i “quesiti che risultino connessi alle modalità di utilizzo delle risorse pubbliche nel quadro di specifici obiettivi di contenimento della spesa sanciti da principi di coordinamento della finanza pubblica (….), contenuti nelle leggi finanziarie, in grado di ripercuotersi direttamente sulla sana gestione finanziaria dell’Ente e sui pertinenti equilibri di bilancio”. E’ stato, altresì, precisato, che “materie, estranee, nel loro nucleo originario, alla “contabilità pubblica” – in una visione dinamica dell’accezione che sposta l’angolo visuale dal tradizionale contesto della gestione del bilancio a quello inerente i relativi equilibri – possono ritenersi ad essa riconducibili, per effetto della particolare considerazione riservata dal Legislatore, nell’ambito della funzione di coordinamento della finanza pubblica”.

Ulteriori ed importanti precisazioni sono state fatte di recente dalla Sezione delle autonomie con la deliberazione n. 3/2014/SEZAUT. E’ stato, infatti, rilevato come, pur costituendo la materia della contabilità pubblica una categoria concettuale estremamente ampia, i criteri utilizzabili per valutare l’ammissibilità oggettiva delle richieste di parere possono essere, oltre “all’eventuale riflesso finanziario di un atto sul bilancio dell’ente” (criterio in se è per se riduttivo ed insufficiente), anche l’attinenza del quesito proposto ad “una competenza tipica della Corte dei conti in sede di controllo sulle autonomie territoriali”. Al contrario, la presenza di pronunce di organi giurisdizionali di diversi ordini, la possibile interferenza con funzioni requirenti e giurisdizionali delle Sezioni giurisdizionali della Corte dei conti, nonché il rischio di inserirsi nei processi decisionali degli enti territoriali precludono alle Sezioni regionali di pronunciarsi nel merito.

Alla luce delle predette osservazioni, il quesito posto dal sindaco di Saludecio rientra nell’alveo della materia della contabilità pubblica, in quanto inerente l’individuazione dell’esatto ambito applicativo di una disposizione normativa diretta al contenimento della spesa pubblica. La Sezione ha inoltre constatato che le questioni poste non interferiscono con funzioni di controllo o giurisdizionali svolte dalla magistratura contabile, né con giudizi civili o amministrativi pendenti.

Il quesito può essere pertanto affrontato nel merito.

Merito

L’art. 5, comma 5 dl 31maggio 2010 n.78, come convertito nella l.30 luglio 2010, n.122, dispone che “ferme le incompatibilità previste dalla normativa vigente, nei confronti dei titolari di cariche elettive, lo svolgimento di qualsiasi incarico conferito dalle pubbliche amministrazioni di cui al comma 3 dell’articolo 1 della legge 31 dicembre 2009 n.196, inclusa la partecipazione ad organi collegiali di qualsiasi tipo, può dar luogo esclusivamente al rimborso delle spese sostenute; eventuali gettoni di presenza non possono superare l’importo di 30 euro a seduta”.

Sulla questione del conferimento di incarico a titolari di cariche elettive da parte di enti locali sono intervenute diverse Sezioni regionali di controllo della Corte (in particolare, Sez. Lombardia 666/2011/PAR e 257/012/PAR; Sez. Veneto 326/2012/PAR; Sez. Puglia 160/2013/PAR). In prevalenza, nei casi appena citati, i quesiti posti riguardavano il conferimento di incarico di revisore dei conti da parte di amministrazioni locali diverse da quelle presso le quali il revisore era titolare di una funzione elettiva. Un caso concerneva l’assunzione da parte di titolare di carica elettiva della funzione di amministratore di una società controllata da un ente locale.

Nel caso prospettato dal sindaco di Saludecio si tratta di titolari di cariche elettive ai quali vengano conferiti incarichi “professionali per prestazioni di servizi attinenti l’architettura e l’ingegneria (…) e servizi vari di natura professionale e di alta specializzazione”, a norma dei capi IV e II del codice degli appalti (d.lgs 163/2006).

La Sezione non ritiene che la specifica fattispecie enunciata nel quesito in questione consenta un’interpretazione difforme della norma richiamata rispetto a quelle prospettate nei pareri delle Sezioni regionali citate.

La ratio della disposizione in parola si può ricavare dalla rubrica dell’art.5 del dl 78/2010 che recita “economie negli organi costituzionali, di governo o di apparati politici”. Il comma 5 è uno degli undici commi dell’articolo che dettano regole di contenimento dei costi degli apparati politici riguardanti i titolari di cariche elettive presso organi rappresentativi statali, regionali e locali.

E’ dunque evidente che il dispositivo del comma 5 persegue una duplice finalità di contenimento dei costi per le pubbliche amministrazioni di cui all’elenco predisposto ed aggiornato annualmente dall’Istat ai sensi dell’art.1, comma 3 l.196/2009, e al tempo stesso di contenimento delle retribuzioni corrisposte ai titolari di cariche elettive. Corollario di questi obiettivi, a parere della Sezione, è, per ragioni di opportunità, un disincentivo sia ai rappresentanti dei cittadini ad assumere incarichi ulteriori rispetto a quello cui sono stati eletti, sia alle pubbliche amministrazioni a indirizzare la propria scelta verso titolari di cariche elettive piuttosto che verso altri professionisti, anche nel caso in cui l’amministrazione richiedente la prestazione sia diversa dall’ente presso il quale la persona in questione sia stata eletta.

La norma, infatti, dopo aver richiamato il regime delle incompatibilità vigente, non dispone un divieto di assunzione di ulteriori incarichi da parte dei titolari di cariche elettive, ma esclude la possibilità per costoro di percepire ulteriori emolumenti, facendo salvi i rimborsi spese e i gettoni di presenza per la partecipazione a sedute di organi. Il titolare della carica elettiva e le pubbliche amministrazioni, dunque, devono essere consapevoli della tendenziale gratuità dell’incarico cui tale persona venga chiamata dalle amministrazioni stesse.

La precisazione contenuta nella norma “qualsiasi incarico conferito” non consente, a parere di questa Sezione, di operare distinzioni circa la natura dell’incarico medesimo. La circostanza che, nel caso prospettato, si tratti di un incarico di natura squisitamente tecnica, non si ritiene possa costituire il fondamento per un orientamento diverso rispetto a quello conseguente all’interpretazione letterale del dispositivo.

link al documento: https://servizi.corteconti.it/bdcaccessibile/ricercaInternet/doDettaglio.do?id=4415-19/11/2015-SRCERO

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