NO ALLO SLITTAMENTO DELLA SPESA DEL PERSONALE ALL’ANNO SUCCESSIVO – DELIBERAZIONE CORTE DEI CONTI TOSCANA N. 256/2013/PAR

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In tema di limitazione della spesa di personale il legislatore ha dettato differenti discipline per gli enti in ragione della loro sottoposizione o meno al patto di stabilità interno, stabilendo che per gli enti che vi sono soggetti trova applicazione l’art.1 comma 557 della L. n. 296/2006 (legge finanziaria per il 2007) che impone una riduzione di spesa rispetto all’esercizio finanziario precedente, oltre che l’art.76 comma 7 D.L. n.112/2008 conv. con L. n.133/2008 che consente nuove assunzioni a t.i. ove il relativo onere sia contenuto entro il 40% della spesa corrispondente alle cessazioni intervenute nell’anno precedente.
Ora, premesso che l’art.16 comma 31 D.L. n.138/2011, convertito nella L. n. 148/2011, ampliando la platea degli enti sottoposti al patto di stabilità interno, ha sottoposto allo stesso, dal 2013, anche i comuni con popolazione (al 31.12.2011) compresa tra 1001 e 5000 abitanti; l’ente richiedente, dando preliminarmente atto che sulla scorta della nuova disciplina esso nel 2013 non potrebbe effettuare alcuna assunzione, chiede sapere – in ciò confortato dall’avviso espresso dal M.E.F. in ciò confortata dalla nota 26.02.2013 n.927 M.E.F. – R.G.S. indirizzata all’ANCI – se possa concludersi diversamente considerando cioè ‘salva’ la assunzione da effettuarsi all’esito di procedura concorsuale legittimamente avviata nel 2012 in conformità alla programmazione dell’ente stesso in tema di fabbisogno di personale (e conclusa con l’approvazione della graduatoria entro lo stesso 2012, sulla scorta di una sorta di “effetto prenotativo della spesa legittimamente programmata”.
In proposito, la Sezione Autonomie di questa Corte, pronunziandosi su questione di massima relativa all’applicazione delle sanzioni relative alla violazione del patto di stabilità interno e di spesa di personale ex art.76 co.7 L.133/2008, ha avuto modo di affermare che: “L’assenza di specifiche disposizioni di diritto intertemporale in ordine all’applicazione dei nuovi vincoli alla spesa di personale, quali derivano dall’estensione della disciplina del Patto di stabilità interno ai Comuni con popolazione inferiore a 5.000 abitanti, non consente di legittimare interpretazioni additive o derogatorie dell’art. 76, comma 7, del D.L. n 112/2008 e successive modificazioni…” sottolineando la volontà legislativa di ridurre la spesa pubblica mediante “interventi correttivi di finanza pubblica dettati dalla eccezionale situazione di crisi finanziaria” tenuto conto che “sebbene non siano state previste specifiche disposizioni di diritto intertemporale volte a regolare il passaggio tra i due assetti normativi, l’estensione della disciplina del Patto ai Comuni con popolazione inferiore a 5.000 abitanti è avvenuta assicurando, comunque, un congruo arco temporale durante il quale gli stessi enti potranno provvedere a riprogrammare non soltanto le procedure di reclutamento, in linea con il preannunciato regime vincolistico, ma anche i livelli complessivi di spesa” (deliberazione n.6 del 11 maggio 2012).
Sulla scorta di tali considerazioni questa Sezione con parere n.190/2013 del 18 giugno 2013 ha già avuto modo di affermare che non si rinvengono ragioni per sottrarre i comuni (ricadenti in questa situazione) all’immediata e uniforme applicazione dei vincoli di contenimento della spesa che, dall’anno 2013, impongono il contenimento della spesa di personale, ed ha perciò ritenuto dover dare risposta negativa al quesito proposto relativo ad un caso analogo.
Nel caso oggi in esame, il comune richiedente dà espressamente atto che l’applicazione della nuova disciplina gli inibisce l’assunzione di personale a t.i., ma ipotizza che possa farsi salva l’assunzione programmata di n.1 istruttore di vigilanza poiché legittimamente avviata nel 2012 in attuazione degli atti di programmazione del fabbisogno di personale dell’Ente e conclusa con l’approvazione della relativa graduatoria nel mese di dicembre 2012; in ciò confortato dalla nota 26.02.2013 n.927 M.E.F. – R.G.S. indirizzata all’ANCI, ove in riferimento al transito dalla pregressa alla nuova disciplina si afferma che “Tenuto conto, dunque, da un lato, che il nuovo regime assunzionale è in una fase di prima applicazione e, dall’altro, della necessità per gli Enti locali di acquisire in organico figure professionali necessarie al corretto svolgimento delle proprie funzioni istituzionali, si ritiene che, coerentemente con la tempistica che la legge impone per l’adeguamento agli obblighi in parola (ovvero come sopra evidenziato, 1° gennaio 2013, cfr. art. 16, comma 31, d.l. 138/2011), le medesime procedure potranno essere fatte salve soltanto laddove si trovino ad uno stadio avanzato di svolgimento, che può dirsi verosimilmente coincidente con l’avvenuta pubblicazione, al 31 dicembre 2012, del calendario delle relative prove d’esame. Resta inteso che il procedimento di reclutamento dovrà concludersi entro il corrente anno.”.
Tuttavia, questa Sezione, pur comprendendo le ‘criticità organizzative e funzionali’ evidenziate nella citata nota M.E.F. e pur ritenendo fors’anche auspicabile de jure condendo la soluzione di dette criticità, ritiene de jure condito di non potersi discostare dall’orientamento già assunto col citato parere n.190/2013 e dalle condivise osservazioni della Sezione Autonomie (che, come già detto, ha posto in evidenza che “L’assenza di specifiche disposizioni di diritto intertemporale in ordine all’applicazione dei nuovi vincoli… non consente di legittimare interpretazioni additive o derogatorie…[anche perché]… il passaggio tra i due assetti normativi… è avvenuta assicurando, comunque, un congruo arco temporale durante il quale gli stessi enti potranno provvedere a riprogrammare non soltanto le procedure di reclutamento…”); anche in ragione del fatto che “Nell’applicare la legge non si può ad essa attribuire altro senso che quello fatto palese dal significato proprio delle parole secondo la connessione di esse, e dalla intenzione del legislatore” (art.12 Preleggi) e che la norma in esame non offre all’interprete alcun appiglio testuale che consenta di accedere ad una interpretazione, quale quella operata dal M.E.F., che è conseguentemente contra legem.
Nelle sopra esposte considerazioni è il parere della Corte dei conti – Sezione regionale di controllo per la Toscana – in relazione alla richiesta formulata dal Sindaco del Comune di Castiglion Fibocchi per il tramite del Consiglio delle autonomie con nota prot. n.7016/1.13.9 del 18 aprile 2013.

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