TRASFORMAZIONE TEMPO PARZIALE – CORTE DEI CONTI DELLA LOMBARDIA 462/2012/PAR

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III La possibilità per l’Ente locale di rimodulare in aumento l’orario di lavoro di dipendente assunto in part time, incontra tuttavia il limite posto dall’art 3, comma 101, della legge finanziaria per il 2008, n. 244/2007 la quale ha stabilito che “per il personale assunto con contratto di lavoro a tempo parziale la trasformazione del rapporto a tempo pieno può avvenire nel rispetto delle modalità e dei limiti previsti dalle disposizioni vigenti in materia di assunzioni”.

Come noto, le assunzioni di personale da parte degli enti locali presuppongono, in primo luogo, il rispetto di predeterminati tetti di spesa e, sul piano quantitativo, sono legate al numero di cessazioni avvenute nell’anno precedente (cfr. art. 1 comma 562 della legge n. 296/2006).

Nel caso di specie si tratta di interpretare se l’aumento di ore (da 24 a 30) di un contratto di lavoro part time possa essere assimilato alla trasformazione del rapporto di lavoro a tempo pieno, equiparato quest’ultimo a nuova assunzione dall’art 3, comma 101 della legge n. 244/2007.

L’art. 1 comma 101 della legge n. 244/2007 si rivolge, infatti, a tutte le amministrazioni pubbliche, soggette, nello specifico, a regimi di limiti di spesa per il personale e di vincoli alle assunzioni fortemente differenziati.

Mentre le amministrazioni statali ed altri enti pubblici nazionali sono storicamente sottoposti a soli divieti o vincoli alle assunzioni (senza essere obbligati a rispettare un tetto complessivo di spesa per il personale), gli enti locali, dal 2007 in poi, devono osservare sia un limite complessivo di spesa che vincoli alle assunzioni (cfr. art. 1 comma 557 e 562 legge n. 296/2006 e art. 76 comma 7 d.l. n. 112/2008, e successive modifiche e integrazioni), con la necessità di rispettare il primo obbligo per potervi procedere, nei limiti dei contingenti percentuali previsti (ancorati di solito alle cessazioni dell’anno precedente).

La presenza di tale duplice vincolo potrebbe permettere una lettura meno rigida dell’art. 1 comma 101 della legge n. 244/2007 nel caso di applicazione al personale degli enti locali, posto che, comunque, la spesa per l’eventuale trasformazione del rapporto di lavoro a tempo pieno deve comunque essere contenuta nel tetto complessivo che questi ultimi devono osservare annualmente (limite che non sussiste per le amministrazioni dello Stato e altri enti pubblici).

Tuttavia, posto che il tenore letterale della norma è chiaro nell’assimilare la trasformazione di un pregresso rapporto di lavoro part time a nuova assunzione, l’interprete non può che aderire, anche nel caso di personale assunto da enti locali, al dettato legislativo.

Differente il caso del mero incremento di ore, che si mantiene comunque inferiore all’orario di lavoro a tempo pieno (come nel caso proposto dal Comune istante).

Pur non essendo le due fattispecie interamente assimilabili (l’incremento di ore, da un lato, e la trasformazione a tempo pieno, dall’altro), la nota circolare n. 46078/2010 del 18/10/2010 del Dipartimento per la Funzione Pubblica, redatta d’intesa con il Dipartimento della Ragioneria Generale dello Stato, sembra equiparare l’incremento orario alla trasformazione a tempo pieno e, di conseguenza, a nuova assunzione (la nota precisa che “sono subordinate ad autorizzazione ad assumere anche gli incrementi di part time concernenti il personale che è stato assunto con tale tipologia di contratto”).

Questo orientamento, premessa la necessità di un intervento legislativo chiarificatore, era stato fatto proprio dalla scrivente Sezione nel parere n. 226/2011, in cui era stato posto l’accento sulla potenzialità elusiva di un incremento orario che mascherasse una sostanziale trasformazione del rapporto a tempo pieno.

Di recente il medesimo orientamento è stato mantenuto nel parere n. 404/2012 in cui, ribadita l’opportunità di un intervento normativo (anche alla luce dell’evoluzione della disciplina legislativa in tema di limiti alla spesa per il personale ed alle assunzioni negli enti locali), alle considerazioni esposte si sono sommate quelle derivanti dagli interventi di razionalizzazione, recentemente rafforzati dal d.l. n. 95/2012, convertito con legge n. 135/2012, in tema di esercizio obbligatorio di funzioni e servizi per gli enti locali di minori dimensioni (quale era il Comune istante).

La Sezione regionale di controllo per la Toscana, invece, nel parere n. 198/2011, sulla scorta del tenore letterale della disposizione, ha ritenuto non applicabile la norma in questione alla fattispecie, in un rapporto part time, dell’incremento di ore (a differenza della trasformazione da tempo parziale a tempo pieno).

La Deliberazione richiama, nelle motivazioni, anche l’orientamento della scrivente Sezione (parere n. 873/2010) che si era pronunciata in merito alla disciplina applicabile alla trasformazione dell’orario da part-time a full-time in relazione a contratti originariamente  stipulati a tempo pieno, condividendo l’assunto in base al quale tale operazione non debba essere valutata quale nuova assunzione, in virtù del fatto che l’articolo di legge citato si riferisce ai soli contratti a tempo parziale (implicitamente rinviando a quelli in origine stipulati come tali).

A maggior ragione, argomenta la Sezione Toscana, proprio in virtù della tassatività della disposizione normativa, il semplice incremento orario (nel caso in esame, fino a 32 ore), che non comporti una trasformazione in contratto a tempo pieno, non rientra nella previsione dell’art. 3, comma 101, della legge n. 244/2007 e quindi non va computato quale nuova assunzione.

Analoga la posizione della Sezione Emilia Romagna che, nel parere n. 8/2012, ha affermato che dall’interpretazione della norma si ricava che solo la trasformazione del contratto da part-time a full-time deve essere considerata nuova assunzione. Esula, viceversa, dall’ambito di applicazione, e non può essere considerata una nuova assunzione, il mero incremento orario, purché non si determini una trasformazione del contratto a tempo pieno. Anche in questo caso la Sezione regionale subordina comunque tale facoltà al rispetto dei limiti e dei vincoli stabiliti in tema di contenimento della spesa complessiva per il personale.

A tutto ciò fa naturalmente eccezione, il caso in cui l’operazione dell’Ente sottenda un intento elusivo dello spirito della legge finanziaria per il 2008 in materia di limiti alle assunzioni, come chiarito nella deliberazione della Sezione Sardegna n. 67/2012/PAR (in cui il quesito esaminato afferiva la possibilità di incrementare fino a 35 ore, sulle 36 previste per il tempo pieno, l’orario di lavoro del dipendente).

Pertanto, in attesa di un auspicabile chiarimento a livello normativo, prendendo atto delle interpretazioni sopra riportate, appare plausibile la limitazione del disposto di cui all’art. 1 comma 101 della LF n. 244/2007 al solo caso, specificamente previsto dalla norma, della trasformazione del rapporto di lavoro da tempo parziale a tempo pieno, non invece al mero incremento di ore (salvo i casi di fattispecie potenzialmente elusive della lettera e dello spirito della norma).

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