DIVIETO STIPULA DI COMANDI PER IL NON RISPETTO DEI TEMPI MEDI PAGAMENTO – DELIBERA CORTE DEI CONTI LAZIO N. 127/2015

no comandi non rispetto tempi medi pagamento

Nel merito, il Collegio è dell’avviso che il divieto posto dall’art. 41, comma 2, del d.l. 24 aprile 2014, n. 66, convertito nella legge 23 giugno 2014, n. 89 precluda non solo l’instaurazione ex novo dei rapporti di lavoro in senso proprio, ai quali fa riferimento il dato testuale della norma, ma più in generale la possibilità di acquisire, con il ricorso a strumenti ed istituti alternativi, quali quello del comando, risorse lavorative con aggravio di spesa a carico del bilancio da parte degli enti che presentino tempi medi di pagamento delle proprie obbligazioni pecuniarie non in linea con l’indicatore legale di riferimento.

Depone in questa direzione proprio la ratio sanzionatoria della disposizione che mira a incentivare la corretta pianificazione di cassa degli enti interessati ed a promuovere il regolare assolvimento delle obbligazioni contratte, senza ritardi patologici che, oltre a porsi in contrasto con le norme comunitarie, legittimerebbero la corresponsione di interessi, generando oneri latenti a carico dei conti e dei relativi equilibri.

Ed invero, il conseguimento di tali effetti sarebbe certamente indebolito ove l’ente potesse accedere a forme di provvista di personale alternative alle assunzioni, anche temporanee, in senso stretto.

Non si oppone, del resto, a tale opzione interpretativa sostanziale lo stesso tenore letterale della disposizione in argomento, in tutto mutuato dalle disposizioni volte a sanzionare il mancato rispetto del patto di stabilità interno con omologhe limitazioni della discrezionalità in materia di acquisizione di personale, da ultimo e segnatamente dall’art. 31, comma 26, della legge 12 novembre 2011, n. 183.

Giova, sul punto, evidenziare che l’art.41, comma 2, espressamente formula il divieto con riferimento alle assunzioni di personale a qualsiasi titolo e con qualsivoglia tipologia contrattuale poste in essere, preoccupandosi di vietare anche i contratti con i soggetti privati che si configurino come elusivi della disposizione. Siffatte precisazioni appaiono indicative della natura esemplificativa e non tassativa delle fattispecie richiamate e supportano il convincimento che lo stesso termine assunzione non sia da intendere in un’accezione restrittiva, bensì come riferibile ad ogni fattispecie che determini l’utilizzo di una nuova risorsa umana da parte dell’ente interessato e proprio carico.

Ne deriva che il divieto comprende anche il comando, sebbene tale istituto non comporti tecnicamente l’instaurazione di un nuovo rapporto di lavoro con l’ente ricevente, che tuttavia è tenuto a dirigere e gestire il dipendente comandato per tutto quanto attiene all’espletamento della prestazione lavorativa, nonché a rimborsare l’ente di appartenenza delle spese sostenute per il pagamento della retribuzione.

L’espresso orientamento è in linea con quello ormai pacificamente formulato dalla giurisprudenza contabile con riguardo alle sanzioni a contenuto analogo contemplate dal legislatore per le violazioni del patto di stabilità interno, sopra richiamate (cfr. ex multis Sez. controllo Veneto deliberazione n. 37/PAR/2010; Sez. contr. Puglia del. n. 171/PAR/2013; Sez. contr. Lombardia deliberazione n. 879/2010/PAR).

Link: https://servizi.corteconti.it/bdcaccessibile/ricercaInternet/doDettaglio.do?id=2593-22/06/2015-SRCLAZ

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