LIMITI ALL’ACCESSO DELLE ORGANIZZAZIONI SINDACALI – SENTENZA N. 143/2013 TAR BASILICATA

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Deve essere premesso che il sindacato ricorrente, sulla base dei CCNL dell’area comparto sanità e dell’area della dirigenza medica, ha partecipato alla trattativa con la parte pubblica volta a definire, per quanto riguarda l’Azienda Ospedaliera S. Carlo di Potenza: a) i fondi, con le relative quote, da destinare, per il miglioramento delle attività aziendali, alla dirigenza medica e alla dirigenza SPTA; b) la percentuale di fondo da destinare alla remunerazione della quota di budget e della quota progetti. In particolare, nella riunione del 9/5/12 (verbale n.2 richiamato nella delibera di approvazione), per quanto riguarda i criteri di distribuzione del fondo di produttività per l’anno 2012 era stato stabilito che il 30% del fondo sarebbe stato utilizzato per finanziare progetti ritenuti prioritari dalla Direzione destinando la parte rimanete al budget. Il direttore amministrativo in tale sede aveva pure informato i sindacati che sarebbero stati scelti, tra i progetti obiettivo presentati, quelli in linea con gli obiettivi indicati dalla Regione (richiamati nelle premesse della delibera) poiché in tal modo quest’ultima avrebbe potuto accedere a risorse aggiuntive del F.S.R.

Tanto premesso, risulta evidente che, in sede di accesso alla delibera direttoriale di approvazione dei progetti obiettivo per l’anno 2012, il sindacato ricorrente non può pretendere -con particolare riferimento all’allegato 3, costituito dalle schede dei progetti e dai progetti obiettivo presentati dalle diverse unità operative approvati (o meno) dall’amministrazione- di conoscere i nominativi del personale dipendente impegnato negli stessi poiché ciò eccede le finalità (sicuramente in sè legittime e, anzi, riconducibili ai compiti istituzionale d’un sindacato presente nell’azienda in questione) di verifica sul se e sul come i sopramenzionati criteri (oggetto di trattativa con la controparte datoriale) sono stati rispettati, sia dal punto di vista strettamente finanziario e sia sotto il profilo più spiccatamente organizzativo. Le schede riepilogative allegate alla delibera riportano, per ciascun progetto, i contenuti del progetto, gli obiettivi, i tempi, i costi, gli altri indicatori numerici nonché il profilo (appunto) organizzativo del progetto che ovviamente comprende l’indicazione delle unità operative o delle strutture coinvolte e il numero di unità di personale impegnate con la corrispondente qualifica e articolazione di appartenenza. Trattasi, come già si è detto, d’una completa radiografia di ciascun progetto obiettivo approvato, attraverso il quale il sindacato ben può svolgere la propria funzione di controllo sulle modalità con cui si intendono spendere i fondi destinati a tale segmento dell’attività aziendale senza pregiudizio alcuno riconducibile alla non conoscenza dei nominativi in questione.

Del resto, la “ratio” di fondo di tale conclusione è la medesima che, sotto il distinto, benchè collegato, profilo delle norme di protezione dei dati personali, percorre le disposizioni richiamate dall’amministrazione, in particolare l’art. 11 del d. lgs. n.196/03 che, in tema di modalità del trattamento e requisiti dei dati personali, impone (lett. d) che gli stessi siano pertinenti, completi e “non eccedenti” rispetto alle finalità per le quali sono raccolti o successivamente trattati. In questa falsariga, giova anzi ricordare che le linee guida del Garante per la protezione dei dati personali (deliberazione del 14/6/07 richiamata nel provvedimento n.431 del 20/12/12 che nega la trasmissione di nominativi relativamente alle ore di straordinario svolte), al punto 5.2 (rapporti con le organizzazioni sindacali), autorizzano l’amministrazione a fornire ai sindacati dati numerici o aggregati e non anche quelli riferibili ad uno o più lavoratori individuabili ogni qual volta (come nel caso di specie) manchi una disposizione di contratto collettivo che preveda espressamente che l’informazione sindacale abbia ad oggetto anche dati nominativi del personale per verificare la corretta attuazione di taluni atti organizzativi.

In altri termini -e per stare alle norme di cui all’art. 22 della legge n. 241/90- è avviso del collegio che, anche nel caso delle organizzazioni sindacali, ai fini della valutazione sull’accessibilità o meno d’un documento (o di parti esso) occorre verificare il tipo di interesse perseguito che, ovviamente, deve essere giuridicamente rilevante e di cui il sindacato deve essere direttamente portatore in relazione a ciascuna fattispecie. Nella specie, la richiesta del sindacato istante di conoscere i nominativi del personale predetto sembra invece essere implicitamente preordinata alla tutela di interessi di singoli associati. In quest’ultima ottica poi, anche a voler prendere in considerazione i richiami giurisprudenziali esposti dal ricorrente, c’è da dire che, nella fattispecie, si è in presenza non di una delibera che liquidi ai singoli dipendenti emolumenti o incrementi di natura stipendiale bensì solo di un atto organizzativo di carattere generale che assegna importi destinati alla successiva attuazione dei progetti obiettivo.

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