LIBERTA’ NELL’APPROVAZIONE DEL PIANO DELLA PERFORMANCE PER GLI ENTI PIU’ PICCOLI – CORTE DEI CONTI SARDEGNA DELIBERA N. 1/2018

Parere richiesto dal Comune di Cardedu – Obbligo per i Comuni inferiori ai 5 mila abitanti di redazione del piano delle Performance.

Link al documento: https://servizi.corteconti.it/bdcaccessibile/ricercaInternet/SearchDelibera.do?selezione=dettaglio&id=47-09/01/2018-SRCSAR

Protocollo d’intesa tra il Dipartimento della funzione pubblica e l’Ispettorato generale del bilancio dello Stato

performanceIl 15 settembre 2016 il Dipartimento della funzione pubblica e l’Ispettorato generale del bilancio dello Stato hanno sottoscritto il protocollo d’intesa  per il coordinamento delle iniziative per l’integrazione del ciclo della performance con il ciclo della programmazione economico-finanziaria. L’attuazione del Protocollo prevede un coordinamento delle attività di interesse comune al fine di semplificare gli adempimenti ed indirizzare le amministrazioni nell’applicazione delle recenti innovazioni normative.

Link al documento: http://www.rgs.mef.gov.it/_Documenti/VERSIONE-I/Attivit–i/Bilancio_di_previsione/Note_integrative/Direttive-/Prot_intesa_IGB_DFP.pdf

L’INDENNITA’ DI RISULTATO E’ LEGATA ALLA PRESENZA IN SERVIZIO – ARAN ORIENTAMENTO APPLICATIVO 1822

indennità di risultatoI permessi retribuiti di cui all’art.33 della legge n.104/1992 usufruiti dai dipendenti danno luogo a decurtazione della liquidazione della retribuzione di risultato dei titolari di posizione organizzativa?

In ordine alla particolare problematica esposta, si ritiene opportuno preliminarmente ricordare che, come più volte affermato da parte della scrivente Agenzia nei propri orientamenti applicativi, la retribuzione di risultato dei titolari di posizione organizzativa, di cui all’art. 10 del CCNL del 31.3.1999, ai fini della sua erogazione, non è direttamente ed automaticamente collegata alla presenza in servizio.

Si tratta, infatti, di un emolumento da corrispondere “a seguito di valutazione annuale” (art. 10, comma 3 CCNL del 31.3.1999) dopo aver verificato i risultati conseguiti in relazione agli obiettivi assegnati.

Pertanto, secondo la regola generale enunciata, non sembra possibile ritenere che nei confronti della dipendente assente per fruizione dei permessi di cui alla legge n.104 del 1992 (o di congedo parentale o di altra tipologia di assenza) debba essere, per ciò stesso, decurtata l’ammontare della retribuzione di risultato collegata alla posizione organizzativa di cui è titolare, in misura strettamente proporzionale ai giorni di assenza.

L’Ente deve, invece, procedere alla valutazione annuale dell’effettiva partecipazione del titolare al conseguimento degli obiettivi assegnati e la rilevanza del suo apporto, secondo le metodologie a tal fine autonomamente adottate.

In tale ambito, può certamente ritenersi ragionevole presumere che i periodi di assenza, soprattutto ove prolungati nel corso dell’anno, possano incidere negativamente su tale aspetto, determinando la conseguente riduzione del compenso da corrispondere (fino ad annullarlo, quando i risultati conseguiti non siano in alcun modo apprezzabili).

Link al documento: https://www.aranagenzia.it/index.php/component/content/article/6872-retribuzione-di-posizione-e-di-risulatto/7234-ral1822orientamenti-applicativi

LINEE GUIDA AL REFERTO SUI CONTROLLI INTERNI – CORTE DEI CONTI SEZIONE AUTONOMIE DELIBERA N. 6/2016

referto controlli interniControlli interni – art. 148 TUEL Linee guida per il referto annuale del Sindaco per i comuni con popolazione superiore ai 15.000 abitanti e del Presidente della città metropolitana e della provincia sul funzionamento del sistema dei controlli interni (art. 148 TUEL) per l’esercizio 2015.

Link al documento: https://servizi.corteconti.it/bdcaccessibile/ricercaInternet/doDettaglio.do?id=628-22/02/2016-SEZAUT

CONDANNATO ANCHE L’OIV PER INCENTIVI EROGATI A DIRIGENTE – CORTE DEI CONTI LAZIO SENTENZA N. 403/2014

schiaffo

Con atto di citazione depositato in data 28 ottobre 2013, la Procura regionale presso la Sezione giurisdizionale per il Lazio ha convenuto in giudizio i signori citati in epigrafe per sentirli condannare al pagamento in favore della Regione Lazio della somma di:

€. 183.243,00 ciascuno per i convenuti Mercadante, Abbruzzese e Cecinelli;

€. 10.971,00 ciascuno per i convenuti Botta , Causio e Clarke;

€. 30.971,00 ciascuno per i convenuti Bianchi, Petrucci e Clarke;

oltre rivalutazione monetaria, interessi legali e spese di giudizio, quale risarcimento del danno erariale determinato dalle specifiche condotte gravemente colpose poste in essere nelle rispettive funzioni amministrative esercitate nel lasso temporale dal 1 giugno 2009 all’aprile 2013.

In particolare, riferisce la Procura, di aver ricevuto dalla Guardia di finanza una relazione istruttoria nella quale è stato evidenziato che, con deliberazione dell’Ufficio di Presidenza del Consiglio regionale del Lazio n. 28 del 13 maggio 2009, veniva conferito, con decorrenza 1 giugno 2009 e fino al 16 novembre 2011, al dott. Mercadante l’incarico dirigenziale di studio avente ad oggetto “ Autonomia del Consiglio regionale alla luce del nuovo Statuto e delle specifiche leggi settoriali. Analisi ed eventuali proposte di modifica dei regolamenti consiliari vigenti”.

Veniva, altresì, stipulato con il Mercadante il relativo contratto di diritto privato che, tra l’altro, prescriveva all’articolo 3, comma 2, la presentazione, con cadenza periodica semestrale, di una relazione al Segretario generale e all’Ufficio di Presidenza sulle modalità di svolgimento dell’incarico, sulle tematiche affrontate, sulle problematiche sollevate e sulle soluzioni prospettate.

Sul piano economico, l’incarico prevedeva una retribuzione annua lorda di €. 157.722,00 per tredici mensilità e una indennità di risultato pari al 30% della retribuzione medesima.

Risulta agli atti che, nell’approssimarsi della scadenza dell’incarico, il Mercadante aveva richiesto all’Ufficio di presidenza e al Segretario generale di prorogare l’affidamento dell’incarico di studio, richiesta alla quale l’allora Presidente p.t. Abbruzzese e il Segretario generale Cecinelli aderivano con determinazione di quest’ultimo n. 627 del 7 novembre 2011 per cui l’incarico veniva prorogato di ulteriori due anni sulla base di specifica motivazione che faceva espresso riferimento al lavoro svolto dal Mercadante, come risultante dalle relazioni presentate ai medesimi organi di vertice.

Dagli accertamenti compiuti dalla Guardia di finanza si è potuto constatare, però, la totale assenza di relazioni del Mercadante, ad eccezione di due relazioni acquisite su richiesta della stessa Guardia di finanza dell’ottobre 2012, per un compenso totale erogato nell’intero periodo dal 1 giugno 2009 all’aprile 2013 di €. 628.591,00 che la Procura regionale ha contestato al Mercadante, ai Presidenti pro-tempore Milana e Abbruzzese e al Segretario generale Cecinelli nell’invito a dedurre prontamente notificato, a fronte del quale sono pervenute controdeduzioni che non sono state ritenute sufficienti a superare l’addebito di responsabilità formulato con il presente atto di citazione.

La Procura, infatti, ha confutato le generiche affermazioni del Mercadante sulla non necessità di produrre relazioni scritte per documentare lo svolgimento dell’incarico di studio, come pure le deduzioni di Abbruzzetti e di Cecinelli che hanno tentato reciprocamente di attribuire l’uno all’altro le responsabilità conseguenti al conferimento della proroga dell’incarico, mentre ha accolto le eccezioni di Milana, stralciando la relativa posizione e la proporzionale quota parte del danno contestato, in relazione all’intervenuta scadenza del mandato di presidente del Consiglio regionale quando ancora il primo semestre di svolgimento dell’incarico non era decorso e, quindi, non era maturato il tempo per la predisposizione della prima relazione di rendicontazione da parte del Mercadante.

Con il medesimo invito a dedurre, la Procura regionale ha contestato agli altri convenuti, nella loro posizione di membri pro-tempore del Nucleo di valutazione, di aver espresso giudizio positivo in ordine al raggiungimento dei risultati del dott. Mercadante da cui è conseguita l’attribuzione della indennità di risultato per un importo complessivo per l’intero periodo di €. 123.884,00, somma che è stata imputata e ripartita in parti uguali tra i convenuti in relazione al periodo in cui hanno ricoperto la funzione di membro del Nucleo di valutazione.

Anche per questa ipotesi dannosa, le controdeduzioni degli invitati non sono state ritenute sufficienti a superare l’addebito di responsabilità in quanto è stato ribadito che la funzione principe del Nucleo di valutazione era quella di verificare in concreto il raggiungimento degli obiettivi assegnati al dirigente, acquisendo le relative relazioni e, ciò, soprattutto tenendo conto che durante le disposte audizioni il Mercadante aveva espresso perplessità sulla propria professionalità maturata in relazione all’attività che doveva svolgere, come pure sull’esistenza di specifici obiettivi da raggiungere che il medesimo negava di aver ricevuto e, quindi, di dover raggiungere.

L’evidente manifestazione di disagio esternata dal Mercadante e l’anomalia di un incarico affidato senza dover raggiungere obiettivi concreti, almeno secondo le dichiarazioni del medesimo dirigente, avrebbe dovuto indurre i membri del Nucleo di valutazione ad effettuare un’istruttoria più approfondita, richiedendo un riscontro più reale sui termini dell’incarico e sull’effettivo conseguimento dei risultati prima di formulare il giudizio positivo che, invece, ha determinato l’illecita corresponsione dell’indennità di risultato per tutto il periodo in esame.

Con memoria depositata in data 31 gennaio 2014, il Mercadante ha contestato gli addebiti formulati, eccependo preliminarmente il difetto di giurisdizione di questa Corte in favore del Giudice ordinario, trattandosi di questione afferente al corretto svolgimento di un incarico dirigenziale, la cui origine era da ricollegare all’esecuzione di una sentenza del Giudice del lavoro che lo aveva visto vittorioso nei confronti dell’Amministrazione che ingiustificatamente aveva risolto il precedente contratto in applicazione dello spoil sistem.

Ha, preliminarmente, eccepito il difetto di legittimazione passiva in quanto il medesimo è soltanto il destinatario dell’incarico di studio da cui sarebbe originato il danno erariale da attribuire ai soggetti conferenti che illegittimamente avrebbero erogato la retribuzione.

Nel merito, ha affermato la piena legittimità della retribuzione percepita in quanto l’incarico di studio sarebbe stato completamente e diligentemente svolto, in assenza di elementi contrari che il Pubblico Ministero aveva l’onere di produrre mentre, invece, i medesimi sono stati richiesti al Mercadante che avrebbe comunque fornito nell’ottobre 2012 una corposa relazione attinente all’incarico svolto nel primo semestre 2012 a dimostrazione dell’effettivo svolgimento dell’incarico di studio. In merito all’assenza di pregresse relazioni agli atti dell’Amministrazione, lo stesso si premurava di sporgere denuncia presso la Procura della Repubblica. In ogni caso, ha tenuto ad evidenziare come le relazioni periodiche da presentare agli organi conferenti l’incarico non dovessero essere necessariamente scritte e che, comunque, mai è stato contestato alcunchè al medesimo a dimostrazione della piena soddisfazione dell’incarico ricoperto, il che escluderebbe in radice l’esistenza del danno erariale.

Con memoria del 31 gennaio 2014, si è costituito il convenuto Abbruzzese che ha tenuto a precisare il ruolo di organo di vertice politico ricoperto per distinguerlo da quello del Segretario generale, vertice amministrativo del Consiglio e dell’Ufficio di presidenza, struttura amministrativa di supporto alle funzioni presidenziali. La responsabilità di quanto accaduto dovrebbe ricadere interamente sulla struttura amministrativa, deputata ai controlli e ai monitoraggi della prestazione, circoscrivendosi il ruolo del Presidente in questa vicenda soltanto alla sollecitazione operata con la missiva inviata per il rinnovo dell’incarico, la cui giustificazione risiede nelle ragioni di opportunità che avrebbero indotto il convenuto a suggerire ai vertici amministrativi la proroga dell’incarico come definitiva transazione su un contenzioso con il Mercadante che, se non interrotto in quel modo, avrebbe potuto causare esborsi per l’Amministrazione ben più onerosi delle retribuzioni effettivamente poi corrisposte.

In ogni caso, ha ribadito quanto già esposto dal Mercadante circa la non necessarietà di relazioni scritte, come pure ha confermato la grande utilità di un simile incarico in un momento di particolare attenzione verso le competenze e le prerogative regionali.

Nel merito, ha rilevato l’inesistenza di danno attribuibile al medesimo, insediatosi soltanto in data 12 maggio 2010 ed avendo, come già detto, suggerito una proposta transattiva molto conveniente per definire l’annoso contenzioso con il Mercadante, per cui, nella specie, difetterebbe anche l’elemento psicologico della colpa grave. In via del tutto subordinata, ha rilevato che, in caso di condanna, occorrerebbe tener conto del diverso apporto causale avuto nella vicenda rispetto all’organo di vertice amministrativo responsabile in primis del conferimento dell’incarico e delle successive attività di verifica e di monitoraggio per la corresponsione della retribuzione.

Con il patrocinio dell’Avvocato Michetti, si è costituito il convenuto Cecinelli, Segretario generale dell’epoca, che ha contestato gli addebiti mossi basati esclusivamente sull’assenza di relazioni scritte da parte del Mercadante che non avrebbe così dato prova esauriente dell’avvenuto espletamento dell’incarico dirigenziale.

Anche per questa difesa mancherebbe agli atti la prova della necessità di una relazione scritta, potendosi ritenere sufficiente anche una relazione orale svolta in occasione dei numerosi incontri e colloqui avuti sulle numerose problematiche sottoposte al suo esame.

In ordine al conferimento dell’incarico, ha fatto riferimento all’obbligo giudiziale scaturente dalla sentenza che aveva ordinato il reintegro nel posto di lavoro del Mercadante con una retribuzione di pari importo a quella goduta in precedenza e, per quanto riguarda la proroga, ha confermato le ragioni di opportunità di addivenire ad una transazione che ponesse fine al contenzioso ancora in corso con il dirigente che avrebbe determinato un esborso notevole per l’Amministrazione superiore alle retribuzioni corrisposte. Tali motivazioni sarebbero alla base del conferimento dell’incarico e della retribuzione corrisposta e, ciò, al di là della necessità di ogni rendicontazione di attività.

Con il patrocinio dell’avvocato Magrini, si è costituito il convenuto Botta nella sua qualità di presidente pro-tempore del Nucleo di valutazione che ha escluso l’addebito di responsabilità mosso dalla Procura sul presupposto che l’attività del medesimo nucleo ha sempre avuto una funzione istruttoria e non deliberativa, per cui la scelta di attribuire l’indennità di risultato al Mercadante è opera esclusiva dell’organo di vertice amministrativo rappresentato dal Segretario generale. Per il dirigente Mercadante avente solo un incarico di studio, l’attività si è esaurita con l’audizione dello stesso e con il confronto tra le dichiarazioni dello stesso e le risultanze come comunicate dall’Amministrazione, per cui il parere favorevole è stato quasi vincolato. Nessuna norma prevedeva l’acquisizione da parte del nucleo delle relazioni scritte sul raggiungimento dei risultati, come pure nessuna contestazione viene mossa dall’attore in ordine alla capacità di direzione e alla disponibilità del dirigente che rappresentano voci importanti nella espressione positiva del parere, per cui deve ritenersi che, in caso di accertata responsabilità, su questa voce di danno debbano restare coinvolti anche gli organi amministrativi conferenti l’incarico e che nulla hanno segnalato a riguardo, per cui la difesa ha chiesto la relativa integrazione del contraddittorio.

Infine, con memoria del 31 gennaio 2014, si è costituito il convenuto Clarke che, nella sua qualità di membro del Nucleo di valutazione per tutto il periodo dal 2009 al 2012, ha preliminarmente eccepito la nullità della notifica della citazione effettuata presso l’indirizzo di residenza e non presso l’indirizzo del domicilio del difensore contenuto nelle controdeduzioni dell’invito a dedurre. Nel merito, ha ribadito la funzione eminentemente istruttoria del Nucleo di valutazione rispetto alla decisione finale di corrispondere la indennità di risultato che è atto di competenza esclusiva del Segretario generale, per cui nella specie difetterebbe il nesso causale tra la condotta e l’evento di danno.

In ordine alla mancata acquisizione delle relazioni istruttorie, il convenuto ha precisato che le medesime avevano destinatari diversi e che, comunque, le stesse risultano acquisite nel novembre 2012 anche se alle medesime la Procura non ha dato alcuna rilevanza.

Anche per questa difesa si ritiene necessario estendere la contestazione della quota di danno in esame al Segretario generale, organo valutativo, e allo stesso Mercadante percettore di un’indennità indebita e sottoscrittore delle schede di valutazione compilate dal Nucleo di valutazione.

In via subordinata, e per il caso di condanna, unitamente ai soggetti per i quali è stata chiesta l’integrazione del contraddittorio, la difesa ha chiesto che questa Corte tenga conto del diverso e ridotto apporto causale arrecato dal convenuto nella determinazione del danno.

Con memoria depositata in data 31 gennaio, 2014, l’avvocato Matteini, patrocinatore dei convenuti Petrucci e Bianchi, ha insistito sulle funzioni meramente istruttorie del Nucleo di valutazione rispetto a quelle previste per l’OIV (Organismo indipendente di valutazione) dal successivo decreto legislativo n. 150/2009, normativa recepita a livello regionale in epoca successiva ai fatti contestati. Ne conseguirebbe, a detta della difesa, la necessità di integrazione del contraddittorio con l’unico organo deliberativo valutativo individuato nella persona del Segretario generale Cecinelli che sarebbe stato escluso inspiegabilmente dall’attribuzione di responsabilità per questa seconda ipotesi dannosa, nonché anche con il dott. Mercadante che avrebbe lucrato senza causa gli emolumenti erogati a titolo di indennità di risultato. In ogni caso, nell’ipotesi di accertata responsabilità, la stessa dovrebbe essere limitata al 50% dell’importo contestato, in quanto, come già fatto valere da altra difesa, le altre due voci su cui si basa l’attribuzione dell’indennità di risultato non sarebbero in contestazione.

La difesa ha ribadito, infine, l’effettivo espletamento dell’incarico da parte del Mercadante che avrebbe comunque consegnato le due relazioni nell’ottobre 2012 conclusive dell’espletamento dell’incarico ricevuto, fermo restando che nessuna norma prescrive l’acquisizione di tali relazioni da parte del Nucleo di valutazione.

E’ stato chiesto, in via subordinata e per il caso di condanna, l’esercizio del potere riduttivo dell’addebito.

Alla pubblica udienza, il Pubblico Ministero ha sottolineato il carattere estremamente grave dell’intera vicenda suddescritta, ove a fronte di un incarico di studio affidato per un compenso complessivo di oltre seicentomila euro, non è stata fornita alcuna prova concreta di effettivo espletamento del compito assegnato, fatta eccezione per due relazioni esibite successivamente all’avvio dell’indagine e non protocollate, e tutto ciò a fronte di relazioni semestrali che avrebbero dovuto essere redatte per iscritto e prodotte dal dirigente a dimostrazione del lavoro svolto. I termini utilizzati nei documenti esibiti non consentono di ritenere possibili relazioni orali, come pure l’esame delle relazioni prodotte, non lontane nei contenuti da una tesina di laurea, non possono in alcun modo essere viste come risultati di un lavoro concreto svolto per la soluzione di problematiche all’epoca attuali.

La difesa del convenuto Abbruzzese ha fatto rinvio alle memorie presentate, avendo cura di precisare il ruolo marginale avuto nella vicenda dal Presidente Abbruzzese, organo di vertice politico insediatosi quando oramai il contratto con il Mercadante era stato sottoscritto già da un anno ed il monitoraggio sulle attività assegnate al dirigente era rimesso alla competenza esclusiva del Segretario generale e dell’ufficio di Presidenza, struttura amministrativa di supporto alle funzioni presidenziali.

In ordine alla missiva inviata al Segretario generale con la quale si invitava il medesimo a provvedere al rinnovo del contratto con il Mercadante, la difesa ha ribadito che la decisione finale era di competenza esclusiva dell’organo di vertice amministrativo al quale il Presidente avrebbe soltanto fornito elementi di valutazione in ragione dell’opportunità di eliminare un contenzioso in atto con il dirigente, che si presentava con esiti favorevoli per il medesimo e con conseguenti obblighi risarcitori per l’Amministrazione pari all’importo delle retribuzioni che avrebbero dovuto corrispondersi con il rinnovo dell’incarico.

Nel merito, è stato ribadito il carattere di infrazione disciplinare da riconoscere alla mancata presentazione delle relazioni di rendicontazione che non potrebbe comportare l’obbligo di restituzione della intera retribuzione corrisposta al Mercadante per lo svolgimento dell’attività lavorativa che non è stata oggetto di contestazione.

La difesa del Mercadante ha ribadito sia l’eccezione di giurisdizione, essendo l’oggetto della contestazione l’inadempimento contrattuale che deve essere vagliato dal Giudice del lavoro, sia l’eccezione di legittimazione passiva, avendo il convenuto percepito una retribuzione erogata su ordine di altri soggetti. Nel merito, è stata confermata la tesi esposta nella memoria difensiva.

La difesa del convenuto Botta si è riportata alla memoria scritta, precisando sia la durata limitata di svolgimento dell’incarico, sia la funzione esclusivamente istruttoria assegnata al Nucleo di valutazione, il cui parere non era vincolante per l’organo valutativo che ha deciso autonomamente di conferire al dirigente l’indennità di risultato. Ha osservato, infine, che la contestazione della Procura è stata limitata soltanto ad uno degli elementi del parere reso, per cui la quota parte di danno, in caso di condanna, dovrebbe essere proporzionalmente ridotta.

L’Avvocato Matteini per i suoi assistiti, nel richiamare i contenuti della memoria scritta, ha evidenziato la nullità dell’atto di citazione perché fondato sulle norme del decreto legislativo n. 150/2009, legge istitutiva degli OIV, recepita dalla regione Lazio soltanto nel 2011 ed operativamente alla fine del 2013, non applicabile ratione temporis ai membri del Nucleo di valutazione. La normativa pregressa assegna a quest’ultimi una funzione esclusivamente istruttoria con potere decisionale rimesso al Segretario generale, diversamente da quanto previsto per i membri dell’OIV che hanno una specifica funzione di validazione delle attività che rende vincolante la decisione da assumere da parte del Segretario generale.

Medesime ragioni sono state fatte valere dalla difesa dell’altro membro del Nucleo di valutazione convenuto Clarke.

Infine, l’Avvocato Michetti, per il convenuto Cecinelli, ha tenuto a precisare che il Segretario generale, da tutti indicato come responsabile principale e unico della condotta dannosa, si è limitato ad eseguire ordini che provenivano dai vertici politici.

In sostanza, l’ordine della reintegrazione del Mercadante nel posto di lavoro, come della successiva proroga dell’incarico è avvenuta in pieno accordo con l’organo politico nell’avvertita necessità di circoscrivere gli effetti potenzialmente dannosi sull’Amministrazione dell’attività del Mercadante.

Peraltro, le relazioni risultano depositate e deve ritenersi che le stesse siano state adeguatamente retribuite.

In sede di replica, il Rappresentante del Pubblico Ministero e gli avvocati hanno meglio puntualizzato le rispettive posizioni.

DIRITTO

Preliminarmente deve essere respinta l’eccezione di difetto di giurisdizione di questa Corte.

Nella fattispecie in esame, questa Corte deve verificare la legittima corresponsione di risorse pubbliche a favore di un soggetto al quale è stato conferito un incarico dirigenziale con preciso oggetto e con specifici risultati da raggiungere. La prestazione resa dal dirigente viene all’esame di questo Giudice soltanto in via incidentale e, cioè, al limitato fine di verificarne il corretto adempimento come presupposto della corresponsione della retribuzione globale e della indennità di risultato, somme che sono a tutti gli effetti risorse pubbliche per la cui corretta imputazione ed attribuzione questa Corte è per Costituzione chiamata ad esprimersi con i relativi provvedimenti giurisdizionali.

Per lo stesso motivo deve respingersi l’eccezione di difetto di legittimazione passiva pure avanzata dal Mercadante in quanto il medesimo, quale funzionario pubblico, non può essere destinatario di risorse pubbliche in assenza di una valida e congrua giustificazione rilevabile dalla prestazione resa. La totale assenza di documentato svolgimento di una prestazione dirigenziale di studio impedisce a questa Corte di valutare positivamente la debenza di una retribuzione che è stata erogata sulla base di affermazioni verbali, di soddisfazioni acquisite che non trovano alcun riscontro documentale e che legittimano il requirente alla chiamata in giudizio, sia del funzionario percettore indebito delle somme, sia degli organi conferenti l’incarico che non hanno monitorato diligentemente sulla prestazione che doveva essere resa, formulando giudizi positivi sulla base di non meglio precisati elementi e risultati che non sono in alcun modo concreti e verificabili.

Deve essere respinta pure l’altra eccezione di nullità della notificazione della citazione avvenuta presso l’indirizzo di residenza del ricorrente in quanto, ai sensi dell’articolo 156 u.c. c.p.c., lo scopo della notifica dell’atto di citazione è quello di chiamare in giudizio il soggetto al fine di consentirne l’esercizio del diritto di difesa, obiettivo pienamente raggiunto, per cui nessuna nullità della notifica può essere pronunciata.

Deve, invece, essere affermata l’inammissibilità dell’atto di citazione nei confronti del convenuto Causio, con relativo stralcio della posizione e della quota di danno erariale al medesimo imputata, in quanto sia l’invito a dedurre che il successivo atto di citazione risultano non regolarmente notificati.

Dagli atti si desume che sono stati eseguiti due tentativi di notifica dell’invito a dedurre al Causio, il primo presso l’indirizzo di Lido di Roma rimasto senza esito, poi, a seguito di verifica anagrafica nella quale si indicava il trasferimento della residenza all’estero, l’invito è stato inoltrato all’interessato tramite Consolato di Italia di Nicosia presso l’isola di Cipro, anch’esso senza esito per incompletezza dell’indirizzo indicato.

L’atto di citazione è stato notificato, ai sensi dell’articolo 140 c.p.c., nuovamente presso l’indirizzo romano rimasto senza esito proprio perché l’interessato risultava residente all’estero.

Il Collegio osserva che, nei casi di irreperibilità della persona dovuta non ad assenze temporanee ed, in ogni caso, quando sia comprovata l’irreperibilità del soggetto destinatario dell’atto, la notifica del medesimo deve eseguirsi con le formalità previste dall’articolo 143 c.p.c., norma di chiusura dell’ordinamento da azionare per consentire la valida celebrazione del giudizio. Ne consegue l’inammissibilità dell’atto di citazione limitatamente alla posizione del convenuto Causio con relativo stralcio della posizione e della quota di danno al medesimo contestata.

Prima di passare all’esame di merito della vicenda, il Collegio ritiene opportuno soffermarsi sulla normativa vigente all’epoca dei fatti per delinearne i tratti essenziali entro cui è stato espresso il proprio motivato convincimento sulla fattispecie in esame.

La legge regionale n. 6 del 18 febbraio 2002, recante norme sull’organizzazione della Giunta e del Consiglio regionale, nel prevedere la distinzione tra le funzioni di governo e quelle di amministrazione e di gestione, ha riservato agli organi di governo l’attività di alta amministrazione con particolare riguardo alla determinazione dell’indirizzo politico mediante la definizione degli obiettivi e dei programmi da attuare nonché alla verifica dei risultati (articolo 4 comma 2), mentre alla dirigenza ha assegnato l’attività amministrativa e di gestione strutturata, per quanto riguarda il consiglio regionale, secondo quanto previsto dal successivo articolo 33.

Esiste una specifica struttura di supporto alle funzioni del Presidente avente esclusivi compiti di supporto e di raccordo con l’Amministrazione (articolo 12) e una struttura amministrativa più ampia, per quanto riguarda il Consiglio, posta alle dirette dipendenze del Segretario generale che dirige e coordina le attività delle strutture organizzative consiliari e risponde direttamente al Presidente da cui riceve l’incarico e all’Ufficio di presidenza.

Viene previsto, inoltre, che il Presidente formuli indirizzi e direttive sulla base delle quali il Segretario generale deve svolgere la sua attività anche coordinando tutte le altre strutture amministrative gerarchicamente subordinate.

Nell’ambito della propria struttura amministrativa, il Segretario generale ha la possibilità di individuare posizioni dirigenziali con compiti tra l’altro, anche di studio, finalizzati al perseguimento di determinati obiettivi.

L’articolo 24 ha previsto, poi, il sistema di valutazione delle dirigenza in relazione agli obiettivi dati e ai corrispondenti risultati raggiunti che, se negativi, possono comportare la revoca dell’incarico o il mancato rinnovo dello stesso.

Come si evince dall’articolato normativo in esame, le disposizioni legislative regionali riproducono i contenuti della normativa nazionale in materia di conferimento di incarichi dirigenziali, contenuta negli articoli 19 e ss. del decreto legislativo n. 165 del 30 marzo 2001, come successivamente modificato ed integrato e, da ultimo, con il decreto legislativo n. 150/2009.

Nel provvedimento di conferimento dell’incarico dirigenziale deve essere individuato l’oggetto e la durata dell’incarico, nonchè gli obiettivi da conseguire e a tutto ciò viene correlato il corrispondente trattamento economico, di norma, esplicitato nel contratto individuale che il dirigente deve sottoscrivere con l’Amministrazione. Sono previste specifiche responsabilità per il mancato raggiungimento degli obiettivi che determinano il mancato rinnovo dell’incarico e, in relazione alla gravità dell’inadempimento, anche la revoca dell’incarico in corso di svolgimento ( articolo 22 del decreto legislativo n. 165/2001).

Il raggiungimento degli obiettivi da parte del dirigente costituisce, poi, presupposto fondamentale per l’attribuzione di specifici premi per la prestazione individuale offerta. Se, quindi, da un lato la retribuzione globale concordata nel contratto individuale viene erogata in relazione alla prestazione richiesta finalizzata al raggiungimento di obiettivi da documentare, dall’altro la corresponsione di specifiche indennità aggiuntive, quale quella strettamente connessa ai risultati raggiunti, sono conferite solo dopo che l’Amministrazione ha verificato la cosiddetta performance organizzativa ed individuale correlata agli obiettivi specificamente indicati nel contratto individuale con il dirigente e documentalmente raggiunti.

La normativa contenuta nel decreto legislativo 27 ottobre 2009 n. 150, articoli 7-14, regola, infine, il sistema di valutazione della suddetta performance, individuando negli appositi Organismi indipendenti di valutazione (OIV), prima Nuclei di valutazione, la struttura deputata alla misurazione e alla valutazione della prestazione dirigenziale in stretta correlazione con gli obiettivi assegnati e con le specifiche indennità premiali da attribuire.

Tale normativa è stata recepita dal consiglio regionale con la legge 27 marzo 2011 n. 1 che, all’articolo 22, ha disposto la costituzione dell’OIV entro il 31 dicembre 2011, assegnando al medesimo le funzioni proprie del Nucleo di valutazione di cui al regolamento di organizzazione citato. Ciò ha comportato che i compiti assegnati al Nucleo di valutazione, cui appartenevano alcuni dei convenuti, sono stati sostanzialmente trasfusi nell’OIV che ha continuato, dal gennaio 2012, ad operare fornendo agli organi di vertice un contributo istruttorio fondamentale per l’erogazione della specifica indennità in contestazione.

Delineato così il quadro normativo di riferimento, il Collegio, dall’istruttoria condotta dalla Procura regionale, ha potuto appurare che il convenuto Mercadante ha ottenuto, con deliberazione n 28 del 13 maggio 2009, alla quale ha fatto seguito il relativo contratto individuale, un incarico dirigenziale di studio avente uno specifico oggetto e un preciso e concreto obiettivo da raggiungere. Era previsto, altresì, l’obbligo di relazionare periodicamente ( a cadenza semestrale) al Segretario generale e all’Ufficio di Presidenza sulle modalità di svolgimento dell’incarico, sulle tematiche affrontate, sulle problematiche sollevate e sulle soluzioni prospettate.

Sarebbe stato, pertanto, onere degli organi conferenti il predetto incarico, e quindi sia del Presidente Abbruzzese subentrato al Milana sia del Segretario Cecinelli, richiedere, con rispetto della scadenza semestrale, al Mercadante le relazioni di rendicontazione delle attività svolte e degli obiettivi che gradualmente venivano raggiunti e, ciò, sia al fine di effettuare il necessario monitoraggio previsto contrattualmente sull’attività del dirigente, sia al fine di disporre l’eventuale proroga dell’incarico che poi risulta essere stata accordata al medesimo alla scadenza del termine biennale.

Non possono accogliersi le deduzioni difensive in ordine al diverso peso da riconoscere agli uffici e alla struttura amministrativa di supporto alle funzioni del Presidente, in quanto, come esposto in precedenza, è l’organo di vertice politico che detta le direttive e definisce gli obiettivi al Segretario generale dell’ente che viene dal medesimo nominato. In ogni caso, poi, l’Ufficio di presidenza, struttura amministrativa di supporto alle funzioni del Presidente e organo specificamente indicato come destinatario delle relazioni scritte del Mercadante, avrebbe avuto l’onere di segnalare al medesimo le ripetute inadempienze del dirigente, evidenziando l’assoluta carenza di risultati a riguardo che avrebbe legittimato una richiesta di revoca dell’incarico e non di proroga dello stesso.

Gli accertamenti svolti hanno dimostrato, infatti, che l’attività del Mercadante è stata svolta in totale assenza di verifiche e controlli periodici; non è stato possibile rintracciare alcuna relazione di rendicontazione, tranne due copie di uno studio esibite a richiesta nell’ottobre 2012.

Tali manoscritti appaiono più come trattazioni teoriche di studio che come sintesi di un’attività di analisi concretamente svolta con indicazione di soluzioni possibili alle problematiche sollevate, come richiesto dal contratto individuale, e non contengono proposte di modifica dei regolamenti consiliari vigenti, per cui nessuna relazione avente tale finalità è stata trovata negli uffici da parte della Guardia di finanza, nonostante che lo stesso convenuto abbia dichiarato di averle presentate e nonostante che il Segretario Cecinelli abbia dichiarato di averle esaminate al fine del conferimento della proroga dell’incarico nel novembre 2011.

Sarebbe stato onere del Mercadante acquisire e conservare prova della presentazione di queste relazioni, come pure sarebbe stato compito degli organi conferenti acquisire relazioni scritte verificabili in concreto e conservarle agli atti. L’indicazione di relazioni da esibire in forma scritta è condizione imprescindibile per documentare un’attività di studio, senza contare che nella delibera di proroga dell’incarico il segretario Cecinelli fa riferimento a “relazioni presentate” che, secondo il senso comune dell’espressione, non possono che riferirsi a documenti scritti aventi la finalità di illustrare il lavoro concretamente svolto.

Al contrario, nessuna di queste attività richieste dalla legge al dirigente percettore e agli organi conferenti il predetto incarico dirigenziale al fine di verificare sia il raggiungimento degli obiettivi sia la qualità della prestazione offerta, è stata oggetto di documentata prova da parte degli odierni convenuti che hanno tentato reciprocamente di far ricadere ognuno sull’altro le responsabilità di una vicenda che li vede tutti e tre coinvolti in ugual misura, come richiesto dalla Procura attrice.

Emerge con chiarezza, quindi, la totale libertà avuta dal Mercadante nello svolgimento delle sue funzioni che sono state retribuite senza poter verificare la controprestazione ricevuta Né possono accogliersi le deduzioni difensive in ordine all’obbligatorietà di reintegro del Mercadante nel posto di lavoro o alle ragioni di opportunità di disporre una proroga dell’incarico a fini transattivi, in quanto la corresponsione di emolumenti deve comunque trovare adeguata e congrua giustificazione nelle controprestazioni che il dirigente deve offrire e, ciò, al di la della finalità ulteriore di eliminazione del contenzioso in atto che, certo, non può legittimare la remunerazione di prestazioni non rese.

Non si può assolutamente condividere l’assunto difensivo che motivi di opportunità, quali quelli legati alla definizione di un contenzioso che gli stessi convenuti con il loro comportamento avrebbero determinato, giustifichino la proroga di un incarico così ben retribuito, autorizzando il percettore a non porre in essere alcuna attività lavorativa in quanto le somme erogate sono corrisposte con lo specifico fine di risarcire il medesimo da un danno ingiusto sofferto.

La responsabilità dell’evento dannoso, determinato dalla condotta spregiudicata e temeraria dei convenuti Abbruzzese e Cecinelli, con l’avallo consapevole del Mercadante, è, quindi, correttamente da attribuire in parti uguali a tutti e tre i soggetti, i quali hanno in piena coscienza e volontà ritenuto di conferire ed accettare l’incarico di studio nonché successivamente di prorogarlo e di accettarlo nuovamente, disinteressandosi i primi, poi completamente, di verificare le attività svolte dal dirigente che doveva essere in qualche modo emarginato e tacitato e al quale è stata conferita, con il suo pieno consenso, una retribuzione priva di ogni ragione giustificativa.

Con riferimento, poi, all’attribuzione dell’indennità di risultato, la Procura regionale ha convenuto in giudizio i membri pro-tempore del Nucleo di valutazione che hanno limitato il loro compito di verifica e controllo effettuando delle semplici audizioni del Mercadante che non poteva certo affermare in quella sede l’inutilità della propria prestazione svolta, inutilità che, semmai, avrebbe dovuto essere contestata proprio dall’organo istruttore. Eppure risulta dagli atti che il dirigente aveva dichiarato di non avere alcun obiettivo predeterminato da raggiungere per l’incarico ricevuto, come pure che la prestazione che era stato chiamato a svolgere non era in linea con la propria professionalità.

Orbene da queste dichiarazioni sintomatiche di una prestazione anomala che il Mercadante aveva svolto, i membri del Nucleo avrebbero dovuto trarre delle conclusioni diverse rispetto a quelle contenute nella scheda di valutazione predisposta dove sono state, per ciascuna categoria assegnati i valori massimi o, quantomeno, avrebbero dovuto svolgere un’accurata istruttoria prima di giungere alla formulazione di una proposta valutativa così positiva che ha permesso al Mercadante di lucrare un’indennità di risultato a fronte dello svolgimento di un’attività i cui esiti positivi per l’Amministrazione non è dato sapere quale siano stati.

Dalla lettura dell’allegato A alla delibera dell’Ufficio di Presidenza 10 luglio 2003 n. 225 concernente l’istituzione del Nucleo di valutazione, è possibile risalire alle funzioni di detta struttura che deve effettuare, tra gli altri compiti, il monitoraggio, anche in corso di esercizio, del conseguimento degli obiettivi assegnati dall’Ufficio di presidenza ai direttori dei servizi, deve relazionare all’ufficio di Presidenza sullo stato di attuazione degli obiettivi individuando gli scostamenti e le relative cause, deve istruire e formulare per il Segretario generale le proposte di valutazione dei direttori dei servizi. Si comprende, quindi, chiaramente che, pur nelle descritte funzioni istruttorie, il Nucleo di valutazione non poteva limitarsi, come è accaduto nei confronti del Mercadante, ad una semplice audizione del dirigente e a svolgere l’istruttoria, come emerge dal verbale depositato agli atti, ritenendo sufficiente la semplice dichiarazione del dirigente di aver svolto correttamente l’incarico con soddisfazione dell’Amministrazione. L’approfondimento istruttorio era obbligatorio anche in considerazione della tipologia dell’incarico che, essendo di studio, avrebbe comportato l’acquisizione di documentazione comprovante l’effettivo svolgimento della prestazione come risultante, ad esempio, da relazioni, verbali di riunioni, note istruttorie inviate e risposte pervenute da parte dell’Amministrazione e da Istituzioni diverse ecc. mentre la totale assenza di elementi concreti da cui desumere l’effettività dell’incarico svolto hanno correttamente indotto la Procura a ritenere il parere favorevole rilasciato come assolutamente privo di fondamento e, quindi, idoneo a fuorviare la decisione dell’organo di vertice nella corresponsione dell’indennità di risultato e, ciò, a prescindere dalla singola voce contestata in quanto non risulta agli atti nessuna attività di istruzione comunque svolta. In sostanza, la sottoscrizione della scheda di valutazione è avvenuta con macroscopica superficialità e senza minimamente preoccuparsi che, a fronte di tale sottoscrizione, sarebbero state ingiustificatamente erogate risorse pubbliche.

Peraltro, questo Collegio, pur assegnando un valore preminente ai contenuti istruttori e alle schede compilate dal Nucleo di valutazione, poi trasformato in OIV, non può non tener conto del potere valutativo proprio degli organi di vertice destinatari di dette relazioni che, sulla base della normativa vigente all’epoca dei fatti, non sono stati citati dalla Procura per questa ipotesi dannosa.

Infatti, pur essendo la valutazione finale dell’organo di corrispondere la specifica indennità correlata ai risultati strettamente dipendente dall’istruttoria svolta e dal conseguente parere favorevole formulato dal Nucleo di valutazione, lo stesso non è vincolante e non lo è ancor di più se si tiene in considerazione il fatto che gli organi di vertice, valutatori finali, sono stati chiamati contestualmente a rispondere della mancata vigilanza sulla corretta esecuzione della prestazione dirigenziale alla quale sono correlati i risultati, presupposto della erogazione della indennità in questione.

Ciò induce il Collegio ad attribuire ai membri pro tempore del Nucleo di valutazione del Consiglio regionale del Lazio, fatta eccezione per il convenuto Causio per le ragioni suindicate, una quota di danno ridotta del 30% rispetto alla posta dannosa singolarmente contestata nell’atto di citazione.

Sulle somme oggetto della presente condanna sono dovuti la rivalutazione monetaria dalla data dell’evento dannoso al deposito della presente sentenza e gli interessi legali dalla data di deposito della sentenza e fino all’effettivo soddisfo.

Le spese di giudizio seguono la soccombenza.

TRASMISSIONE DOCUMENTI CICLO DELLA PERFORMANCE – CIVIT

Let-s-party-le-migliori-App-per-fare-una-festa

La Commissione nella seduta del 28/05/2013 ha precisato che gli Enti territoriali (Regioni e Enti strumentali, Province, Comuni, Unioni di Comuni e altri Enti locali) e relativi OIV o Nuclei non sono tenuti a trasmettere alla CiVIT i documenti elaborati nell’ambito del ciclo di gestione della performance (Sistemi, Piani, Standard, Relazioni e documenti equivalenti). L’attività di verifica a campione prevista dall’art. 13, comma 6, lettera c) del D.Lgs. n. 150/2009 verrà svolta a partire dai documenti pubblicati dalle singole amministrazioni nelle apposite sezioni previste presso i siti istituzionali.
Sono invece tenuti alla trasmissione alla CiVIT dei documenti relativi al ciclo di gestione della performance soltanto le Amministrazioni centrali, gli Enti pubblici non economici nazionali e le Università (e relativi OIV o Nuclei). Per le Camere di Commercio si fa riferimento a quanto previsto dalle intese con Unioncamere.

RANKING DEI COMUNI E SISTEMA DI VALUTAZIONE DELLA PERFORMANCE

SPUNTI DI RIFLESSIONE SUL RANKING DEI COMUNI E SUL SISTEMA DI VALUTAZIONE DELLA PERFORMANCE

Premessa generale

Questo documento integra e corregge quello sottoposto al seminario tecnico svoltosi in ANCI il 23 06 us., con l’obiettivo di definire una metodologia ANCI per il ranking dei Comuni e per la valutazione della performance.

L’ipotesi è quella di pervenire ad una metodologia condivisa dal Ministro e ad una piattaforma cui i Comuni possano aderire su base volontaria, per partecipare ad un modello nazionale delle autonomie che, guardando anche ai processi che interesseranno l’Amministrazione centrale, sappia però modulare e valorizzare le specificità organizzative dei Comuni e le stesse differenze che attraverso il sistema comunale. L’idea, è quella di dar vita ad un’iniziativa forte in tema di efficienza del lavoro pubblico locale e di trasparenza dell’azione amministrativa, da avviare rapidamente, cogliendo e interpretando gli indirizzi di riforma contenuti sia nella legge delega che nel decreto legislativo sia nella legge n. 42 in tema di federalismo fiscale. A tal fine, si potrebbe istituire una apposita Commissione per la valutazione, la trasparenza e l’integrità in sostanza con compiti analoghi a quelli assegnati dallo schema di decreto legislativo alla Commissione nazionale, coerente e correlata, ma distinta da questa con la possibilità eventuale di sottoscrivere protocolli per scambi e sinergie.

1. Il ranking dei Comuni

1.1 Obiettivo: misurare la performance dei Comuni in modo oggettivo e quantificabile, tanto da permetterne una classificazione.

1.2 Distinzione: un Comune è formato da un Vertice politico che guida una macchina amministrativa ( diretta da un Direttore Generale o da un Segretario/Direttore generale, o, in alcuni casi, da un gruppo di dirigenti apicali): la performance del Vertice politico ha una sua consolidata forma di valutazione rappresentata dalle elezioni: quindi quella di cui stiamo parlando è la performance del Vertice Amministrativo, in quanto soggetto riassuntivo dell’intera macchina subordinata. In realtà, la situazione è più complessa in quanto:

a) il Vertice politico influenza potentemente il Vertice Amministrativo, orientando, attraverso gli Assessori, l’azione gestionale, e determinando, attraverso l’allocazione delle risorse di bilancio, l’effettivo livello di raggiungimento di qualunque performance (e su questo terreno anche il Decreto lascia margini di ambiguità);

b) raramente il Vertice politico definisce esplicitamente gli obiettivi del Vertice amministrativo (e di conseguenza dell’intera dirigenza): ne consegue che il PEG (e il piano degli obiettivi o “ciclo della performance” come ama dire il Ministro) è, molto spesso, una noiosa elencazione dei programmi di lavoro della dirigenza comunale ai vari livelli: programmi che sono centrati sul quotidiano dei dirigenti, sono in genere perseguibili senza sforzo particolare, raramente correlati alle esigenze, almeno quelle più immediate, dell’utenza, rarissimamente misurabili.

Occorre, perciò, aiutare il Vertice politico dei Comuni a definire un sistema di dimensioni e parametri oggettivi e misurabili sui quali giudicare la loro macchina amministrativa. Il sistema delle dimensioni, parametri e indicatori deve essere elaborato in sede tecnica e, ad esempio, convalidato da un gruppo di Sindaci rappresentativi di diverse realtà, affiancati al Vertice dell’ANCI, per formare un “nocciolo duro”, non esaustivo ma sempre implementabile a livello locale, degli “obiettivi dei Comuni”. Spetterà ai singoli Sindaci, nelle loro realtà, aggiungere altri obiettivi a questi, e, soprattutto, attribuire loro pesi relativi diversi in funzione delle realtà comunali; spetterà ai vertici amministrativi l’articolazione del sistema locale di valutazione per singola area.

Un Comune chiamato ad ospitare l’EXPO avrà obiettivi del tutto dissimili da quelli di un Comune che fronteggia una emergenza ambientale o sociale o finanziaria: il nocciolo dei parametri di base servirà a confrontare i Comuni tra loro, anche al fine di fissare le risorse spettanti all’incentivazione e valutare i vertici amministrativi di ciascuno.

Qualunque scelta di parametri a livello nazionale potrà, in futuro, essere modificata e integrata dalla costituenda Commissione ANCI per la valutazione, la quale dovrà tarare adeguatamente significatività, misurabilità ed efficacia di ogni set nazionale. In attesa del definitivo chiarimento normativo su questo organo, è bene dedicarsi fin d’ora ad un primo gruppo di dimensioni e parametri esemplificativi.

1.3 Un primo set di dimensioni e parametri. Prima di definire un set di dimensioni e parametri è necessario smarcarsi dal mito dell’onnicomprensività: ogni elenco sarà sempre parziale, la moltiplicazione dei parametri potrebbe renderne problematica la nascita e complessa la implementazione. Appare ragionevole scommettere su 10/15 dimensioni corredate dai relativi parametri misurabili oggettivamente, e capaci di costituire il “nocciolo duro” di cui si parlava nel precedente paragrafo. Da queste dimensioni devono essere escluse (concetto chiaro agli addetti ai lavori, non all’opinione pubblica) quelle (la sicurezza ad esempio) che dipendono in misura minima dai Comuni in quanto macchine amministrative, sebbene un successo in materia possa essere determinante per il successo elettorale del Sindaco: ma questa, come si è visto, è un’altra storia.

In questa seconda edizione del testo abbiamo provato a formulare una ipotesi, certo perfettibile ,ma completa, di dimensioni, parametri e indicatori.

L’ipotesi, contenuta nell’allegato 1, è stata formulata sulla base delle seguenti assunzioni:

1. le dimensioni debbono consentire il confronto dei Comuni capoluogo di Provincia, o di equivalente popolazione: sono esplicitamente escluse le dimensioni che, rilevanti in uno specifico contesto, non rivestono carattere di generalità;

2. in generale si sono scelti parametri che dipendono, per il loro andamento, da scelte manageriali; si sono esclusi, perciò, parametri anche molto significativi (volume degli investimenti, ad esempio) che dipendono in misura prevalente da scelte politiche o da oggettivi limiti finanziari del territorio; cionondimeno, si sono inseriti anche parametri che dipendono solo marginalmente da scelte o comportamenti manageriali (es quelli che riguardano i trasporti o l’illuminazione pubblica, quasi sempre esternalizzati), sia perché esiste per la dirigenza pubblica la leva dei contratti di servizio…sia perché non inserire questi parametri nella valutazione delle Città…farebbe un po’ ridere;

3. Compare, spesso, la dizione “customer satisfaction”: sotto questa definizione si intende un gruppo di rilevazioni telefoniche che ANCI dovrebbe attivare su scala nazionale, con un onere molto contenuto per le Città, per misurare l’unica quantità realmente confrontabile: il gradimento dei cittadini per il servizio reso dalla dimensione oggetto di valutazione;

4. i parametri sono pesati (da 1 a 6) in funzione della nostra percezione della loro importanza specifica per una valutazione equilibrata (ovviamente, ad avviso degli estensori, sottoposto a verifica dell’istituenda Commissione nazionale ANCI);

5. i valori sono variabili da 0 a 2 sulla base della media di ciascun indicatore (peggio = 0; intorno =1 ;meglio =2) con possibili varianze (pesate 1 in + o in -) per i trend, quando disponibili)

E’ opportuno che, tutti i settori comunali interessati a dimensioni di servizio al cittadino conseguano, in un arco di tempo ragionevole (3/5 anni), la certificazione di qualità secondo la metodologia ISO 9001 al fine di garantire alla clientela un livello elevato e coerente, fra tutti i comuni aderenti, di procedure operative su tutto il territorio nazionale.

1.4 Il lavoro da fare. Su questo punto, il lavoro da fare, in sede tecnica è:

a) correggere integrare e, alla fine, varare l’elenco provvisorio delle dimensioni e dei parametri;

b) definire i meccanismi di ranking dei Comuni per ciascuna dimensione e globali (ad esempio su 4 fasce: eccellente buono migliorabile molto migliorabile) in modo da orientare sia la politica di distribuzione tra i Comuni delle risorse incentivanti, sia i correttivi settoriali per ciascuna amministrazione. La classificazione in fasce dei risultati del ranking potrà essere fatta in sede tecnica solo dopo aver calcolato i valori degli indicatori per un significativo numero di Comuni.

2. Il sistema di valutazione della performance: la valutazione della dirigenza (e delle P.O.).

2.1 Una premessa. Negli Enti locali non si può limitare la valutazione della dirigenza alla valutazione dei risultati. La retribuzione del dirigente è formata da retribuzione di posizione (che dipende dalla responsabilità, dal rischio e dalla professionalità: tale voce retributiva appare essere la più importante e la sua valutazione si effettua con la misura del peso della posizione, metodo Hay o assimilati, ed un correttivo che tenga conto del grado di copertura della posizione stessa) e da retribuzione di risultato: solo quest’ultima dipende dal sistema sul quale abbiamo finora ragionato, e solo di quest’ultima parleremo, non senza aver prima evidenziato che a Torino, la variabilità della retribuzione di posizione, su 13 fasce, sta nel rapporto tra 1 e 5, mentre quella di risultato è fissata nel valore massimo del 50% della retribuzione di posizione, con un tasso di variabilità fra 30 e 50.In altri termini, la vera gestione delle risorse dirigenziali (come nel privato!) dipende dalla responsabilità e non dalla performance annuale. Il Decreto parla solo di premio per risultati, oggettivamente esagerandone la portata (la voce non è neppure pensionabile), ma di questo dobbiamo parlare. Ciò non toglie che una metodologia nazionale di pesatura delle posizioni, non irrigidita da alcuna norma, ma oggetto di libera adesione, sarebbe auspicabile.

2.2 Un sistema di valutazione della performance è formato da

A) ranking dei Comuni in fasce, sulla base di dimensioni nazionali, sulle quali ci siamo soffermati finora; da questo si deduce il coefficiente generale, sul quale si fondano:

– il calcolo delle risorse incentivanti disponibili per il Comune in base al CCNL;

– la valutazione del Vertice Amministrativo sottoposta a verifica del Sindaco (almeno in parte).

B) la valutazione dei dirigenti che sarà effettuata dal Vertice Amministrativo (Direttore Generale/Segretario Generale), sulla base dei seguenti valori, ricompresi nel sistema di valutazione della performance:

– ranking nazionale della dimensione che interessa il Dirigente (con peso decrescente dai vertici divisionali sino ai Dirigenti non apicali e alle P.O.);

– valutazione dei parametri/indicatori di area selezionati a livello cittadino;

– valutazione del grado di conseguimento degli obiettivi di PEG (rapportati, ovunque possibile, al sistema degli indicatori);

– valutazione dei comportamenti organizzativi.

Tale sistema di valutazione sarà sottoposto ad approvazione dell’organismo indipendente di valutazione (OIV) e, eventualmente, a audit della Commissione Nazionale.

(N.B.: l’apporto dell’OIV è essenziale per assicurare coerenza del sistema e affidabilità dei valori, e, se del caso, per consentire appello avverso valutazioni non condivise. L’OIV non deve sostituire il Vertice Amministrativo nella funzione di valutazione, a meno che il Comune abdichi consapevolmente alla propria autonomia direzionale, ossia al giudizio motivato sui risultati soggettivamente raggiunti e sui comportamenti della Dirigenza).

2.3 Un esempio (in cui si ipotizza ugual peso per indicatori/obiettivi di PEG e giudizio sui comportamenti organizzativi) è contenuto nell’allegato 2.

Più si scende lungo la scala gerarchica, meno deve essere rigido il collegamento della performance del singolo a quella globale dell’amministrazione.

Essenziale, in altri termini è (ma lo sottolinea anche il decreto governativo) che non ci sia una traduzione meccanica delle dimensioni generali sull’incentivazione dei dirigenti: esse determinano la grandezza della torta: ma il conseguimento degli obiettivi di PEG e dei risultati previsti dagli indicatori di area e la valutazione sui comportamenti organizzativi determinano l’ampiezza della fetta.

L’obiettivo cui dobbiamo tendere è definire, fissate le dimensioni generali, in modo chiaro e non rigido, l’intreccio tra questa, la valutazione del Vertice e la valutazione del singolo dirigente, che si è cercato di esemplificare, giungendo ad una metodologia condivisa e generalizzabile.

2.4 Gli altri livelli:

a) Come si è detto per le PO e le AP si possono sostanzialmente adottare le stesse logiche adottate per la dirigenza ;

b) per il restante personale, appare doveroso legare il volume complessivo delle risorse alle dimensioni generali e, ovunque possibile e realistico, anche agli obiettivi di PEG dei dirigenti e/o delle PO/AP preposte; in materia è teoricamente possibile l’assegnazione di obiettivi individuali a tutto il personale: l’esperienza insegna che ciò è possibile solo per pochissimi elementi: su questa difficoltà bisognerà ancora intervenire attenuando la formulazione rigida del decreto. E’ molto più rilevante, in termini relativi, il giudizio sul comportamento organizzativo, ossia sull’apporto di ogni soggetto al risultato generale: sottovalutare questo aspetto produrrebbe, con ogni probabilità, rischiose conseguenze di appiattimento neoegualitario, in nome delle dimensioni generali, certo non voluto dal legislatore né da questa nota.