ATTESTAZIONE DEGLI OBBLIGHI DI TRASPARENZA – DEROGHE ALLA PERFORMANCE PER GLI ENTI TERRITORIALI E DEL SERVIZIO SANITARIO NAZIONALE

Gli Organismi Indipendenti di Valutazione, o gli altri organismi con funzioni analoghe, istituiti presso le pubbliche amministrazioni di cui all’art. 2-bis c. 1 del dlgs n. 33/2013, ai sensi dell’art. 14 c. 4 lett. g) del dlgs n. 150/2009, dell’art. 44 del dlgs n. 33/2013 e da ultimo dell’art. 1 c. 8-bis della L. n. 190/2012, sono tenuti ad attestare il rispetto degli obblighi di pubblicità, trasparenza e diffusione di informazioni contenute nel dlgs n. 33/2013 come modificato dal dlgs n. 97/2016 tenendo anche conto dei risultati e degli elementi emersi dall’attività di controllo sull’assolvimento degli obblighi di pubblicazione svolta dal Responsabile della prevenzione della corruzione e della trasparenza ai sensi dell’art. 43, c. 1, del dlgs n. 33/2013.

A tal fine occorre precisare che gli Enti Territoriali, Regioni, Province e Comuni, e gli Enti del Servizio Sanitario Nazionale, per effetto di quanto previsto dall’art. 16 del dlgs n. 150/2009 sono tenuti ad adeguarsi ai soli principi desumibili dall’articolo 7, “Sistema di misurazione e valutazione della performance”, del decreto legislativo n. 150/2009, per espressa previsione infatti dell’art. 16 stante il mancato rinvio del c. 2, in questi Enti non trovano applicazione le disposizioni recate dall’art. 10, “Piano della performance e Relazione sulla performance” e dall’art. 14, “Organismo indipendente di valutazione della performance”.

Per gli Enti Territoriali il Piano della Performance, di cui all’art. 10 del dlgs 150/2009, è sostituito dal Piano esecutivo di gestione, di cui all’art. 169 c. 3-bis del dlgs n. 267/2000, la fonte principale dei controlli è rappresentata dall’art. 147 dlgs 267/2000, non espressamente derogato dal dlgs n. 150/2009, che riconosce, anche a seguito della riforma apportata dall’art. 3 c.1 lett. d) del DL n. 174/2012 convertito con modificazioni dalla L. n. 213/2012, ampia  autonomia nella configurazione degli organismi di valutazione e controllo da parte dei Comuni, l’OIV non sostituisce, nelle Amministrazioni Locali, il Nucleo di valutazione, fermo restando che ove a suo tempo già attivato lo stesso deve trovare adeguamento alla luce delle previsioni recate dal Titolo II del dlgs n. 150/2009, autonomia confermata dal ultimo dall’art 7 c. 2 del DPR n. 105/2016.

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LINEE GUIDA RESPONSABILE UNICO PROCEDIMENTO PER APPALTI E CONCESSIONI – ANAC DELIBERA N. 1096/2016

responsabile-unico-procedimentoDelibera n. 1096  del 26 ottobre 2016 Linee guida n. 3, di attuazione del D.Lgs. 18 aprile 2016, n. 50, recanti «Nomina, ruolo e compiti del responsabile unico del procedimento per l’affidamento di appalti e concessioni».

Link al documento: http://www.anticorruzione.it/portal/rest/jcr/repository/collaboration/Digital%20Assets/anacdocs/Attivita/Atti/determinazioni/2016/1096/Linee_guidan.3_determ_1096_016.pdf

LINEE GUIDA PER AFFIDAMENTI SOTTO SOGLIA COMUNITARIA – ANAC DELIBERA N. 1097/2016

linee-guida-contratti-pubbliciDelibera n. 1097  del 26 ottobre 2016 Linee Guida n. 4, di attuazione   del D.Lgs. 18 aprile 2016, n. 50, recanti  “Procedure per l’affidamento dei contratti pubblici di importo inferiore alle soglie di rilevanza   comunitaria, indagini di mercato e formazione e gestione degli elenchi di operatori economici”.

Link al documento: http://www.anticorruzione.it/portal/rest/jcr/repository/collaboration/Digital%20Assets/anacdocs/Attivita/Atti/determinazioni/2016/1097/Linee%20guida_n.4_Del_1097_2016.pdf

L’AZIONE RISARCITORIA PER IL DANNO ALL’IMMAGINE E’ SEMPRE DOVUTA IN CONSEGUENZA DELLA DIFFUSIONE DI NOTIZIE ALL’OPINIONE PUBBLICA – CORTE DI CONTI VENETO SENTENZA N. 85/2016

danno all'immagineSVOLGIMENTO DEL PROCESSO

Con atto di citazione, depositato nella Segreteria della Sezione il 7/8/2015, ritualmente notificato il 22 settembre 2015, la Procura Regionale ha convenuto in giudizio il Sig. BIGARDI Enzo Carlo, all’epoca dei fatti Assessore ai Lavori Pubblici del Comune di Casaleone (VR), per sentirlo condannare al risarcimento del danno cagionato al Comune di Casaleone (VR), quantificato in euro 34.698,78, oltre alla rivalutazione monetaria secondo gli indici ISTAT, agli interessi legali decorrenti dal deposito della sentenza fino all’effettivo soddisfo ed alle spese di giustizia, queste ultime in favore dello Stato.

Il P.M., nel ricostruire i fatti salienti che la caratterizzano, ha riferito che la vicenda giudiziale traeva origine da specifica e concreta notizia di danno costituita dalla segnalazione (notitia damni) avvenuta mediante invio, da parte Corte di Appello di Venezia – Prima Sezione Penale con nota pervenuta alla Procura in data 6 maggio 2013, prot. n. 3047, di copia della sentenza n. 428 del 25/3/2013 emessa dalla medesima nei confronti del Bigardi riconosciuto colpevole del delitto di concussione continuata (artt. 81 cpv. e 317 c.p.).

In particolare, la Procura ha evidenziato che tale pronuncia, in parziale riforma della sentenza di primo grado emessa dal Tribunale di Verona in data 29/6/2010, riduceva la pena inflitta all’imputato, condannandolo ad anni quattro e mesi sei di reclusione, rispetto alla pena originaria irrogata di anni cinque di reclusione, confermando, nel resto, la sentenza del giudice di prime cure, ritenendo colpevole il Bigardi del reato di concussione continuata, di cui agli art. 81 cpv. e 317 c.p., perché, con più azioni esecutive del medesimo disegno criminoso, abusando della sua qualità di assessore ai lavori pubblici del Comune di Casaleone (VR), minacciava il sig. Mouadden Rachid – dipendente del predetto Comune con mansioni di operatore ecologico – che, se non gli avesse dato dei soldi, lo avrebbe licenziato, costringendo, quindi, il soggetto passivo a dargli, in circa quaranta occasioni, somme di denaro per l’ammontare complessivo di 20.000.000 lire circa, con fatti svoltisi in Casaleone, dal 1998 fino ad epoca antecedente e prossima al 27 maggio 2002.

Secondo la ricostruzione dei fatti esposta dalla Procura e mutuata dalla sentenza del Tribunale di Verona all’esito dell’istruttoria dibattimentale, il primo episodio della condotta concussiva, risalirebbe all’anno 1998 e narra di una dazione di denaro di lire 200.000, proveniente dal sig. Mouadden, elargita in favore del sig. BIGARDI, avvenuta pacificamente a titolo di prestito (cfr. causale: presunto pagamento di una multa senza che sua moglie venisse a saperlo; cfr. sent. pen.n. 428/2013 della Corte d’Appello di Venezia), cui è seguita una serie ininterrotta, quanto frequente, di episodi similari di richieste fatte dal sig. BIGARDI al sig. Mouadden, con conseguenti e continue dazioni di denaro da parte di quest’ultimo.

Le richieste di denaro sono state precedute dalla minaccia, proveniente dal sig. BIGARDI, che il Mouadden sarebbe divenuto un “ex dipendente” qualora vi si fosse sottratto, a causa del suo licenziamento che il concussore avrebbe ottenuto.

Successivamente e fino all’anno 2002, anno nel quale BIGARDI è decaduto dalla carica di Assessore, le richieste si sarebbero intensificate e divenute insistenti giacché, a fronte di singole dazioni ammontanti a non più di lire 500.000 ciascuna, la parte offesa ha corrisposto, all’odierno convenuto, una cifra complessiva di lire 20.000.000.

Il Tribunale di Verona ha ritenuto provata l’accusa sulla base dell’affermata credibilità della parte offesa, che ha fornito una versione dei fatti lineare, coerente, intrinsecamente credibile, avvalorata dalla circostanza della sua determinazione a denunciare i fatti illeciti solo dopo che il sig. BIGARDI era cessato dalla carica di Assessore, a riprova del metuspatito dal sig. Mouadden fintantoché l’odierno convenuto era in carica.

La Procura ha sottolineato come, dalla sentenza penale di condanna, si evinca, altresì, che lo stesso Sindaco del Comune di Casaleone, venuto a conoscenza delle condotte illecite realizzate dal BIGARDI, suggeriva al sig. Mouadden di rivolgersi ai Carabinieri nel caso le richieste di denaro fossero proseguite.

La Corte di Appello di Venezia ha confermato l’accertamento della qualifica di Pubblico Ufficiale in capo al sig. BIGARDI ed ha avallato pienamente la ricostruzione della sentenza di primo grado, fatta salva la riduzione della pena in concreto irrogata.

Tale sentenza ha specificato che: “Rachid, nel rapporto con Bigardi, si presenta quale soggetto debole, trattasi, infatti, di cittadino straniero, che sebbene titolare di un regolare lavoro si trova in una situazione di sudditanza e soggezione nei confronti di colui che, come Bigardi, rappresenta il potere, ragion per cui sentirsi chiedere, indebitamente ed insistentemente del denaro, con la minaccia che, qualora non ottemperi alla richiesta, sarebbe divenuto un ex dipendente, integra a suo danno una vera e propria condotta estorsiva che, posta in essere da un pubblico ufficiale, abusando della propria funzione, configura il delitto di concussione”.

La Corte Suprema di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso del sig. BIGARDI in data 18 marzo 2014, condannandolo al pagamento delle spese processuali, con nota pervenuta a questa Procura in data 3 ottobre 2014, prot. n. 6421, mentre la Cancelleria della Corte di Appello di Venezia ha inviato copia del fascicolo contente il materiale probatorio concernente il procedimento penale che ha condotto alla condanna del sig. BIGARDI (doc. 2).

Sollecitato da apposita richiesta istruttoria della Procura, il Comune di Casaleone ha trasmesso una prima nota, pervenuta il 22 luglio 2014, prot. n. 4835 (doc. 3) ed una seconda nota, pervenuta il 12 settembre 2014, prot. n. 5946 (doc. 4), con cui venivano inviate copie dei mandati di pagamento dell’indennità di funzione liquidata al sig. BIGARDI, negli anni di mandato amministrativo 1998-2002.

L’odierno convenuto, ad esito dell’invito a fornire deduzioni rivoltogli (doc. 6), ha depositato in Procura memorie difensive (doc. 7), pur non richiedendo di essere sentito personalmente; deduzioni, tuttavia, non ritenute sufficienti a determinare un mutamento della ricostruzione complessiva della vicenda e degli esiti, con conseguente permanenza dei presupposti per l’esercizio, nei suoi confronti, dell’azione di responsabilità amministrativo – contabile.

In particolare, la Procura ha ritenuto pacifica l’esistenza di un rapporto di servizio, rivestendo il convenuto la qualifica di pubblico ufficiale in ragione della funzione di Assessore ai lavori pubblici svolta presso il Comune di Casaleone.

Deve ritenersi sussistente anche il nesso di causalità tra le condotte dolose concussive e l’evento lesivo comportante danno erariale, accedendo alla teoria della condicio sine qua non ed alla teoria della causalità adeguata o della regolarità causale civilisticamente intesa (Sezioni Unite n. 577 del 2008); condotte che hanno direttamente generato un illecito sanzionato penalmente e, conseguentemente, un danno patrimoniale, sub speciedi danno da disservizio e di danno non patrimoniale all’immagine della Pubblica Amministrazione (Corte di Cassazione, n. 6474 del 2012), dovendosi considerare, gli eventi dannosi, come prevedibile e verosimile come conseguenza delle prime.

Sussisterebbe anche il nesso di causalità tra la condotta e il danno non patrimoniale in ragione del rapporto di immedesimazione come socialmente percepito, che porta normalmente a identificare l’Amministrazione con il soggetto che per essa ha agito, la riconducibilità all’Amministrazione del disvalore legato al grave illecito commesso e la diffusa percezione di essa tra i consociati. Continua a leggere

NUOVO PIANO NAZIONALE ANTICORRUZIONE – ANAC DELIBERA N. 831/2016

nuovo piano nazionale anticorruzionePiano Nazionale Anticorruzione Pubblicato in Gazzetta Ufficiale il testo definitivo

Pubblicato nella Gazzetta ufficiale, Serie Generale,  n.197 del 24 agosto 2016  il testo definitivo del  primo PNA adottato dall’Autorità a seguito della riforma del d.l. 90/2014.
Il Piano costituisce un atto di indirizzo per le amministrazioni chiamate ad adottare o ad aggiornare concrete e effettive misure di prevenzione di fenomeni corruttivi. Al documento è allegata la Relazione AIR e le osservazioni pervenute a seguito della consultazione pubblica.

Link al documento: http://www.anticorruzione.it/portal/rest/jcr/repository/collaboration/Digital%20Assets/anacdocs/Attivita/Atti/determinazioni/2016/831/del.831.2016det.PNA.pdf

RUOLO DEL RESPONSABILE ANTICORRUZIONE – TAR LAZIO SENTENZA N. 6593/2016

ruolo responsabile anticorruzione

… FATTO

Il ricorrente è stato nominato con D.P.G.R. n. 35 del 27 aprile 2015 (previa deliberazione della Giunta Regionale) Commissario Straordinario dell’Azienda Sanitaria Provinciale (ASP) di Reggio Calabria.

Con delibera n. 66 del 2 settembre 2015 il Consiglio dell’Autorità nazionale anticorruzione ha statuito che sussiste l’inconferibilità per tale incarico e, di conseguenza, ai sensi dell’art. 17 del d.lgs. n. 39 del 2013, ha affermato che l’atto di conferimento dello stesso ed il relativo contratto dovevano essere considerati nulli, con i conseguenti obblighi ai sensi dell’art. 15 del medesimo d.lgs. 39/2013.

Con la stessa delibera l’ANAC ha applicato, ai sensi dell’art. 18, comma 2, del suddetto decreto legislativo n. 39/2013, la sanzione interdittiva all’Organo che ha proceduto alla nomina e cioè l’impossibilità per tre mesi di conferire incarichi di sua competenza.

In applicazione di tale delibera il Responsabile per la Prevenzione della Corruzione della Regione Calabria ha contestato in data 11 settembre 2015 al Dr. Santo Giuffrè l’inconferibilità per l’incarico di Commissario Straordinario dell’ASP di Reggio Calabria ai sensi dell’art. 15 del d.lgs. n. 39/2013 e di conseguenza la nullità del provvedimento di nomina DGR n. 83 del 20.3.2015 e successivo DPGR n. 35 del 27 marzo 2015.

Con nota prot. n. 113894 del 10 settembre 2015 il R.P.C. ha chiesto chiarimenti all’Autorità in ordine all’applicazione della sanzione di cui all’art. 18, d.lgs. n. 39/2013.

Nell’adunanza del 23 settembre 2015, il Consiglio dell’Autorità, con delibera n. 68 ha integrato la delibera n. 66 con una serie di chiarimenti e indicazioni anche sulle modalità attraverso cui il R.P.C. deve procedere ai fini dell’applicabilità della sanzione ex art. 18 del d.lgs. n. 39/2013.

La delibera n. 68 è stata comunicata dall’Autorità ai soggetti interessati con nota del 24 settembre 2015, prot. n. 122596.

Con nota prot. n. 116240 del 15 settembre 2015 il Presidente della Regione Calabria ha chiesto il riesame della delibera n. 66/2015, tale istanza è stata respinta dall’Autorità con nota prot. n. 126323 dell’1 ottobre 2015.

Avverso gli atti in epigrafe ha, quindi, proposto ricorso l’interessato deducendo i seguenti motivi:

1) Illegittimità dei provvedimenti impugnati. Violazione ed errata interpretazione dell’articolo 8, comma 1, del D.lgs. n. 39/2013. Illegittimità dell’applicazione di detta norma all’incarico di commissario straordinario dell’Azienda Sanitaria Provinciale di Reggio Calabria conferito al Dr. Gioffrè. Violazione dell’art. 14 delle disposizioni sulla legge in generale. Eccesso di potere.

Le norme che prevedono le cause di inconferibilità e/o di incompatibilità all’assunzione dell’incarico di Direttore generale presso le ASP non si estenderebbero al Commissario straordinario delle stesse ASP, trattandosi di disposizioni restrittive di natura eccezionale che riguarderebbero soltanto i soggetti previsti dalla norma di riferimento, non essendo ammissibile l’applicazione analogica delle norme eccezionali in base all’art. 14 delle preleggi.

La nomina del Dr. Gioffrè quale Commissario straordinario dell’ASP di Reggio Calabria sarebbe, quindi, legittima.

Le figure del Direttore generale e del Commissario straordinario dell’ASP sarebbero diverse in primo luogo per la natura straordinaria di quest’ultimo e per la temporaneità della sua nomina (pari a sei mesi), rinnovabile solo per una volta. In secondo luogo perché sarebbero diversi i requisiti di accesso e le procedure di nomina: il Commissario straordinario non stipulerebbe alcun contratto, come, invece, è previsto per il direttore generale.

La gravità delle sanzioni previste dall’art. 18 del d.lgs. n. 39/2013 comporterebbe la necessità di una interpretazione letterale delle disposizioni del d.lgs. in esame;

2) Illegittimità dei provvedimenti impugnati. Inesistenza di poteri dispositivi, ordinatori e sanzionatori in capo all’ANAC.

Con la delibera n. 66/2015 l’ANAC avrebbe esercitato poteri dispositivi, ordinatori e sanzionatori che non possiederebbe in quanto l’art. 16, comma 3, del d.lgs. n. 39/2013 avrebbe attribuito all’autorità una funzione consultiva, su richiesta delle amministrazioni e degli enti interessati, sulla interpretazione delle disposizioni contenute nel decreto e sulla loro applicazione alle diverse fattispecie di inconferibilità e di incompatibilità degli incarichi;

3) illegittimità della nota di contestazione 9.9.2015. Illegittimità degli effetti della stessa. Invalidità derivata.

La nota del 9.9.2015 con cui il Responsabile per la prevenzione della corruzione della Regione Calabria ha contestato al Dr. Giuffrè l’inconferibilità dell’incarico di Commissario Straordinario dell’Azienda Ospedaliera di Reggio Calabria, ai sensi dell’art. 15 del d.lgs. n. 39/2013, e ha stabilito la nullità del provvedimento di nomina – DGR n. 83 del 20 marzo 2015 e successivo DPGR n. 35 del 27 marzo 2015, sarebbe illegittima per invalidità derivata dalla delibera n. 66 del 2 settembre 2015 dell’ANAC;

4) Illegittimità dei provvedimenti impugnati ed in particolare della nota di contestazione. Illegittimità degli effetti della stessa. Violazione delle norme e dei principi che regolano il procedimento amministrativo (1. n. 241/90). Eccesso di potere per illogicità, contraddittorietà e disparità di trattamento

Nella nota prot. 5041/RPC 9.9.15, che rinvia per relationem alla delibera n. 66 del 2 settembre 2015, il Responsabile anticorruzione della Regione Calabria non contesterebbe soltanto al dott. Gioffrè l’inconferibilità per l’incarico di Commissario Straordinario dell’Azienda Provinciale di Reggio Calabria, ma dichiarerebbe altresì la nullità del provvedimento di nomina – DRG n. 83 del 20 marzo 2015 e del successivo DPGR n. 35 del 27 marzo 2015, in violazione delle norme e dei principi che regolano il procedimento amministrativo, in generale (legge n. 241/90), e di quelle contenute nel d.lgs. 39/2013, in particolare.

La contestazione all’interessato dell’esistenza o dell’insorgere di situazioni di inconferibilità o incompatibilità contemplate nel decreto legislativo n. 39/2013 dovrebbe precedere la declaratoria di nullità dell’incarico.

Il ricorrente sarebbe stato destinatario dell’azione amministrativa esercitata illegittimamente sia dall’ANAC sia dal RPC della Regione senza una adeguata istruttoria e senza contraddittorio.

Le delibere nn. 66 e 68 e la nota 9.9.2015 del RPC sarebbero, pertanto, illegittime perché adottate in violazione delle esigenze di certezza dell’azione amministrativa e dei principi di legalità, del contraddittorio, di proporzionalità e del giusto procedimento;

5) Illegittimità dei provvedimenti impugnati. Eccesso di potere per contraddittorietà, illogicità e disparità di trattamento.

Con la delibera n. 68 l’ANAC avrebbe deliberato la applicazione del procedimento amministrativo soltanto nei confronti del Presidente della Giunta regionale, per cui sussisterebbe disparità di trattamento nei confronti del ricorrente;

6) Eccezione di illegittimità costituzionale del D.lgs. n. 39 dell’8.4.2013.

In via subordinata si solleva questione di legittimità costituzionale degli artt. 8 – n. 1, 15 – 16 – 17 – 18 – 19 del d.lgs. n. 39 dell’8.4.2013 in riferimento agli artt. 3, 24, 51, 97 della Costituzione.

In particolare l’art. 8 del d.lgs. 39/2013 sancisce l’inconferibilità degli incarichi di direzione nelle Aziende Sanitarie «a coloro che nei cinque anni precedenti sono stati candidati in elezioni europee, nazionali, regionali e locali». Tale previsione sarebbe irragionevole e in contrasto con l’art. 51 della Costituzione sul libero accesso di «tutti i cittadini» alle cariche pubbliche elettive ed agli uffici pubblici.

La suindicata norma violerebbe, altresì, l’art. 3 della Cost., determinando una disparità rispetto agli altri cittadini.

L’ANAC si è costituita in giudizio per resistere al ricorso eccependo la inammissibilità della impugnazione nella parte che ha ad oggetto le delibere della medesima Autorità e, per il resto, la infondatezza della stessa.

Con ordinanza n. 5117 del 18.11.2015 è stata respinta la domanda cautelare di sospensione degli atti impugnati.

In vista dell’udienza di merito il ricorrente ha depositato memoria insistendo per l’accoglimento del ricorso.

All’udienza del 4 maggio 2016 il ricorso è stato trattenuto in decisione.

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LINEE GUIDA SULL’INCOMPATIBILITA’ E INCONFERIBILITA’ DEGLI INCARICHI – ANAC DETERMINAZIONE N. 833/2016

inconferibilità e incompatibilità incarichiInconferibilità e incompatibilità degli incarichi amministrativi Linee guida sugli accertamenti del responsabile della corruzione e prevenzione, vigilanza ed accertamento Anac

Il Consiglio dell’Autorità ha approvato nella seduta del 3 agosto le Linee guida in materia di accertamento delle inconferibilità e delle incompatibilità degli incarichi amministrativi da parte del responsabile della prevenzione della corruzione. Attività di vigilanza e poteri di accertamento dell’A.N.AC. in caso di incarichi inconferibili e incompatibili.